LECCE – “IL DECRETO DIGNITA’ peggiora l’instabilità dei lavoratori”.
Ad affermarlo è Filomena D’Antini, Responsabile regionale di FI in Puglia del dipartimento diritti umani. “L’allarmante preoccupazione – sostiene la D’Antini – scaturisce dalla scellerata decisione da parte del ministro del lavoro Di Maio di prevedere la durata dei contratti a termine non superiore ai 12 mesi. In realtà la previsione di durata a 24 mesi è solo una finzione ​perché di fatto per tutti i contratti a termine superiori a 12 mesi, per tutti i rinnovi del contratto, e per tutte le proroghe che rendono la durata del rapporto superiore a 12 mesi, sono ora necessarie le causali. ​Le causali ammesse, sia per la somministrazione che per l’ordinario contratto a termine, sono: esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori; ed esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

Un addio dunque al contratto a termine superiore ai 12 mesi e addio ai rinnovi del contratto: è questo, in sostanza, l’effetto del decreto dignità, precetti e causali eccessivamente restrittivi, che indurranno il lavoratore ad impugnarli per ottenere la conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato in tempo indeterminato. Per evitare contenziosi e sentenze non sopportabili dalle aziende, in quanto non in grado di assumere lavoratori non necessari o utili solo in determinati periodi , queste ultime preferiranno licenziare i lavoratori a termine prima che trascorrano i 12 mesi, termine entro cui è possibile stipulare il contratto senza causali. ​Un meccanismo che darà luogo a licenziamenti e nuove assunzioni per soli 12 mesi. Un ricambio continuo, insomma, che ​farà aumentare il precariato ​anziché favorire i rapporti a lungo termine. Chi ha già assunto lavoratori a tempo determinato non potrà rinnovare o prorogare i contratti in corso, in quanto le nuove disposizioni si applicano anche ai rinnovi ed alle proroghe dei rapporti già in essere. Insomma – conclude la D’Antini – anziché avere l’effetto di promuovere il lavoro stabile, il ​decreto dignità renderà stabile solo il precariato”.

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