SALENTO – I 4,3 miliardi più 400 milioni sono il gioco delle tre carte per alcuni sindaci salentini, che già in serata, subito dopo la conferenza, esprimono la loro rabbia nei confronti del premier Giuseppe Conte. Eppure il provvedimento è stato preso in accordo con il presidente ANCI e sindaco di Bari, Antonio De Caro. Ci vorrebbe un intervento molto più incisivo, secondo alcuni primi cittadini. Alcuni sindaci, però, fanno notare che i 4,3 miliardi di cui si parla sono somme anticipate che tutti i Comuni di Italia avrebbero avuto a Maggio. non sono nuove risorse, non si tratta di maggiore liquidità. L’unico stanziamento sono i 400 milioni da decreto Protezione Civile e sono da dividere per 8000 comuni: saranno suddivisi in base alla densità demografica di ogni singolo comune (i piccoli Comuni avranno le briciole).

“Altro che non lasciamo nessuno solo – inveisce il sindaco di Salice Salentino, Tonino Rosato – Siamo arrivati al 28 marzo per apprendere che hanno deciso di ANTICIPARE ai Comuni, le somme del fondo di solidarietà- eh certo che stanno lavorando ‘ALACRAMENTE-  beh si, chi lo può negare. E invece, nel frattempo- noi- i SINDACI – ‘le prime sentinelle’- ci stiamo barcamenando come è possibile per sostenere i nostri cittadini in difficoltà, senza lavoro e con le attività chiuse da quasi un mese- noi che con i nostri miseri bilanci, già facciamo salti mortali per garantire l’ordinario – che ora – si è trasformato in – straordinario!

– EPPURE –
✔️Abbiamo trovato il modo di distribute le mascherine a tutti i cittadini;
✔️Abbiamo attivato la distribuzione di buoni spesa per i beni di prima necessità;
✔️Abbiamo attivato la macchina della solidarietà con la colletta alimentare…

E nel frattempo #vigiliamo e #controlliamo il territorio, provvediamo da noi a #sanificate uffici, strade e luoghi sensibili…andiamo in giro per ripotare le persone a casa – perché a casa è che devono stare –
ADDIRITTURA apprendiamo dai giornali e non dagli enti preposti se abbiamo o meno casi di isolamento per contagio- e tutto questo perché siamo sentinelle? Mah, credo da ciò che ho sentito che NON VI STATE RENDENDO CONTO, della #sofferenza, del #disagio di tutto il popolo italiano e quanto di ciò invece, noi sentinelle ne abbiamo più che CONTEZZA! Grazie al governo!”.

Più diplomatico Pippi Mellone, sindaco di Nardò: “Grazie Presidente, finalmente. Finora abbiamo scavato nel nostro bilancio, nel bilancio dell’ambito sociale di zona, per tirar fuori i primi soldi, 23.000 euro, per fare quello che oggi Lei ci aiuta a fare. È stato terribile non poter dare, subito, le risposte che volevano. I soldi che abbiamo individuato nel nostro bilancio sono sicuramente pochi per contrastare i bisogni immediati dei miei concittadini ma è stato, fino a questo momento, il massimo che potevamo permetterci.

Ora aspettiamo questi aiuti. Sono la copia di quello che abbiamo fatto e al momento siamo soddisfatti.
Saremo pronti a distribuirli, lavoreremo ad ogni ora del giorno e della notte per farlo.
Si tratta di una prima azione. Ma occorre subito fare anche altro. Sono passati 20 giorni da quando lo Stato ha chiesto e imposto ai cittadini di non lavorare più. 20 giorni sono lunghissimi: speriamo che vengano velocizzati gli aiuti per attività commerciali, artigiani, braccianti e persone che lavorano alla giornata, lavoratori dello spettacolo.
Di molti di questi conoscete indirizzi pec e conti correnti e potreste saltare le burocrazie, rendendo subito disponibili le somme. Non c’è tempo. Non c’è tempo. Non c’è tempo”.

