Foto Toti Bello

Il Castello di Parabita risale all’epoca della dominazione angioina tuttavia, in seguito alle diverse modifiche ed ampliamenti cui è stato soggetto nel corso dei secoli, ha perduto irrimediabilmente il suo aspetto originario, pur conservando un imponente aspetto. Nei primi decenni del XVI secolo, durante il conflitto fra l’Imperatore Carlo V ed il Re di Francia Francesco I, il maniero era proprietà di Francesco Orsini – del Balzo Conte di Ugento che, essendo filo francese, ospitò le truppe transalpine già vittoriose nella precedente battaglia avvenuta nel Salento, in Contrada San Giuliano. Gli Spagnoli, invece, agli ordini di Pirro Castriota erano accasermati in Gallipoli.

Foto Toti Bello

La mattina del 13 luglio 1528 le forze gallipoline, insieme alla forze spagnole dislocate in loco, uscirono dalla città ad agganciarono i Francesi in contrada Pergolaci, ora chiamata Madonna della Vittoria proprio in seguito all’esito dello scontro, nelle campagne fra Gallipoli ed Alezio, in quella che è passata alla storia come Battaglia di Parabita. La vittoria arrise alle forze del Castriota che divenne il nuovo Signore di Parabita ed entrato in possesso del castello, provvide a rinforzarlo secondo i nuovi canoni dell’architettura militare, per meglio resistere al volume di fuoco sempre crescente dei pezzi di artiglieria come cannoni e bombarde. I lavori vennero affidati all’architetto militare Evangelista Menga e si svolsero fra il 1540 ed il 1545, portando all’abbattimento dei precedenti torrioni angolari cilindrici, sostituiti dai nuovi bastioni a lancia, tipici del periodo. Gli ultimi interventi sulla struttura sono abbastanza recenti, infatti risalgono al 1911 ad opera degli architetti Avena, napoletano, e Napoleone Pagliarulo di Parabita che hanno provveduto a renderlo più confortevole e gradevole alla vista, su commissione dei proprietari dell’epoca: la famiglia Elia, i cui discendenti, confluiti nelle famiglie Villani e Ravenna, sono ancora padroni del maniero.

     La struttura si presenta a pianta quadrangolare trapezoidale con quattro bastioni lanceolati agli angoli. I corpi centrali, di differenti altezze, si distribuiscono intorno ad una piazza d’armi, anch’essa quadrangolare. I vari prospetti presentano diversi archi a tutto sesto, come anche a tutto sesto è il portale di ingresso. Anche le volte dei vari ambienti si differenziano notevolmente, in genere nei piani più bassi si ha una prevalenza di volte a botte, mentre si distinguono quella a padiglione in una camera da letto ed una ogivale nella sala delle armi.

Nel castello vi è anche una cappella dedicata a San Francesco d’Assisi, in cui erano conservate le spoglie mortali di San Vincenzo Martire, proveniente dalle catacombe romane, che secondo la tradizione fu donato da Giuseppe Ferrari Duca di Parabita nel 1737. Intorno alla metà del XX secolo le spoglie del Santo furono traslate nella Chiesa Madre, per volere della Duchessa Lucia La Greca.

Il Castello di Parabita fu anche testimone di un amore impossibile fra Francesco Saverio, figlio del primo Duca di Parabita Giuseppe Ferrari, ed una giovane fanciulla del popolo di nome Rosaria Cataldo. I due si sposarono anche, tuttavia le nozze vennero dichiarate nulle dopo breve tempo, nel giugno del 1780, su pressione della famiglia di lui. Rosaria venne reclusa nel Conservatorio delle Pentite a Lecce ed a Francesco Saverio fu vietato di incontrarla. Il dolore fu così grande che, dopo un anno, il giovane morì di crepacuore.

 

Cosimo Enrico Marseglia