di Claudia Forcignanò

LECCE – La passeggiata tra i teatri di Lecce si conclude con uno sguardo al Teatro Apollo. È stata una passeggiata nella storia, nelle tradizioni, nella cultura di una città che è viva nonostante tutto e che continua a scrivere la sua biografia tra grandi slanci di bellezza e qualche passo falso.

Veniamo dunque al Teatro Apollo, conosciutissimo a Lecce e provincia per via della centrale posizione in via Salvatore Trinchese e delle polemiche che da sempre accompagnano ogni suo metaforico passo.

Non ultima quella in merito all’indecoroso manto di bitume gettato senza ritegno ai piedi della scalinata d’ingresso in sostituzione del più idoneo e a lui affine basolato in pietra.

I leccesi conservano di questo Teatro un vivido ricordo delle sue porte perennemente chiuse e dei suoi gradini che per anni hanno accolto comitive che nei pomeriggi di un’epoca in cui ancora ci si raccontava guardandosi in faccia e non a mezzo Facebook, si ritrovavano a progettare la vita o semplicemente condividere emozioni.

Lo “sfratto” per tutti è arrivato quando una muraglia inaccessibile ha avvolto l’intero stabile avviando un lungo processo di restauro.

Era il 5 giugno 2008, leccesi e turisti ci hanno messo un po’, ma alla fine si sono abituati a passeggiare a ridosso di quella scatola misteriosa, chiedendosi cosa accadesse oltre la recinzione e perdendo pian piano la speranza di rivedere il Teatro.

Ma il 3 febbraio 2017, con buona pace dei più pessimisti e dei malpensanti, l’Apollo si è mostrato al pubblico in tutto il suo splendore, persino il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dei beni culturali e turismo Dario Franceschini sono arrivati a Lecce per augurargli una lunga vita di successi e bellezza.

Circa la sera del 3 febbraio 2017, non si contano gli aneddoti e i pettegolezzi, certo è che tutta la città, per un motivo o per l’altro, era percorsa da un brivido lungo la schiena equiparabile forse, solo a quello del 15 maggio 1912, data della prima inaugurazione.

La storia del Teatro Apollo non fa tornare indietro nel tempo come quella del Teatro Romano e del Teatro Politeama Greco, perché è una costruzione relativamente recente che ha chiuso i battenti nel giro di pochi decenni, dal momento che il suo palco è stato calcato dal 1912 al 1986.

Poi il vuoto: nelle sue sale per quasi 20 anni è echeggiato un malinconico silenzio spezzato solo dal vociare di chi ogni giorno calpestava il colonnato in stile neoclassico progettato dall’ingegnere Vincenzo Tassoni e realizzato dal Maestro Vincenzo Cappello.

La chiusura di un Teatro non è mai una cosa positiva per una città ed è stato provvidenziale l’acquisto della struttura da parte del comune, avvenuta il 27 novembre 2003, giorno in cui gli eredi di Vincenzo Cappello hanno siglato il passaggio definitivo.

Dal 2003 al 2008 sono passati un po’ di anni, ma la pazienza premia sempre, anche quando i lavori sono stati rallentati dal rinvenimento di una gran quantità di reperti di età neolitica che sono stati sistemarsi in un’area del Teatro oggi diventata museo.

E questo è quanto di più importante c’è da sapere sul Teatro Apollo, un Teatro giovane che ancora tanto ha da raccontare… se gliene verrà data la possibilità.