LA BOCCIATURA DI ALCUNI IMPRENDITORI 

L’imprenditore napoletano Massimiliano Campanile, hair stilista tra i migliori professionisti del settore, titolare di un marchio internazionale in Campania interviene, con una riflessione, sul delicato momento economico che sta vivendo la sua categoria epiù in generale dall’intero Paese:

”Fino ad ora abbiamo accettato, silenziosamente, di sacrificarci in nome del bene comune.               Ci è stato chiesto di chiudere le nostre attività, rimanere a casa, annullare ogni tipo di contatto sociale e di limitare le nostre uscite a quelle funzioni essenziali quali l’acquisto dei farmaci e di generi alimentari.

Lo abbiamo fatto con l’orgoglio di appartenenza a un Paese di cui siamo fieri di sentirci cittadini e figli,  con la consapevolezza di “combattere una guerra contro un nemico cattivo e invisibile” che ci ha già procurato notevoli danni morali e materiali. Quando si ripartirà, lo affermano politici seri ed economisti, ci ritroveremo a vivere uno scenario da secondo dopo guerra. Noi imprenditori siamo consapevoli di tutto questo, sappiamo anche che dovremo rimboccarci le maniche e lavorare con più meticolosità e attenzione di quando è giunta questa chiusura improvvisa.

Però è giunta l’ora di mettere da parte gli annunci, le promosse e di passare ai fatti concreti.            Il cosiddetto decreto “Cura Italia”, con il quale il governo ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante,  è fino ad oggi rimasto solamente un annuncio. Nulla è ancora chiaro: dai bonus babysitter alle bollette che riusciremo a pagare con difficoltà, dall’erogazione dei fondi per la cassa integrazione fino agli affitti che non potranno essere onorati.

Noi imprenditori abbiamo paura che questa classe dirigente ci stia prendendo in giro. Noi imprenditori abbiamo paura di non poter più proseguire le nostre attività o, nella più beneaugurante delle ipotesi, di poterlo fare dovendo lasciare a casa un bel po’ di dipendenti.

Noi imprenditori chiediamo chiarezza, chiediamo al nostro governo e a tutta la classe politica di dare uno sguardo alla vita reale, alla quotidianità  perché tanta gente inizia a non poter più fare la spesa. Per questo vi chiediamo di non far finta di nulla, di non voltarvi dall’altra parte e di prendere atto che la situazione sta per scoppiare. Stiamo per arrivare a un punto di non ritorno.

Non abbiamo bisogno di continui maestrini e maestrine che fanno bella mostra di sé nella tv pubblica o privata raccontandoci cosa fare, oppure spiegandoci che al nord il contagio è maggiore perché si lavora di più. Qui al sud siamo riusciti, con l’impegno e il lavoro quotidiano, a costruire anche delle eccellenze economiche che adesso stanno scricchiolando a causa di questa improvvisa ed imprevista emergenza sanitaria.

Sarebbe un bel gesto se tutto l’arco parlamentare donasse 1000 euro per ogni componente donandolo, però, allo Stato che potrebbe utilizzarlo come ammortizzatore sociale. Non c’è più tempo per slogan e annunci televisivi, ora bisogna passare ai fatti concreti”.

RISORSE AI COMUNI, FITTO: SOLIDARIETA’ AI SINDACI SUI QUALI IL GOVERNO SCARICA LE RESPONSABILITA’ IN MODO IRRESPONSABILE

Dichiarazione del co-presidente del gruppo europeo ECR-FRATELLI D’ITALIA, Raffaele Fitto

 

“Solidarietà ai sindaci che sono sempre in prima linea e sempre più soli a gestire l’emergenza economica di questo particolare e drammatico momento che stiamo vivendo. Il premier Conte, ieri durante l’ennesima diretta di ‘grandi annunci’, ha fatto credere che ora i Sindaci hanno risorse enormi (5miliardi?) e straordinarie, tali da poter soddisfare ogni richiesta dei loro cittadini.

“Non è così: l’anticipazione del Fondo di Solidarietà Comunale pari a 4,3 miliardi di euro non ha nulla di straordinario, anzi molto ordinario visto che nel 2019 per esempio la somma si iniziò ad anticipare il 20 marzo.

“Ma anche peggio aver fatto credere che 400 milioni di euro (da trasformare in BUONI PASTO) siano sufficienti a risolvere la maggior parte dei problemi di disagio e povertà che molti italiani stanno vivendo. E’ una cifra irrisoria per gli 8000 Comuni.

“Provare a spostare le responsabilità in questo momento sui sindaci equivale ad un comportamento assurdo ed irresponsabile”