LECCE – Al via il processo nato dall’inchiesta sulla ragazza di Lecce affetta da un deficit portata via con la forza dall’ospedale e segregata per costringerla a revocare l’amministratore di sostegno e conferire lo stesso incarico all’avvocatessa Gabriella Cassano, sul banco degli imputati insieme ad altre quattro persone. Una vicenda che si incrocia con un secondo filone d’inchieta coordinato dalla Procura di Potenza dopo che l’avvocatessa ha denunciato un poliziotto (procedimento archiviato nei giorni scorsi dal gip) e il pm Maria Rosaria Micucci (titolare del fascicolo) per falso relativamente ad alcuni atti d’indagini confluiti nella successiva ordinanza di custodia cautelare a carico della Cassano e del marito. E in aula, questa mattina, erano presenti sia la Cassano che il pm. Sugli scranni, al fianco del magistrato Micucci, sedevano anche il Procuratore Capo Leonardo Leone De Castris e l’aggiunto Elsa Valeria Mignone per attestare di persona la propria vicinanza e la propria fiducia nei confronti di una collega apprezzata per la sua onestà intellettuale all’interno dell’ufficio inquirente leccese. In attesa dei provvedimenti che la Procura potentina intenderà adottare sul pm in servizio nel pool di magistrati che si occupano dei reati contro le fasce deboli.

Ma torniamo al processo. Alla prima udienza di un’istruttoria in cui le schermaglie sono iniziate già questa mattina con la discussione di alcune eccezioni preliminari. L’avvocato Luigi Piccinni, legale proprio di Gabriella Cassano, ha chiesto il non luogo a procedere relativamente alla vicenda sulla tentata estorsione ai danni del padre della presunta vittima. Per il legale si sarebbe trattato semplicemente della richiesta della parcella per i servizi legali forniti al proprio cliente. Senza mai avanzare minacce di alcun tipo.

Anche l’avvocato Salvatore De Mitri, difensore di Fabio Degli Angeli (compagno della Cassano), ha depositato un’istanza con documenti per chiedere la revoca del curatore speciale e in subordine di sostituzione. Come sarebbe stato diocumentato, infatti, la ragazza voleva essere libera e andare via dalla struttura. Inoltre la persona offesa risulta capace di intendere e di volere e di autodeterminarsi come accerterebbe una consulenza tecnica. Il pm si è opposta su entrambe le eccezioni e il collegio si pronuncerà l’11 ottobre prossimo.

Sul banco degli imputati compaiono anche Domenico Della Porta, 43 anni, di Carmiano, psicologo e cugino della Cassano; Cosimo Visconti, detto Mimino, di 65 anni, residente a Porto Cesareo; Cosimo Filieri, detto Mimino, 62 anni, di Veglie. L’avvocatessa e il compagno finirono ai domiciliari a maggio dello scorso anno. Sono liberi dalla fine di novembre mentre gli altri neo imputati vennero raggiunti dal divieto di avvicinamento alla persona offesa.

La vicenda prende le mosse il 14 gennaio del 2018 quando la Cassano, Degli Angeli e Visconti, secondo le indagini condotte dagli agenti della Squadra mobile, avrebbero prelevato la ragazza dal reparto di Psichiatria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, per condurla in auto in un’abitazione a Marittima di Diso. Qui la giovane sarebbe stata lasciata per due giorni al freddo, privandola delle cure farmacologiche e causandole febbre e malessere.

Tutti gli imputati rispondono di sequestro di persona per aver segregato, dal 16 al 25 gennaio, la donna nell’abitazione di Filieri a Veglie, in precarie condizioni igieniche e sanitarie, impedendole di uscire chiudendo a chiave la porta dell’abitazione nonché abbassando completamente le persiane. Filieri le preparava i pasti (colazione e pranzo) servendoli in piatti sporchi causando alla giovane continui conati di vomito. Alla giovane sarebbe stato concesso di uscire solo per fare una finta telefonata alla stessa Cassano e per raggiungere il giudice tutelare per l’istanza di revoca dell’amministratore di sostegno.

Cassano e Degli Angeli rispondono anche di circonvenzione di incapace per aver circuito la donna affetta da deficit, “inculcandole la convinzione che l’amministratore di sostegno nominato dal giudice tutelare non si curasse e non si interessasse di lei inducendola a conferire a Cassano il mandato stesso”.

Sempre l’avvocatessa Cassano e Filieri sono accusati di false informazioni al pubblico ministero per aver convinto la vittima a raccontare di essersi allontanata da sola dall’ospedale, che successivamente era stata ospitata da una persona della quale non voleva fare il nome e che “Fabio e Gabriella” non c’entravano nulla né con la sua sparizione né con la sua successiva ospitalità. La sola Cassano, infine, risponde di tentata estorsione perché come già detto avrebbe chiesto al padre della persona offesa una cospicua somma di denaro dopo la revoca del mandato come parcella per i servili legali resi, minacciando in caso contrario di pignorargli la casa e di farlo “finire in prigione per cinque anni”. Nel corso delle indagini, dopo una consulenza sarebbe emersa la capacità di intendere e di volere della ragazza e la conseguente capacità a testimoniare.

Nel processo la ragazza si è costituita parte civile tramite la curatrice speciale Maria Grazia Iovino rappresentata dall’avvocato Maurizio Giancarlo Sanasi (in ballo una richiesta risarcitoria di 1 milione di euro) insieme al padre della giovane assistito dall’avvocato Arturo Balzani (richiesta risarcitoria di 50mila euro). Gli altri imputati, invece, sono assistiti dagli avvocati Letizia Garrisi e Romeo Russo.