LECCE  – In questa campagna elettorale è ricorrente il richiamo, da parte di Erio Congedo, a suggestioni quali l’attitudine “ragionieristica” di Carlo Salvemini, una sua presunta predisposizione “ideologica” all’aumento delle tasse e alla “vessazione” dei cittadini leccesi. Come se, colto da un improvviso attacco di masochismo politico amministrativo, un sindaco nel pieno dei suoi poteri avesse goduto di oscuri piaceri nel prendersi la responsabilità di predisporre e approvare provvedimenti impopolari tesi al risanamento dei conti del Comune di Lecce. Lo comunica in una nota Carlo Salvemini candidato sindaco a Lecce per il centrosinistra.

È vero che la campagna elettorale, per chi non ha proposte, è il tempo delle parole in libertà, degli slogan, delle esagerazioni e delle rappresentazioni caricaturali. Per altri lo è stato anche il periodo trascorso all’opposizione: diciotto mesi inediti, vissuti da minoranza dopo vent’anni di governo di Palazzo Carafa e dei suoi bilanci. Ma c’è un limite a tutto, anche alle strategie del consenso più disperate. E il limite è la realtà dei fatti. In questo caso la realtà dei conti, la durezza dei numeri. E la chiarezza delle parole pronunciate da chi già 9 anni fa parlava della necessità di “recuperare una situazione economica disastrosa” per i conti del Comune. E non era Carlo Salvemini.

Quando mi fu offerta la candidatura a sindaco di questa città sapevo benissimo che in caso di elezione non avrei fatto una passeggiata, ma anzi avrei dovuto tentare di portare a termine un’opera difficilissima: recuperare una situazione economica disastrosa […] chiaramente ciò che all’inizio maggiormente mi turbava era sapere di essere quello che avrebbe dovuto evitare che il Comune finisse in dissesto. In questi tre anni abbiamo coperto spese maturate negli anni precedenti per oltre 21 milioni di euro. Se non avessimo messo riparo ai danni del passato il Comune di Lecce sarebbe già da tempo in dissesto“. (Paolo Perrone, 2010 relazione allegata al bilancio di previsione)

 

Le parole dell’ex sindaco Perrone descrivono la situazione dei conti di Palazzo Carafa all’inizio del suo primo mandato. Un ruolo che arriva a ricoprire dopo essere stato vice sindaco e assessore al bilancio nella precedente Giunta. Nel 2010 Perrone, dunque, utilizza queste parole tentando di indossare i panni del pompiere di fronte a un incendio che egli stesso aveva contribuito ad appiccare, in quanto  membro della Giunta, con responsabilità specifiche.

 

I rimedi alla “situazione disastrosa” dei conti che Perrone applica dal 2010 al 2017 sono essenzialmente:

vendere patrimonio comunale per 20 milioni;

accedere ad un’anticipazione di liquidità dalla Cassa Depositi e Prestiti per 34 milioni;

ricorrere ad un provvedimento di cancellazione di crediti inesistenti, con una manovra di riequilibrio della durata di 30 anni, che prevede un taglio della spesa corrente di circa 1.600.000 all’anno, circa 48 milioni;

Totale: circa 102 milioni di risorse pubbliche impiegate per scongiurare il dissesto con operazioni straordinarie di riequilibrio dei conti, non tutte andate a buon fine.

 

Contestualmente le amministrazioni di centrodestra a guida Perrone, fanno ricorso alla leva fiscale:

portano l’IMU TASI al massimo: 1.06%;

introducono l’addizionale Irpef allo 0.7%;

portano la TOSAP permanente al massimo;

introducono i canoni ricognitori e non ricognitori, stabilendo sostanzialmente un doppione della TOSAP;

procedono al disgraziato procedimento di riclassamento degli estimi catastali;

Al momento dell’insediamento dell’amministrazione Salvemini la situazione è tutt’altro che in equilibrio: a certificarlo sono dirigenti e funzionari del Comune di Lecce impiegati nel Settore “Servizi Economico-Finanziari” e il parere dei Revisori dei Conti di Palazzo Carafa. Gli stessi tecnici che hanno lavorato fianco a fianco con Perrone e il suo assessore al Bilancio negli anni precedenti.

 

Anche la Corte dei Conti certifica con i numeri una situazione di gravissima sofferenza, richiamando il Comune di Lecce in particolare sul ricorso sistematico all’anticipazione di tesoreria (finanziamento della Banca per sostenere le necessità di cassa del Comune), tempi medi di pagamento delle fatture pari a circa 120 giorni (30 giorni è il termine per legge) con decorrenza automatica degli interessi di mora; bassissima capacità di riscossione dei residui attivi, ossia dei crediti iscritti in bilancio.

 

Il Comune di Lecce si trova, dunque, nella necessità urgente di evitare il dissesto dei conti. Negli anni successivi al 2014, infatti, è maturato un ulteriore disavanzo tecnico di circa 30 milioni di euro. Eredità delle dissipatezze trascorse e degli inadeguati rimedi opposti dall’amministrazione precedente.

