GALLIPOLI (Lecce) – “L’impegno contro la mafia non può concedersi pausa alcuna, il rischio è quello di ritrovarsi subito al punto di partenza” lo diceva Paolo Borsellino, una delle vittime della mafia che l’Italia piange ancora e non dimentica.

Proprio per tenere sempre vivo il ricordo di ciò che è stato l’associazione “La Barcaccia” di Gallipoli ha voluto organizzare “Musica e parole in memoria delle vittime della mafia”, un appuntamento che avrà cadenza annuale, dedicato interamente, in ogni nuova edizione, ad una vittima della mafia.

Il primo, dal titolo “Se… Renata di primavera”, che si è tenuto al teatro Tito Schipa della città bella, ha visto protagonista Renata Fonte, la giovane amministratrice di Nardò impegnata a difesa del territorio, in particolare della “sua” Porto Selvaggio, assassinata nel 1984 e riconosciuta vittima della mafia nel 2002.

C’è una strada dolce quanto efficace per arrivare all’anima ed è la musica. E proprio da un intreccio di musica e parole che è stato possibile parlare alle coscienze di tutti i presenti in un teatro gremito di spettatori che assistendo a “Se… Reanata di primavera”, scritta dal segretario dell’associazione La Barcaccia Sandro Mottura, hanno potuto rivivere il percorso, le ansie, le paure e il sacrificio di una donna coraggiosa, in modo da tenerne vivo il ricordo e, soprattutto, l’insegnamento.

“Renata l’ho amata dal primo istante in cui ho compreso la brutalità che aveva subito – spiega Mottura – con i miei quasi 10 anni, all’epoca del triste evento, non mi capacitavo che qualcuno avesse avuto il coraggio di un gesto simile ai danni di una donna. Questa manifestazione è per Renata, ma è anche per tutti noi, per non dimenticare e per trasmettere ai nostri figli un messaggio di speranza e lasciare nelle loro mani – conclude il segretario – un futuro in cui si può avere la libertà di scegliere.

Presente alla serata anche l’ex procuratore della Repubblica Cataldo Motta, accompagnato dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e dall’ex procuratore Aldo Petrucci, il quale ha consegnato a Viviana e Sabrina Matrangola, figlie di Renata Fonte, una targa alla memoria.

“Gli italiani, purtroppo, hanno la memoria corta” ha dichiarato Cataldo Motta che già nel giorno in cui annunciò che sarebbe andato in pensione, dichiarò che la Scu era ancora viva e che ciò che si doveva (e si deve) evitare è che il consenso sociale prenda piede e si sviluppi. La manifestazione de “La Barraccia” ha proprio questo obiettivo.

I brani che hanno accompagnato la serata sono stati eseguiti dalla Female Harmony Chamber Orchestra, orchestra salentina diretta dal maestro Antonio Florindo Pizzoleo, che si è alternata a momenti di lettura e recitazione. Il corpo di ballo della scuola di danza “Koinè” di Ugento, diretta Elena Casciaro, ha invece dato vita alle coreografie. “Renata mia madre”, il brano scritto e interpretato dal cantautore salentino Angelo Presta, è stato uno tra quelli che ha accompagnato la serata condotta da Lola Giuranna, presidente dell’associazione.

“E’ stata una serata di festaha dichiarato la presidenteche ha unito la musica, la danza e la prosa per valorizzare il sacrificio, tenendo vivo il ricordo di renata, ma anche di tutti quegli involontari eroi la cui vita è stata strappata e calpestata dalla criminalità organizzata”.

Tra il grande consenso del pubblico presente, è calato il sipario sulla prima edizione dell’evento, l’appuntamento si rinnoverà il prossimo anno con un nuovo “protagonista”, ma sempre con lo stesso tema: “Musica e parole in memoria delle vittime della mafia”, perché dimenticare significa uccidere due volte.