LECCE – Sulle recenti votazioni del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce riportiamo l’intervento integrale dell’ex consigliere Luigi Corvaglia. “Nei giorni scorsi è stato scritto l’ultimo capitolo della saga delle Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce”, fa notare il penalista. ” È oramai nota la vicenda della incandidabilità di coloro che avevano già espletato in precedenza due mandati consecutivi. A tale divieto di candidabilità, peraltro, hanno aderito autorevoli colleghi di altri Fori quali i Presidenti degli Ordini degli Avvocati di Roma, Firenze, Brindisi, Olbia e tanti altri che, nel rispetto delle leggi in vigore, hanno avuto la sensibilità istituzionale di non presentare la loro candidatura”.

“A Lecce, invece”, prosegue l’avvocato, “in dispregio della normativa vigente, ben sei candidati che si trovano nella condizione di incandidabilità hanno riproposto la loro candidatura e sono stati tutti eletti. Ciò che lascia, però, ancor più amareggiati e perplessi è quanto accaduto in senso alla Commissione Elettorale nominata ai sensi dell’art.9 dello L. n.113/2017 la quale, secondo il disposto del comma 5 dello stesso articolo, doveva procedere “alla verifica delle candidature, nonché del rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 3 e 8 della presente legge”.

La stessa Commissione, infatti, con provvedimento adottato nella seduta del 29.4.2019, previa verifica delle condizioni di cui all’art.8,  ha ammesso la candidatura di tutti coloro che l’avevano presentata –quindi anche quella dei sei avvocati che si trovavano in stato di incandidabilità- , sostenendo che la stessa Commissione non aveva “ il potere di escludere i candidati sulla base della verifica del doppio mandato. Ponzio Pilato non  avrebbe potuto fare di peggio”, sbotta l’avvocato.

“L’art.3 della L. n.113/2017, infatti, è proprio quello che prescrive la incandidabilità di coloro che avevano già espletato due mandati consecutivi e la Commissione elettorale  era chiamata, espressamente, alla verifica di tale  condizione, con la conseguenza di dover escludere coloro che, in passato avevano già ricoperto la carica di Consigliere dell’Ordine Forense per due mandati consecutivi . Altro che norma ambigua che non prevede il potere di escludere gli incandidabili”, precisa l’ex consigliere.

Né può, così come è stato detto, sostenersi che il diritto di elettorato passivo, essendo un diritto inviolabile ai sensi dell’art.2 della Costituzione, può essere limitato solo per ragioni di ordine pubblico. E’ indiscutibile che quel diritto rientri tra quelli che la Carta Costituzionale considera inviolabili, ma è altrettanto vero che l’art.51 della stessa Carta prescrive che quel diritto va esercitato secondo i requisiti stabiliti dalla legge e non, come è accaduto, violando la legge.

Né può affermarsi che la soluzione pilatesca cui è pervenuta la Commissione Elettorale è giustificata dal fatto che il CNF con ordinanza n.4 del 15.2.2019 ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle norme che prevedono la incandidabilità dei coloro che hanno ricoperto consecutivamente due precedenti mandati consiliari, rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale.

Tutti sanno, e ancor di più dovrebbero saperlo gli avvocati, che la rimessione della questione alla Corte Costituzionale non determina nessuna inefficacia della norma in vigore che continua a produrre i propri effetti fino al momento della pronuncia del Giudice delle leggi. Infine, non può approssimativamente, così come è stato fatto da alcuni, affermarsi che le norme sulla incandidabilità sono incostituzionali in quanto retroattive. A tal proposito va detto che è principio pacifico che le norme sulla incandidabilità si applicano al tempo delle elezioni e che, per valutare la sussistenza dei presupposti di fatto,  devono considerarsi pure quelli che possano riferirsi a fatti o condotte in essere fin da tempo anteriore a quando abbiano assunto tale valenza ostativa”.

“Tra l’altro nel caso in esame”, osserva l’avvocato, “a scanso di ogni equivoco, vige il chiaro disposto dell’art.11 quinquies del decreto legge del 14 dicembre del 2018 n.135, come inserito dalla legge di conversione il 13 febbraio, n.12, il quale, al comma 1, prescrive che “L’art.3, comma 3, secondo periodo, della legge 12 luglio 2017, n.113, si interpreta nel senso che, ai fini del rispetto del divieto di cui al predetto periodo, si tiene conto dei mandati espletati, anche solo in parte, prima della sua entrata in vigore, compresi quelli iniziati anteriormente all’entrata in vigore della legge 31 dicembre 2012, n.247”.

“A ben vedere, quindi”, prosegue la nota, “la normativa vigente è talmente chiara da non consentire dubbi e, pertanto, la Commissione Elettorale avrebbe dovuto escludere dalla competizione elettorale le candidature dei sei avvocati che si trovavano nella condizione di incandidabilità. La loro partecipazione ha falsato il risultato elettorale, considerato che tutti e sei gli incandidabili sono stati eletti.

Ulteriore prova di irresponsabilità ha assunto la Commissione elettorale nella seduta del 9 maggio allorquando, a votazioni concluse, avrebbe dovuto procedere alla proclamazione degli eletti, previa verifica delle condizioni di eleggibilità. Anche in tale circostanza, decidendo di non decidere, la Commissione si è limitata a dichiarare eletti i ventuno candidati che hanno conseguito il maggior numero di voti, affermando, ancora una volta, di non avere il potere di escludere coloro che, secondo la legge, non potevano essere eletti”.

“Ad oggi ancora mi chiedo”, prosegue l’avvocato: “qual è il compito della Commissione Elettorale?  Forse quella di garantire la elezione a coloro che pretendono, ad ogni costo, di perpetuare la loro presenza all’interno del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati in dispregio delle leggi vigenti e di penalizzare, per converso, coloro che si sono candidati legittimamente?”. “E’ certo”, conclude l’avvocato, “che continuerò nel mio impegno per il trionfo della legalità, né mi arrenderò solo perché molti pretendono di calpestarla, con l’augurio che l’Avvocatura salentina, in questi bui momenti, sappia reagire ad ogni forma di prepotenza, richiamando alla sua memoria  quegli avvocati che nel corso della sua storia, le hanno dato lustro e prestigio”.