“Con l’avvio della procedura di assoggettabilità alla Via, richiesta da Tap per le modifiche da apportare al tracciato sottomarino del tubo, si apre di fatto una nuova partita per quanto riguarda l’approdo del gasdotto sulle coste di Melendugno”. Lo spiega il consigliere regionale Sergio Blasi in un comunicato stampa.

La richiesta di assoggettabilità, infatti, dovrà sfociare per forza di cose in una nuova procedura di Via, così come previsto dalla prescrizione numero 57 del decreto ministeriale, che con chiarezza stabilisce che qualsiasi variante al progetto deve avere una nuovo procedimento di Via. Ed è qui che la partita si riapre, perché lo scorso dicembre, in sede di Bilancio di previsione, la legge regionale in materia di Via e Aia è stata arricchita da un mio articolo che introduce la Vis (Valutazione di impatto sanitario) e il concetto di “resilienza degli ecosistemi”.

Ciò significa che per la prima volta una procedura di Via dovrà tenere conto della “capacità di un ecosistema di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stato sottoposto a una perturbazione che l’ha allontanato da quello stato”, ossia, appunto, della resilienza dell’ecosistema.

Un concetto che supera quello di “impatto ambientale dell’opera” e indaga il rapporto tra l’opera e la natura.  Un tipo di valutazione mai effettuata prima e che apre scenari inesplorati, a tutto vantaggio della salute degli ecosistemi. Insomma, il concetto di resilienza introdotto nella legge regionale pugliese (unica regione in Italia a essersi dotata di un simile apparato normativo) ribalta completamente l’asse del problema, e a mio avviso pone un argine concreto – sicuramente fin qui non considerato – all’approdo di Tap sulle coste di Melendugno.

Ora la Regione Puglia ha la possibilità di prendere in mano la situazione e fare davvero qualcosa di significativo, per questo sollecito il presidente Emiliano a fare la sua parte e a nominare un commissario, così come previsto dalla procedura di assoggettabilità alla Via, e sedersi così al tavolo della procedura. Ma tutta questa vicenda smaschera anche la grande bugia delle penali costruita ad arte dal M5s di governo per giustificare l’impossibilità (o la non volontà?) di fermare l’opera. Mi torna difficile credere che non sapessero delle prescrizioni ministeriali e del nuovo progetto per il tracciato, ma soprattutto della prescrizione A57 che impone una nuova Via per ogni variante.

A ogni modo, oggi Tap chiede di apportare delle modifiche al progetto a causa di un suo precedente errore. Qualora le nuove valutazioni dovessero dare esito negativo per Tap, che sarebbe quindi obbligata a rivedere l’approdo in virtù del principio di ‘resilienza degli ecosistemi’ contenuto nella nuova legge regionale, credo non vi sia nessun ragionevole motivo per cui debba essere il governo italiano a pagare delle penali. E credo che questo lo sappiano bene anche quelli del M5s”.