LECCE – È necessario un rinnovamento etico e morale delle professioni protagoniste del sistema-giustizia. 

Negli ultimi anni il Legislatore ha tentato di codificare tutti o quasi i comportamenti degli operatori del diritto: riforma del codice deontologico forense, divieto del doppio mandato per i consiglieri degli Ordini professionali ed incremento incompatibilità che hanno riguardato, in particolare, l’avvocatura e quella parte di avvocatura che è stata chiamata a ricoprire incarichi onorari nella magistratura. Il legislatore ha giustamente e doverosamente chiesto correttezza e professionalità.

L’avvocatura è molto presa in questo periodo dalla spiccata dialettica, in sede giudiziaria, per la battaglia del divieto del doppio mandato, di cui è stata investita la Corte Costituzionale (18 giugno pv sarà tenuta la relativa udienza). Si parla e si discute tanto del ruolo sociale e della costituzionalizzazione della figura dell’avvocato. Tutto questo travagliato “periodo di crescita”, sta avvenendo pubblicamente e tutti, oltre agli addetti ai lavori, possono apportare il proprio contributo. L’Avvocato è strumento essenziale ed indispensabile in un sistema democratico di giurisdizione. Il sistema è certamente migliorabile.

Tuttavia, gli ultimi episodi di cronaca che hanno coinvolto importanti magistrati, sia a livello nazionale, sia a livello locale (senza trascurare quanto avvenuto nei due distretti di Corte d’Appello della nostra Regione, Lecce e Bari) impongono una seria e serena riflessione sulla credibilità del sistema nel suo insieme.

Da un lato, infatti, vale la pena osservare che la stessa magistratura, in alcuni casi, sia pur sporadici, sta minando, attraverso condotte poco comprensibili per il cittadino e che sembrano avere poca attinenza con l’esercizio puro della giurisdizione, quella già scarsa fiducia che il cittadino comune le riponeva. Al suo interno la magistratura sembra che stia scoprendo alcune problematiche sconosciute ai più, prima d’ora, alcuni “giochi di potere”, che violano e mortificano il decoro e la dignità dei più. La vicenda riguardante il CSM, apparsa sui mass media nazionali in questi ultimi giorni, in cui gli intrecci tra politica, magistratura, nomine, incarichi e presunte assunzioni di qualche parente o amico, lascia il dubbio, confidando di essere smentiti dalle inchieste in corso, che anche l’Ordine giudiziario non sia immune da quella decadenza, etica e morale, che ha coinvolto l’intero sistema italiano. Come si può non pensare al fatto che il servizio Giustizia appaia agli occhi dei cittadini lento ed inefficiente? Come si può non pensare che simili comportamenti possano mettere in dubbio la cd “terzietà” del Giudice? È possibile ancora oggi poter convincere il cittadino che l’intero Sistema giustizia merita quella fiducia necessaria, anche in presenza di una tolleranza generalizzata in materia di incompatibilità? Ma sopratutto è ancora possibile avere la certezza e la fiducia che magistrati ed avvocati sappiano applicare la legge, in modo indipendente, applicando le regole di diritto in modo assolutamente equilibrato ed indipendente?

Bisogna lavorare ed applicarsi affinché questi valori possano resistere alle intemperie delle vicende umane personali di qualcuno, chedimentica ed avvilisce l’alto valore delle Professioni Legali. Il futuro dipende da tutti noi, occorre fare autocritica e porre al primo posto il rispetto dell’integrità etica e morale di tutte le donne e di tutti gli uomini, al pari del rispetto della legge, sempre ed a qualsiasi costo, perché, come ricordava Indro Montanelli, l’unica battaglia che proprio non ci si può permettere di perdere è quella che ognuno di noi ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.

Avv. Salvatore Donadei

(Presidente Camera Civile Salentina, Coordinatore Regionale Camere Civili di Puglia).