NARDO’ (Lecce) – La Corte d’appello riduce le condanne per cinque dei sei imputati condannati al termine del processo in abbreviato nato dall’inchiesta “Tajine” con cui venne smantellata a dicembre del 2017 una presunta organizzazione italo-marocchina che avrebbe gestito una florida attività di spaccio di hashish, cocaina e marijuana con i propri tentacoli allungati anche sulla città di Lecce. I giudici di secondo grado (Presidente Vincenzo Scardia) hanno rigettato l’appello del pubblico ministero della Dda Carmen Ruggiero che aveva chiesto di contestare l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti a tutti gli imputati.

La Corte ha invece limato verso il basso cinque delle sei condanne  inflitte a settembre dello scorso anno dal gup Michele Toriello al termine del processo in abbreviato: 7 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione oltre a una multa di 24mila e 200 euro ad Abderrazach Hachouch, detto “Antonio”, 51, di origini marocchine ma residente a Leverano, (a fronte dei 10 anni e 2 mesi incassati in abbreviato). Difeso dall’avvocato Raffaele Benfatto, l’imputato era stato assolto in primo grado dall’aggravante di aver ricoperto il ruolo di capo promotore dell’organizzazione.

Poi ancora: 7 anni, 2 mesi e 10 giorni e una multa di 22mila e 400 euro ad Antonio Cosimo Drazza, 38 anni, di Nardò, ( 9 anni in primo grado) assistito dall’avvocato Francesca Conte); 4 anni, 6 mesi e 22mila euro di multa a Cosimo Albanese, 66 anni, di Veglie, (a fronte dei 6 del processo di primo grado); 3 anni, 1 mese e 10 giorni e una multa di 8mila e 800 euro a Giovanni De Mitri, detto “Gianni”, di 69, di Lecce, (3 anni e 4 mesi); 2 anni, 10 mesi e 20 gioni e 8mila e 400 euro di multa a Giacomo Mastrapasqua, di 34, di Bitonto, (3 anni e 8mila e 400 euro di multa); 1 anno, 11 mesi e 10 giorni ad Abdelkhalek Antra, inteso “Hmida”, 45enne, di origini marocchine ma residente a Latiano, (2 anni e 6mila euro di multa). I giudici hanno confermato la sentenza di assoluzione a carico di Francesco Vantaggiato, 32enne, di Nardò, all’epoca del suo arresto in servizio presso la caserma dell’esercito “Babini” a Bellinzago Novarese, (difeso dall’avvocato Carlo Gervasi)) e la condanna a 1 anno, 8 mesi e 4mila euro di multa (pena sospesa e non menzione) per Salvatore Cagnazzo, 45, di Leverano, (assistito dagli avvocati Stefano Prontera e Stefano Pati). Novanta giorni per conoscere il deposito delle motivazioni.

L’indagine è stata condotta dagli agenti della squadra mobile di Lecce e ha consentito di sgominare un presunto gruppo criminale dedito al traffico di droga importata da Spagna, Marocco e Calabria. Dai singoli episodi di spaccio avvenuti nei territori di Nardò e Taurisano, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera filiera del traffico di stupefacenti, che si estendeva anche in tanti comuni limitrofi – come ad esempio Leverano, Copertino, Nardò e la marina di Sant’Isidoro – giungendo anche nel capoluogo.

Il vertice del gruppo – secondo gli investigatori – sarebbe stato ricoperto dal salentino Drazza e dal marocchino Hachouch, che avrebbero gestito i traffici, anche transnazionali, di ingenti quantitativi di stupefacenti da immettere sul mercato salentino e non solo. Gli agenti, coordinati dal vice questore Antonio Miglietta, oltre ad individuare i ruoli dei componenti dell’associazione, hanno consentito anche di accertare i vari canali di approvvigionamento dello stupefacente, in particolare della cocaina e dell’hashish: la prima giungeva nel Salento direttamente dalla Calabria (o talvolta dalla Bat) attraverso corrieri; la seconda, invece, veniva importata direttamente dal Marocco (grazie ad uno dei marocchini arrestati, referente dell’organizzazione nel paese nordafricano) o dalla Spagna e dalla penisola iberica.

Il nome del carabiniere era finito nell’inchiesta perchè sarebbe stato intercettato in alcune conversazioni telefoniche con Drazza in cui Vantaggiato forniva la propria disponibilità all’organizzazione. Per l’avvocato difensore Carlo Gervasi, però, come dimostrato nel processo di primo grado davanti al gup Michele Toriello, la sola disponibilità non poteva costituire prova di un effettivo coinvolgimento negli affari sporchi del militare. Non avrebbe mai preso alcun impegno o incarico; non avrebbe mai trattato sostanze stupefacenti, soldi, armi o proiettili. Da tempo l’uomo della “Benemerita” è stato licenziato dopo un periodo di sospensione. A breve sarà discusso il ricorso al Tar per chiederne il reintegro.

Il collegio difensivo era completato dagli avvocati Luigi Rella, Francesco Fasano, Domenico Regina, Walter Zappatore Loredana Pasca.