 

L’amministrazione Salvemini, dunque, è costretta a ricorrere, in ossequio alla legge (art .243 bis del TUEL), ad una manovra di riequilibrio pluriennale. È il Piano approvato il 7 gennaio scorso, nel giorno delle dimissioni del sindaco Salvemini come atto di responsabilità politica. Per essere validata dagli organismi di controllo, la manovra richiede ai Comuni di ricorrere alla leva fiscale. Nel caso del Comune di Lecce, stante il massiccio ricorso all’innalzamento delle tasse effettuato tra il 2010 e il 2017, c’è ben poco da aumentare. La manovra costringe l’amministrazione Salvemini, pena il dissesto del Comune di Lecce:

ad aumentare dello 0.1% l’addizionale Irpef introdotta dall’amministrazione Perrone. Era allo 0.7%, arriva allo 0.8%;

ad aumentare di 1 euro a mq la Tosap temporanea;

Queste sono le uniche imposte e tasse sulle quali cui l’amministrazione Salvemini ha operato in aumento.

I contenuti diffusi ieri in conferenza stampa e sul web dal candidato Saverio Congedo pongono i cittadini leccesi ancora una volta di fronte a una fake news: talmente spregiudicata da attribuire a Salvemini anche la responsabilità di un provvedimento autonomamente voluto dal commissario Sodano riguardo un aumento della Tassa sulla pubblicità, disposto dal commissario prefettizio e, per amor di verità, inesistente, poiché l’importo delle tariffe è identico al limite massimo stabilito dalle precedenti amministrazioni Perrone, mentre ciò che è cambiato è solo il riferimento normativo.

Ad oggi le tasse comunali attive sono le seguenti:

Imu Tasi 1.07% (provvedimento amministrazione Perrone);

Addizionale Irpef all’0.8% (0.7% Perrone + 0.1% amministrazione Salvemini)

Tosap permanente al massimo (amministrazione Perrone)

Tosap temporanea + 1 euro mq (amministrazione Salvemini)

Imposta sulle insegne pubblicitarie (maggiorazione introdotta dall’amministrazione Perrone e confermata dal commissario Sodano)

Introduzione dei Canoni ricognitori e non ricognitori (introdotti dall’amministrazione Perrone)

Avvio del riclassamento estimi catastali (amministrazione Perrone)

Riguardo alla Tosap sui passi carrabili (questione ormai nota e più volte dibattuta): dal 2005 l’esenzione al pagamento è prevista esclusivamente per i portatori di handicap. Fino al 2018 la tassa non è stata riscossa dagli altri contribuenti, procurando una mancata entrata al Comune ed un rischio di danno erariale per gli amministratori dell’epoca. Dal 2019 il Comune ha cominciato la riscossione di questa tassa a partire dall’annualità 2013 senza applicazione di sanzioni e interessi al contribuente.

 

Riguardo ai Canoni ricognitori e non ricognitori (che sono cosa diversa e distinta dalla Tosap sui passi carrabili), Salvemini ha annunciato che in caso di vittoria si potrà procedere alla loro abolizione, in quanto, pur avendo una natura giuridica diversa, finiscono per rappresentare sostanzialmente un doppione della Tosap. Affermare che l’amministrazione Salvemini ha attivato detti canoni è clamorosamente falso. I canoni o esistono, perché il Comune decide di introdurli, oppure non esistono, così come non esiste il concetto di attivazione di dette entrate. Nel 2012 l’Amministrazione Perrone ha deciso di introdurre i canoni (tra i pochissimi Comuni in Italia) approvando il relativo regolamento e confermandolo con appositi atti deliberativi del 2014 e del 2016.

 

Sulla Tari, corrispettivo del servizio di raccolta dei rifiuti e di igiene urbana è stato chiarito tutto nei giorni scorsi. È possibile recuperare i chiarimenti e gli approfondimenti da precedenti comunicati stampa.

 

Un clamoroso mix di inesattezze

Riguardo alle argomentazioni mosse da Congedo nella conferenza stampa del 17 aprile, i cittadini si trovano in presenza di un mix clamoroso di omissioni, inesattezze, imprecisioni, approssimazioni, falsità, spregiudicatezze.

Se Congedo intende proporsi come sindaco autonomo dai suoi predecessori – dichiara Carlo Salveminidimostri non di voler ‘fare sul serio’ ma di voler dire la verità ai leccesi. Ricordando correttamente qual è la causa della grave emergenza finanziaria che l’ex sindaco Perrone, suo cognato, ci ricorda essere nata negli 2002-2007: quando egli stesso era vice sindaco delle amministrazioni Poli, insomma. Una emergenza che negli anni da sindaco non è riuscito a disinnescare. A meno di voler sostenere che tutto scaturisca dai 18 mesi di governo dell’amministrazione Salvemini e che dirigenti e funzionari di Palazzo Carafa e revisori abbiano detto il falso. Congedo, dunque, è ora di fare sul serio: parla con la tua voce, ragiona con la tua testa”.