SAN CATALDO/FRIGOLE (LECCE) – Vecchi problemi, nuove proteste: nelle marine leccesi il problema delle alghe che intasano canali e rovinano spiagge e darsene non è risolto. I residenti di Frigole, come ogni estate, continuano a mandare foto e mail di protesta: all’altezza del secondo ponte la situazione è drammatica. “È un posto stupendo per i bagnanti – spiegano i residenti- Solo che, a causa delle alghe e sabbia, l’acqua ristagna e diventa di colore giallo, emanando cattivi odori”.
Le foto sono eclatanti: purtroppo un cane di grossa tagĺia è rimasto intrappolato ed è morto. Quest’ultimo episodio ha scatenato odori ancor più nauseabondi.
“Tutto questo può essere pericoloso anche per bambini o adulti, che rischiano di essere inghiottiti dalle alghe” – afferma un residente. Il guaio è che questa realtà non può essere gestita senza una pulizia continua, giornaliera e costante, soprattutto d’estate. Uno sforzo di non poco conto per un Comune in predissesto.

LA DARSENA DI SAN CATALDO 

Anche la situazione della Darsena di San Cataldo è nuovamente pessima. Il canale è ancora una volta intasato ed emana odori nauseabondi.

L’opposizione va alla carica con Giampaolo Scorrano: “Siamo arrivati alla metà di luglio, in piena stagione estiva, e c’è qualcuno che ancora si fregia di comunicare che, grazie alla propria azione amministrativa, le marine leccesi godono oggi di una “vita migliore.

Sorvolo sulla raccolta (a singhiozzo) dei rifiuti e sulla sozzeria che in genere regna sovrana agli angoli delle vie e sui marciapiedi, così come evito di commentare la presenza di veri e propri stormi di zanzare ed insetti vari che farebbero impallidire la contraerea giapponese, ma non intendo abbassare la guardia sull’emergenza ambientale che interessa tristemente la nostra Darsena e tutti i residenti e turisti che sopravvivono nella marina.

Dopo l’intervento pubblicizzato a suon di titoloni sulla stampa da qualcuno, teso a liberare il canale di imbocco per evitare il ristagno delle acque e consentire (come annunciato) un doveroso ricovero alle imbarcazioni dei pochi pescatori rimasti, la situazione oggi è, se possibile, più pericolosa di prima.

Il paradosso, infatti, è che dopo aver speso soldi pubblici per dragare (di giorno) il canale, lo stesso risulti più intasato di prima e che le alghe rimosse siano state adagiate sul piazzale a fare compagnia alla montagna dell’anno precedente, divenendo ben presto ricettacolo di insetti e pantegane oltre a rendere l’aria irrespirabile per i miasmi provenienti dalla putrefazione delle stesse.

Mi chiedo cosa si stia aspettando per procedere alla rimozione ed al trasporto a rifiuto (speciale) di quel tappeto maleodorante in fase di putrefazione, atteso che l’inevitabile presenza di idrocarburi al suo interno renderà, con ogni probabilità, impossibile il riutilizzo previsto per il ripascimento dunale.

San Cataldo e le marine in genere non hanno bisogno di lucine, fermate dei bus in legno ed inutili interventi spot, ma bensì di pulizie straordinarie, della Darsena funzionante, di procedure burocratiche più snelle, di incentivi a quei coraggiosi commercianti e balneari che hanno avuto ed hanno ancora oggi il coraggio di investire in quei luoghi dove l’amministrazione ha saputo fare solo propaganda elettorale.

In Africa sono molto più evoluti! Ad ogni buon conto, ecco a voi tutti come si presenta oggi la Darsena grazie alle foto ed ai video che l’amico Gino Brotto ha gentilmente realizzato, su mia richiesta, con il suo drone.
Ogni cittadino leccese potrà ora acquisire la reale consapevolezza dello stato di degrado e di pericolo in cui versa la marina, a prescindere dalle chiacchiere che questa amministrazione non perde occasione per fare circolare. W San Cataldo, W Lecce, W il cambiamento!”.