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Salento a pArte: Marisa Argentiere

di Marisa Grande

Quando negli anni che precedevano il 1968, la gioventù nel mondo anelava di trovare il sapore e il senso della vita riappropriandosi della possibilità di sentirsi liberi dalle schiavitù imposte da convenzioni e restrizioni di vario genere e l’urlo che Munch aveva fatto già riecheggiare come grido di dolore riverberato in un’eco infinita, che oggi risuona più che mai nelle nostre orecchie come monito per tutta l’umanità, si formava anche a Lecce una generazione che captava nell’aria il fermento del cambiamento.

La grande maggioranza degli adolescenti che aveva la possibilità di completare gli studi della scuola secondaria superiore prendeva la strada dell’Università dando il via a quella che sarebbe poi stata chiamata “fuga dei cervelli” anche dall’Italia, dopo che il Salento e tutto il Sud avevano assistito alla fuga dei contadini e degli artigiani attratti dalla grande industria del Nord.

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All’epoca per la legge si diventava maggiorenni a ventuno anni, ma l’anima degli adolescenti che aspiravano alla sacrosanta libertà, sulla scia delle culture più evolute viste come miraggio, esprimeva anche il proprio grido liberatorio con il termine anglosassone “freedom”, che già a pronunciarlo metteva i fremiti nel cuore.

Marisa Argentiere, che ha attraversato quella generazione nel ruolo di insegnante di Educazione artistica, accompagnando verso l’età adulta allievi di una generazione alla quale ancora lei stessa apparteneva, avendo incominciato a insegnare a diciannove anni subito dopo aver completato gli studi artistici, sentiva con loro tutto il fremito di quella condizione fermamente anelata.

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Il suo ruolo nella società, per Marisa Argentiere, consisteva nel perseguire la perfezione per sé e per gli altri e l’espressione artistica le permetteva di raggiungerla attraverso la bellezza, del colore e del suono, che liberavano la sua anima dall’atavico “buio dentro”, dall’oscurità del dolore e dal vuoto dell’assenza della libertà interiore perseguita.

(“Ed il dolore/ come lava incandescente, /ha pietrificato/il cuore. /Ed oggi/non sento più’ i battiti”. da “Il buio dentro” di Marisa Argentiere).

Per questo il suo operato di artista poliedrica, sia stato esso espresso in pittura, in poesia, in musica…, è stato realizzato con uno sguardo sempre attento ai mali della società, alla sofferenza dei più deboli, ai quali offriva concreto aiuto e amorevole sostegno morale.

https://marisaargentiereart.com

Partendo dall’introspezione, attivata per rimuovere quel conflitto generato dall’horror vacui, che l’umanità si porta dentro come fardello ancestrale da alleviare e sublimare attraverso l’iter etico della propria vita, Marisa Argentiere ha incontrato il buio del profondo del suo essere. Ha affrontato con dolore il vuoto, l’assenza, il “buio dentro”, che ha cercato di sublimare con la sua espressione “urlante” di un urlo soffocato ma mai sopito, liberatorio per il suo io.

Solo con un’espressione totalizzante dei propri impulsi emotivi l’anima poteva uscire rinnovata nel tempo della vita, con ritmati e progressivi passi, conferenti riverberi stroboscopici, forme d’onda simili all’accelerata frequenza della parola freedom, che procedevano vibrando dal buio verso la luce, liberando l’essere dalla schiavitù del “nulla dentro” per immetterlo nell’ampio “oltre”, dove la luminosità dello spirito si può espandere celermente e liberamente.

Marisa Grande

 

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