COPERTINO (Lecce) – Su Facebook si presentava come un ragazzo di bell’aspetto ma quando chattava con le ragazzine non si faceva vedere. E viveva in una casa sgarrupata, sommerso da dispositivi informatici. Lui che di computer se ne intendeva e anche tanto alla luce della sua attività di informatico. Dietro quella foto falsa, un’identità mai celata e una vita border line in condizioni estreme si celava un pedofilo. Un pedofilo seriale. Che questa mattina è stato raggiunto da un decreto di fermo a firma del sostituto procuratore Luigi Mastroniani e del Procuratore Capo Leonardo Leone De Castris. L’uomo, un 40enne palermitano, si trova in carcere in attesa dell’udienza di convalida. Ad eseguirlo è stato il comandante della stazione di Copertino, il tenente Salvatore Giannuzzi, coadiuvato dai carabinieri della stazione San Filippo Neri di Palermo. L’indagato avrebbe adescato centinaia di ragazzine in tutta Italia a volte anche con piccoli regali costringendole a compiere atti sessuali davanti allo schermo di un pc. Incontri, chat, conversazioni.

Tutto immagazzinato e conservato in quella casa dove l’uomo viveva. E dove i carabinieri della Compagnia di Gallipoli insieme ai colleghi di Copertino, coordinati dal pm Luigi Mastroniani, si sono presentati per ben tre volte per acquisire il materiale che il pedofilo custodiva. Abile e scaltro, infatti, quando i carabinieri si sono presentati per la prima volta in casa aveva ritardato il loro ingresso per poter far sparire ogni traccia. Tanto che i carabinieri si sono presentati altre due volte. E in quella casa dove l’uomo viveva dormendo su un letto adagiato ad una parete con avanzi di cibo e buste di plastica sparsi in tutta la casa agli occhi degli investigatori si è aperto un microcosmo sulla pornografia minorile. In totale, grazie alla scrematura del materiale sequestrato eseguito dall’ingegnere informatico Tania De Benedittis, sono saltati fuori 1147 contatti; 562 chiamate; 1900 messaggi; 492 files audio; 295 files video e 20mila immagini.

Nella rete dell’uomo sarebbero finite decine e decine di ragazzine. Nove quelle identificate. Residenti in tutta Italia. Anche in provincia di Lecce. In particolare una 16enne di Copertino. Il fatto più grave. E che proprio per la delicatezza del caso ha fatto scattare le indagini e la competenza territoriale dell’inchiesta a Lecce. Adescata e costretta a inviare foto e video, la ragazzina salentina. Obbligata a soddisfare le perversioni di quell’uomo. Soggiogata da un carnefice che teneva in ostaggio la minore come tutte le altre vittime sotto ricatto di raccontare i contenuti delle chat ai loro genitori. Così la ragazza si è confidata con gli insegnanti. A scuola si è sfogata raccontando cosa era costretta a fare. Già da tempo. Fin quando il padre non si è presentato in caserma presentando una regolare denuncia. Da qui sono scattati gli accertamenti su un uomo la cui bramosia non ha conosciuto né freni né limiti. Anche dopo la prima perquisizione e ormai a conoscenza di essere finito nel mirino di investigatori e inquirenti non avrebbe compito alcun passo indietro. Anzi. Avrebbe proseguito negli adescamenti, nelle richieste e nelle minacce. Anche quando qualche ragazza avrebbe paventato l’ipotesi di togliersi la vita. Complessivamente, come dicevamo, sono state nove le vittime e tre alle quali avrebbe cercato di avvicinarsi. Di queste, due altre sono salentine. Risiedono a Tricase e Parabita. Ma le conversazioni a sfondo sessuale sono state centinaia.

Prepotente e prevaricatore con le piccole già violate e disinibite; più blando con coloro che si mostravano più reticenti ed ingenue. Nei casi in cui la giovane fosse stata già violata nell’intimità o avesse avuto esperienze la irretiva e la manipolava fino a condurla ad inviarle files osé. Convinta la vittima a ritrarsi in pose ed atteggiamenti erotici la minacciava di diffondere i video e le immagini inviate ogniqualvolta mostrava resistenza. Ed era astuto. Anche tanto. Quando veniva scoperto e veniva minacciato di essere denunciato interrompeva bruscamente la conversazione eliminando i messaggi inoltrati. E le vittime cadevano in una spirale di dolore e disperazione. Sullo sfondo dell’inchiesta rimane un grande, grosso punto interrogativo: dei tanti suicidi che la cronaca giornaliera racconta ci sarà stata qualche ragazza che ha compiuto il gesto estremo spinta dalle conversazioni con quest’uomo che si spacciava per un belloccio sotto false sembianze?