SALENTO – L’esercizio di somministrazione in una zona periferica deve garantire il bagno funzionale (servizi igienici efficienti), altrimenti bisognerebbe chiudere. Queste sono le regole. Eppure in un noto lido di Rivabella, a Gallipoli, il 13 agosto, svettava sui bagni la scritta “fuori servizio”. Ombrelloni a 30 euro l’uno, parcheggio a 5 euro, caffè in ghiaccio con latte di mandorla a 2,50 euro e bagni fuori servizio. Per qualche tempo inaccessibile anche fasciatoio e bagno per disabili. Davanti alle proteste degli utenti uno dei collaboratori del gestore affermava che si trattava di un problema con la pompa dell’acqua. Problema simile in un lido a Torre Mozza, dove alle 19 il bagno era chiuso per “problemi con l’acqua”. Cosa ancora più grave attribuire il problema a una diminuzione di flusso. Specie se scopri che nel lido a fianco l’acqua e i bagni sono perfettamente funzionanti. Non ci vuole molto a smascherare la bufala. Per capire se il problema di acqua sia imputabile a cause esterne ci siamo rivolti alle autorità. “A Gallipoli non c’è alcun problema con l’acqua o col flusso d’acqua – spiega il sindaco Stefano Minerva – Chi gestisce un lido e ha i servizi igienici fuori uso, non è in regola e non potrebbe nemmeno fare somministrazione di bevande e alimenti. È vergognoso che si agisca in questo modo. La maggior parte dei nostri lidi offrono servizi efficienti e rispettano le regole, chi non lo fa verrà punito”.

I vigili urbani hanno spiegato che non è stato segnalato alcun problema di questo genere a Rivabella. È l’agosto salentino (in alcuni lidi), politicamente scorretto e poco incline a dare il giusto servizio come contropartita di una concessione pubblica ricevuta. Poi, è chiaro che i guasti possono verificarsi e che c’è molta maleducazione: c’è chi getta di tutto in un wc, ma il servizio non può essere sospeso. Dopo qualche protesta, il lido in questione ha riaperto il bagno delle donne. In realtà i lidi non possono nemmeno legare l’uso del bagno al pagamento di un corrispettivo. Si può giustificare solo per chi non è cliente. “Se c’è una restrizione dell’acqua, chiamo l’autorità sanitaria pubblica per segnalare un grave danno che sta subendo la mia attività di somministrazione, perché senza il giusto flusso di acqua non posso restare aperto” – ci spiegano gli esperti di HACCP. Capitaneria di porto e carabinieri NAS devono intervenire subito in questi casi. Oltre al problema, ci può essere anche la frode: se poi non è vero che esiste un restringimento dell’acqua o un problema concreto, sto ingannando il cliente e può diventare un reato. “Nel lido chic di Torre Mozza siamo rimasti con i gettoni delle docce in mano: bagno chiuso e niente acqua. Ma al bar continuavano a servire”- protestano alcuni fruitori. Carabinieri e capitaneria di porto sono pronti a intervenire per stroncare comportamenti scorretti.  

Garcin