Foto Toti Bello

SPECCHIA (Lecce) – Gli avvocati dei genitori di Noemi Durini non si arrendono. Sempre convinti che l’omicida di loro figlia, l’allora fidanzato Lucio, non abbia potuto compiere il delitto senza complicità, hanno presentato questa mattina l’opposizione alla richiesta di archiviazione nella cancelleria del pm Donatia Buffelli. E chiedono, per la terza volta, che vengano sviluppate ulteriori indagini. In particolare nei confronti dei genitori di Lucio: il padre Biagio e la madre Rocchetta Rizzelli, (difesi dagli avvocati Luigi Piccinni e Stefano De Francesco) iscritti nel registro degli indagati con le accuse, a vario titolo, di sorpressione di cadavere e favoreggiamento.

Nell’atto vengono inseriti nuovi elementi (tra cui le immagini di alcune telecamere e l’unica goccia sull’auto utilizzata per compiere l’omicidio che non sarebbe stata repertata) che, a breve, finiranno al vaglio di un gip che dovrà esprimersi nel corso di un’apposita udienza camerale se disporre ulteriori accertamenti o archivare definitivamente il caso. D’altronde, la stessa madre di Noemi (rappresentata dagli avvocati Mario Blandolino, Francesco Zacheo Claudia Sorrenti) era stata chiara non appena la Procura ordinaria aveva avanzato richiesta di archiviare il procedimento a carico di repsunti complici di Lucio. Per la donna, Lucio non ha potuto compiere un’azione così violenta da solo. E lo ha sempre ribadito in ogni occasione.

Eppure gli accertamenti tecnici, andati avanti per quattro mesi, si sono soffermati proprio sui genitori del 19enne (condannato in Appello a giugno così come in primo grado a 18 anni e 8 mesi) per risalire ai loro spostamenti nel pre e nel sequel del delitto: verificare il traffico telematico dell’apparecchio e delle sim card riferibili a Noemi Durini, Lucio, Biagio Marzo e Rocchetti Rizzelli dal giorno precedente l’omicidio all’arresto dell’imputato; acquisizione ed esame delle riprese effettuate dagli impianti di video-sorveglianza relativi agli spostamenti della Fiat 500 dal luogo di residenza degli indagati al luogo del delitto e dall’1 settembre all’11 settembre; sequestro degli ulteriori massi per il seppellimento del corpo e consulenze finalizzate a rilevare possibili tracce di cellule epiteliali appartenenti agli indagati; ulteriori accertamenti biomolecolari sugli indumenti indossati dalla vittima e sottoposti a sequestro per l’eventuale ritrovamento di tracce biologiche appartenenti agli indagati.

Per il pm, sulla scorta del supplemento d’indagine, non vi è prova della presenza degli indagati sul luogo del delitto né che si siano recati con il figlio per nascondere il corpo di Noemi. Si potrebbe ipotizzare, a dire della Procura, la conoscenza da parte degli indagati delle condotte del figlio e di un loro eventuale coinvolgimento nell’eliminazione delle prove come ad esempio nei lavori di pulizia dell’automobile considerato che il lavaggio è stato compiuto in maniera estremamente minuziosa instillando il dubbio che i genitori possano aver aiutato il figlio. Si potrebbe al più ipotizzare il reato di favoreggiamento ma per il magistrato inquirente il reato si deve escludere perché padre e madre di Lucio avrebbero comunque agito spinti dalla necessità di tutelare un proprio congiunto “da un grave ed inevitabile nocumento nella libertà e nell’onore”.