LECCE – Le speranze di centinaia di lavoratori salentini di ottenere un posto di lavoro stabile rischiano di restare tali. Con la pubblicazione del decreto ministeriale, il processo di internalizzazione per i lavoratori degli appalti nelle scuole statali parte ufficialmente, ma tra mancanza di requisiti e penuria di risorse centinaia di lavoratori della provincia rischiano di ottenere solo un contratto part-time o di restare senza lavoro per mancanza requisiti. In provincia di Lecce sono potenzialmente interessati 660 lavoratori. Con l’impostazione attuale, un terzo degli aventi diritto avrà un contratto full-time, due terzi soltanto un contratto a 18 ore settimanali. Lo comunicano in una nota Valentina Fragassi e Mirko Moscaggiuri, segretari generali rispettivamente di Cgil Lecce e Filcams Cgil Lecce.

Per il sindacato è necessario avviare da subito i tavoli interministeriali. Lo slittamento al 1° marzo delle assunzioni in ruolo, deciso dal ministero dell’Istruzione, deve servire ad individuare le soluzioni per garantire lavoro e reddito a tutti.

Il decreto non garantisce il posto di lavoro e il reddito a tutti lavoratori oggi occupati negli appalti di pulizie e ausiliariato delle scuole statali. I posti disponibili, come più volte denunciato, non coprono il personale coinvolto oggi negli appalti: a livello nazionale sono previsti solo 6.632 contratti full time. In provincia di Lecce, l’allegato al decreto prevede l’assunzione a tempo indeterminato full-time solo per 222 lavoratori, per gli altri 438 è già previsto un contratto part-time a 18 ore. Per loro dunque, l’internalizzazione pur dando certezza occupazionale, si concretizzerà con una riduzione dell’orario di lavoro (da 35 ore settimanali a 18) e con una forte perdita di salario. Un taglio agli stipendi di questa portata causerà a livello provinciale una bomba sociale e povertà, con centinaia di famiglie che non potranno più pagare le rate del mutuo.

Per Valentina Fragassi e Mirko Moscaggiuri, segretari generali di Cgil Lecce e Filcams Cgil Lecce, “è inaccettabile che una positiva e storica operazione che stabilizzerà migliaia di lavoratrici e lavoratori, per mancanza di ascolto e coraggio, produca contestualmente perdita di salario e di posti di lavoro e provochi povertà sul territorio. Facciamo appello ai politici locali, affinché intervengano presso il Governo per incrementare le risorse utili a garantire reddito e occupazione a tempo pieno per questi lavoratori, che da oltre 20 anni attendevano l’internalizzazione degli appalti”.