È il volto femminile de La Rivolta Records. Classe ’94, Julielle, all’anagrafe Giulia Migliore, è la salentina che oggi meglio incarna l’incontro tra la musica pop e le sonorità elettroniche, passando per la canzone francese.
Bambina autodidatta, l’enfant prodige della famiglia che, a sua detta, per disperazione le regala un pianoforte all’età di soli sette anni. Un’intensa relazione questa che si accosterà ben presto alle nascoste qualità canore e alla forte espressività emotiva. È cresciuta tra la produzione di Thom Yorke, la scrittura dei Beatles e i vibrati di Édith Piaf. Passando da una band ad una dimensione da solista che meglio si accosta alla sua anima noir, sono stati i social ad avere ruolo fondamentale nell’esplosione della sua carriera d’artista. Immagine di una scena musicale internazionale, Julielle e le sue tonalità riescono ad ammaliare e ipnotizzare anche il più disattento degli ascoltatori.
Il suo Ep, uscito il 15 novembre su tutte le piattaforme digitali e non, ha già fatto parlare di sé. Anticipato in primavera da due singoli, “Toys” e “Aliens and Flowers” prodotti rispettivamente da GodBlessComputers e Inude, promette di volare alto.

Julielle, tra le mura di casa sua, ci ha raccontato di una vita solitaria, cresciuta in campagna con la nonna, tra cani, gatti e giornate intere al pianoforte. Protagonista dell’appena trascorso Reeperbahn Festival di Amburgo tra tanti artisti internazionali, le abbiamo domandato com’è il mondo fuori che l’aspetta.

Sei venuta fuori con “Toys”, il tuo primo singolo, nato da una collaborazione importante. Come descriveresti le reazioni di chi lo ha ascoltato?
L’uscita del singolo è stata seguita da un mix di emozioni molto forti per me. E tantissimi sono stati i riscontri positivi del mio debutto. Cinquemila views in un solo giorno rappresentano un interesse che non mi aspettavo e che mi ha stupito. Nei miei testi affronto situazioni complicate e temi difficili, e credo che a chi mi ascolta arrivi tutta la mia sincerità. E ne sono felice.

Cosa significa mettere la propria arte nelle mani di “artigiani” ogni volta differenti?
È un’esperienza, una routine che si ripete. ci si conosce e ci si studia. E il risultato è ogni volta diverso, ognuno tira fuori da te sfumature che non ti aspetti e che magari neppure conosci. È come in una relazione amorosa, si deve correre il rischio per poter giungere ad un compromesso tra due realtà, con l’intento di intrecciarsi.

Nelle tue canzoni i testi giocano un ruolo fondamentale. In una scala di valori, quanto peso hanno le parole per te?
Il gioco delle parole per me è fondamentale. Ho sempre scritto poesie prima che la musica se ne appropriasse. “Toys” ad esempio, è una vecchia poesia nata per i miei genitori. Ogni singola parola per me ha il suo peso, nella musica come nella vita. Inoltre scrivere in inglese mi è sempre stato di grosso aiuto nel risultato finale.

A proposito di Amburgo, com’è suonare per un pubblico che non ti conosce?
La città ci ha accolto a braccia aperte. Ciò che più colpisce quando suoni all’estero è l’approccio che la gente ha con la musica nonostante si tratti di qualcosa che ancora non conosce. Aldilà di qualsiasi contesto, l’ascolto viene vissuto come un’esperienza, un viaggio nella tua arte oltre l’immagine, un’opportunità di approfondimento. Tutto questo rende il contesto musicale fuori dai confini italiani così affascinante.

Un ricordo dolce che porti con te.
Avevo sei anni, ero a scuola ed il mio insegnante di musica si assentò. Quel giorno, lo ricordo bene, mi alzai e, davanti al pianoforte, iniziai a fare lezione a modo mio. Ricordavo ogni singola cosa a memoria, ed è stato allora che mi sono trasformata nell’enfant prodige di un lungo periodo. Dopo quell’episodio, io ed il pianoforte, tra alti e bassi, non ci siamo più lasciati.

Dove sarò Julielle tra un anno?
in un futuro spero non troppo lontano mi vedo on the road, insieme alla mia musica in giro per il mondo. Intanto, però, ci godiamo l’uscita di questo lavoro che ha visto l’impegno di tanti. I produttori, l’etichetta, il mio.

Rimaniamo all’ascolto!
Chiara Rosato