LECCE – Cala il ricorso alla cassa integrazione nel mese di aprile. Sono 74.074 le ore di cig autorizzate alle imprese di Lecce e provincia, il 27 per cento in meno rispetto al precedente mese di marzo (96.975 ore). A rilevarlo è il 4° rapporto elaborato dalla Uil – Servizio Politiche del Lavoro, su dati Inps.

Le richieste dell’ammortizzatore sociale riguardano esclusivamente la cig ordinaria, per una maggiore sofferenza delle aziende edili e industriali.

Nel primo quadrimestre dell’anno in corso, sono state autorizzate complessivamente 403.877 ore di cassa integrazione, il 37 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (642.469 ore): nel dettaglio, da gennaioad aprile, aumenta del 6,4% il ricorso alla cig ordinaria, mentre diminuiscono cig straordinaria (-98%) e in deroga (-100%), quest’ultima ormai destinata all’esaurimento.

A livello pugliese, si registra un netto incremento di richieste nel settore industriale (+48,8%) ed edile (+55,9%), mentre risultano in calo per artigianato (-100%) e commercio (-65,5%).

Grazie a questo strumento di integrazione salariale, nei primi quattro mesi dell’anno è stato possibile conservare oltre 12 mila posti di lavoro in Puglia, circa 3mila in più rispetto allo stesso periodo del 2018.

«Questi dati confermano che siamo ancora in presenza di una stagnazione della crescita», commenta Salvatore Giannetto, segretario generale della Uil di Lecce. «Preoccupa, in particolare, l’incremento di domande nel settore edile e industriale, segnale di un territorio ancora in sofferenza, che si affanna a uscire da una crisi epocale – sottolinea Giannetto – e che, pertanto, ha urgente bisogno, in maniera incisiva, di politiche attive efficaci in grado di creare buona occupazione, cioè sana e stabile, a cominciare dalla riapertura dei tanti cantieri, piccoli e grandi, fermi al palo a causa di lungaggini e cavilli burocratici. Investire sulle opere pubbliche, infatti, avrebbe un doppio effetto positivo: creare posti di lavoro in tempi brevi e dotare il territorio di infrastrutture moderne in grado di connettere le nostre imprese con i mercati settentrionali ed esteri, rendendole così sempre più competitive e attrattive».

«L’assenza di politiche di crescita – prosegue il segretario Uil – si riflette pesantemente sul sistema produttivo ed occupazionale, con un aumento dei disoccupati (+6,5% domande Naspi) e con la riduzione di nuovi rapporti di lavoro attivati (-9,3%) a livello nazionale. Per questo la Uil ribadisce la necessità di investimenti, confronto ed un piano reale di sviluppo per il Mezzogiorno».