SAN CATALDO (LECCE) – Un bollino per attestare il rispetto del contratto nazionale e dei diritti dei lavoratori: è questa l’idea realizzata da Cgil Lecce, Filcams Cgil Lecce e Nidil Cgil Lecce, che hanno proposto al sindacato italiano balneari (SIB) di Confcommercio Lecce di promuovere presso i propri associati l’adozione di un bollino attestante il pieno rispetto della normativa vigente in materia di lavoro, l’applicazione dei contratti previsti per quella specifica categoria e la tutela della sicurezza dei lavoratori. Il bollino denominato “ok lavoro” qualifica anche sul piano etico l’azienda. L’obiettivo è di incentivare la creazione di occupazione di buona qualità: l’impresa certifica l’inesistenza a suo carico di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi in ordine alla commissione di violazioni o irregolarità della normativa vigente. Sindacato, istituzioni e imprese uniti nella lotta allo sfruttamento e contro il lavoro nero: come è avvenuto nelle nostre campagne, così anche per le spiagge salentine. Chi fa lavorare 12 ore al giorno in spiaggia un lavoratore sottopagandolo fa un danno al turismo di qualità.

Il protocollo è aperto all’adesione di tutti soggetti, pubblici e privati, che abbiano interesse alla diffusione della legalità e della qualità dei rapporti di lavoro sul territorio provinciale. Una collaborazione virtuosa tra sindacato e imprenditori per la cultura del rispetto del lavoro. “Lavoro di qualità vuol dire rispettare tutte le norme di legge e applicare i contratti giusti, pagare i giusti stipendi, cosa che viene fatta dalla maggioranza dei balneari” –  spiega Alfredo Prete, presidente SIB-Commercio di Lecce (cliccare sull’immagine per vedere l’intervista ndr). “È un’iniziativa lodevole che punta alla promozione di un principio importantissimo: invece di pensare a sfruttare il turista e i lavoratori si punta sulla qualità del lavoro e dei servizi, che fa crescere il turismo” – spiega il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva.

LA PENURIA DI LAVORATORI STAGIONALI 

Secondo il presidente Prete, esiste nei fatti una penuria di lavoratori stagionali qualificati: “C’è grandissima difficoltà a reperire personale specializzato, dei cuochi e camerieri e il reddito di cittadinanza è possibile che abbia complicato le cose. Io credo che un ruolo molto importante lo abbia la scuola: gli imprenditori balneari in ogni colloquio chiedono la conoscenza di almeno una lingua. Bisogna cominciare dagli istituti alberghieri a formare figure preparate e specializzate”.

Barbara Neglia, segretaria generale Filcams Cgil Puglia non ritiene utile il reddito di cittadinanza nella battaglia al lavoro nero.  Chi difende il reddito di cittadinanza spiega e che questo provvedimento contribuisce a ottenere dei salari in linea con i contratti nazionali: in altre parole, chi vuole pagare, come avveniva prima, meno di 800 euro un operatore balneare anche per 12 ore di lavoro al giorno, adesso dovrà alzare il prezzo, altrimenti il lavoratore preferirà stare a casa e percepire il sostegno al reddito.

Per Neglia le cose non stanno così: “Noi oggi sottoscriviamo un patto fra il sindacato e le associazioni datoriali di categoria: promuoviamo un lavoro che rispetta le linee guida. Il reddito di cittadinanza non è la soluzione perché spesso incentiva il lavoro nero. Il nostro obiettivo è di incrociare le esigenze delle aziende con quelle dei lavoratori”.