LECCE – Procedeva a velocità sostenuta, con lo stereo a palla e visibilmente ubriaco alla guida, quando invase la corsia opposta ammazzando con la sua Bmw Albino Saracino e ferendo gravemente il figlio Davide lungo viale Marche l’11 dicembre del 2017. Sono alcuni passaggi con cui il giudice monocratico della prima sezione penale Francesca Mariano motiva la condanna a 14 anni di reclusione inflitta ai danni di Martin Traykov, 39enne di origini bulgare ma di fatto domiciliato a Calimera, con le accuse di omicidio stradale aggravato, lesioni personali aggravate e ricettazione.

L’entità della pena si fonda, essenzialmente, su una serie di valutazioni: l’assoluta gravità del fatto commesso di giorno, in centro abitato, a velocità elevata (stimata secondo l’ingegnere stradale Angelo Nocioni tra i 107/108 km/h); sul comportamento assunto da Traykov al momento dell’incidente quando aggredì verbalmente la sola vittima cosciente contro la qual infierì invece che prestare soccorso come avrebbero imposto le comuni regole di civiltà. In più, nel corso del processo, l’imputato non avrebbe fatto intravedere alcun segno di resipiscenza per aver privato della propria vita un uomo senza alcuna ragione.

E poi era alla guida di un’auto di grossa cilindrata, risultata ricettata, ubriaco (aveva nel sangue un tasso alcolemico pari a 2,4 g/l) alle cinque e mezzo del mattino dopo una nottata priva di freni inibitori. E nessun appunto si può muovere, a parere del giudice, nei confronti dei due passeggeri del ciclomotore. Marciava nella giusta direzione, all’interno della sua corsia, a velocità moderata ed entrambi indossavano il casco così come confermato in sede dibattimentale da due testimoni oculari. Depositate le motivazioni, l’avvocato dell’imputato, il legale Benedetto Scippa, ha già presentato ricorso in Appello.