ALESSANO (Lecce) – Venerdì 20 aprile, Papa Francesco sarà in Puglia e precisamente ad Alessano e a Molfetta, luoghi legati al nome di don Tonino Bello, “il vescovo con il grembiule”, così come da tutti ricordato.

Alle 8.30 il Pontefice sarà ad Alessano, paese natale di don Tonino Bello, dove sarà accolto da monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento-S.Maria di Leuca. Poi si raccoglierà in preghiera presso la sua tomba e incontrerà i familiari di don Tonino “sedici persone, tra i quali due fratelli”. Prima di lasciare Alessano, il pontefice pronuncerà un discorso salutando i presenti: giovani, famiglie, malati. Sono attese circa 15-20 mila persone. Infine la partenza per Molfetta, dove si fermerà per circa quattro ore e celebrerà la Santa Messa.

Afferma monsignor Angiuli all’ANSA: “Credo che con la sua visita il Papa, in un certo senso, venga a mettere il suo sigillo sulla vita evangelica di don Tonino. Non è possibile non tenere conto di questo”.

Monsignor Vito Angiuli ci presenta un “don Tonino Bello visto da vicino”, così come dal titolo di un suo libro edito da San Paolo nel 2015: egli lo ha conosciuto di persona in quanto gli anni in cui era sacerdote educatore e docente a Molfetta presso il Seminario Regionale Teologico coincidono con quelli dell’episcopato del vescovo Tonino Bello (1982-1993).

«Nelle sue Metamorfosi, Ovidio narra che, a Delfo, Enea ricevette dall’oracolo il responso di “cercare l’antica madre e la terra d’origine”. Monsignor Angiuli ci fa capire che la tomba di don Tonino nella sua terra d’origine non fu un destino, ma una scelta: “Ho amato questa terra – gli fa dire -. Ho suggellato il patto di amore con la mia terra chiedendo di essere seppellito accanto a mia madre”. In questa terra antica e mariana, Angiuli sta respirando la medesima aria spirituale e culturale che animò don Tonino Bello e anche questo gli permette di stabilire con lui una singolare sintonia, sì da metterlo in condizione di farlo parlare ancora», sottolinea monsignor Marcello Semeraro nella presentazione del testo.

In occasione del XXV anniversario della morte di don Tonino Bello, reso ancora più intenso dalla visita del papa, la corsa ai preparativi, alle prenotazioni, alle lunghe code per riservarsi il posto migliore, occupa il pensiero di molti. Sorprendentemente, il testo citato del vescovo Angiuli sembrerebbe anticipare i tempi: «Andiamo ad Alessano alla tomba di don Tonino!» e a ‘vedere il papa’ aggiungeremmo noi, oggi.

Una lapide di pietra, semplice, adagiata sulla nuda terra: “Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi”.

Un nome, un cognome e una scelta di vita, che fa la differenza: essere un terziario francescano. Lì scritto a caratteri chiari e precisi su quella lastra: “nudo sulla nuda terra” si direbbe pensando a Francesco d’Assisi.

«Sempre più spesso si sente ripetere questa frase dalle associazioni laicali, da gruppi ecclesiali, da persone non praticanti o addirittura lontane dalla chiesa. Così la tomba di don Tonino è diventata quasi tappa obbligata che sacerdoti, religiosi e religiose, giovani e ragazzi, credenti e non credenti si propongono di visitare».

«A tutti coloro che vengono a visitare la tomba di don Tonino Bello viene voglia di ripetere la domanda rivolta da Gesù ai suoi discepoli “Chi cercate?”. E ancora: perché avete lasciato i luoghi della vostra vita quotidiana e siete venuti a visitare una tomba? Cosa sperate di trovare? Cosa vi ha spinto a percorrere tanta strada per venire fino ad Alessano, nel Sud del Salento, nel territorio de finibus terrae? Questa “tappa obbligata” alla tomba di don Tonino esprime un desiderio, una consuetudine, una moda?».

Le risposte – sottolinea monsignor Angiuli – potrebbero essere tante: dalla ricerca di un pellegrino che insegue un sogno e crede di trovarlo proprio ad Alessano, al credente desideroso di diventare un testimone audace al non credente che ‘avverte il fascino di una fede che è diventata storia’.

Certo, riunirci in questi luoghi è bello, suggestivo, emozionante. E poi?

Non è solo una bella esperienza: «è soprattutto una necessità se si vuol comprendere in modo adeguato il messaggio che don Tonino ha lasciato. […] Cercare don Tonino Bello presso la sua tomba può diventare un inganno, se questo non dovesse spingere e cercarlo nella vita».

Quando si spegneranno i microfoni e i riflettori dei palcoscenici, quando finirà la corsa al selfie col papa o presso la tomba di don Tonino per poter dire “io quel giorno ero lì, proprio lì”, «sarà questo il momento favorevole per trasformare la venerazione in imitazione e, seguendo le sue orme, giungere fino in fondo, anzi fino in cima al sentiero dove egli ci attende?».

 

Manuela Marzo

 

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