LECCE – Continuano le reazioni di sdegno per le misure che ha messo in campo il governo. “Ci chiedono tanto a ci danno niente – attacca la presidente PIN, Alessia Ruggeri, che domani incontrerà Gianluigi Paragone a Roma – Come si fronteggiano tutti gli impegni presi dalle aziende con 600 euro?”. C’è molta delusione: le partite iva chiedono i soldi direttamente sul conto corrente e uno sforzo in più per non fare fallire tanti piccoli imprenditori. “Il decreto Cura Italia è assolutamente insufficiente poiché con la cifra di 600 euro una partita iva non assolve a nessun impegno.Occore eliminare questa burocrazia che non fa altro che esasperare i contribuenti. Cio’ che è vergognoso è che in questo periodo arrivano avvisi bonari dell’agenzia di riscossione. Mi auguro che il prossimo decreto, a cui PIN è stato chiamato a dare il suo contributo, tenga presente dell’esigenze reale di noi partite Iva poiché noi siamo l’economia reale del paese. Occorrono misure economiche lungimiranti che tengano conto anche delle difficoltà future che dovremo affrontare, sarà impossibile per le aziende ripartire ‘a freddo’ senza una ‘spinta’ ben studiata”.

“Molte imprese per il mese di marzo ed aprile dovranno pagare l’affitto e non potranno usufruire del recupero del 60% in credito d’imposta come è previsto per le attività commerciali (C1) e grazie a Partite Iva Nazionali (PIN) batteremo i pugni sui tavoli di lavoro con i sindacati datoriali per far emergere questa vergognosa iniquità”. Sono queste le parole del Segretario Nazionale dell’Ufficio di Presidenza di CONFIMPRESEITALIA, Antonio Sorrento.

Sorrento punta il dito contro il governo per la scarsa attenzione verso i 100 mila lavoratori del settore sportivo, che grazie alle 35 mila società sportive riversano nell’economia italiana (si stima 14 miliardi di euro di fatturato, secondo i dati istat). “Anche chi lavora nel comparto sportivo ha una famiglia da mantenere e dei figli da sfamare, messi davanti alla scelta di pagare l’affitto la luce ed il gas o comprare la spesa per casa: è vergognoso vedere ‘questa gente’ trattata peggio di chi produce lavoro sommerso”.