PUGLIA – Tutto si risolve con la messa in quarantena dei contatti di chi è risultato positivo: i tamponi si fanno solo a chi ha più sintomi. La caccia all’asintomatico, quello che diffonde in maniera più subdola il virus, non si fa. Anche la sorveglianza preventiva su tutti gli “addetti ai lavori” di ospedali, istituti di ricovero e forze dell’ordine non avviene con celerità per bloccare la diffusione del covid-19.  Il capogruppo di Fratelli d’Italia in qualità di medico, Ignazio Zullo, sollecita il presidente della Regione, Michele Emiliano, ad ascoltarlo: “Presidente Emiliano, mi ascolti non come politico, ma come medico: il tasso d’incidenza dei positivi da COVID si riduce dal Nord al Centro fino al Sud-Italia. Il dato nazionale ci dice che ci sono 11 positivi ogni 10 mila abitanti, ma con grandi differenze: la Lombardia ha un tasso di incidenza 3.7 positivi ogni 1.000 abitanti e a scalare le altre regioni del Nord per poi scalare al Centro. In Puglia in linea con le altre regioni del Sud al momento meglio 3.3 positivi ogni 10 mila abitanti. Ma è pur vero che al Sud si fanno meno tamponi.

In Lombardia sono stati fatti 9.5 tamponi ogni 1.000 abitanti ed il rapporto dei positivi su totale tamponi è del 38.9%, mentre in Puglia siamo 2.5 tamponi ogni 1.000 abitanti con un rapporto positivi/numero campioni del 13%. Si tenga conto che la media nazionale è di 6.5 tamponi per ogni 1.000 abitanti con un rapporto positivi/numero campioni del 21.9%. E allora vorrei che il presidente-assessore alla Sanità, Michele Emiliano riflettesse su quelli che sono i numeri: la minore incidenza in Puglia è legata alla messa in atto delle misure di contenimento? Può essere dovuta al fatto che in Puglia si fanno pochi tamponi e probabilmente anche poco mirati e ciò che viene rilevato rappresenta la punta di un iceberg di un andamento epidemico più grave?

“E allora io da medico ritengo che in Puglia vengono eseguiti meno tamponi e quando eseguiti sono poco mirati! Quindi dovremmo subito attrezzarci al peggio per poter porre rimedio ai ritardi che sono stati accumulati. Come prima cosa si dovrebbe agire prioritariamente sul territorio, cure a domicilio in modo da ricorrere all’ospedale solo in casi gravi. Solo così non si continuerà a contaminare gli ospedali!

“Ma non basta, serve maggiore tutela e protezione per gli operatori del 118, il potenziamento dei servizi dei Distretti e del Dipartimento di Prevenzione, la valorizzazione della figura chiave del medico di famiglia, l’estensione dei tamponi agli operatori sanitari e ai soggetti con sintomi iniziali e dei contatti stretti nel loro domicilio senza farli arrivare in ospedale ma lasciandoli in sorveglianza medica affidata ai medici di famiglia muniti di saturimetro e di DPI”.