di Leonardo Bianchi

CAVALLINO (LECCE) – “Alzheimer, sfida dei nostri tempi e nuove prospettive”: è questo il titolo del Convegno organizzato dal Poliambulatorio di Maria Luisa e Ruggiero Calabrese, dal neurologo Giovanni Caggia e dalla psicoterapeuta Silvia Perrone, che ha riunito nel centro cavallinese alcuni tra i più importanti esperti a livello nazionale di nuove terapie all’avanguardia e di stimolazione cerebrale. La dottoressa Maria Luisa Calabrese ha aperto le danze della due giorni che combacia con la giornata nazionale di sensibilizzazione contro una delle più violente demenze, capace di cancellare la memoria. La radiologa responsabile del centro ha illustrato le nuove frontiere dell’esame di risonanza magnetica dell’encefalo come indagine preliminare e necessaria a supporto della diagnosi di malattia di Alzheimer, al fine di escludere eventuali patologie concomitanti. La dottoressa Calabrese ha anche presentato i nuovi risultati tratti dalla letteratura circa il possibile ruolo delle sequenze in diffusione come supporto alla diagnosi di questa patologia. “Nel nostro Poliambulatorio abbiamo in cura decine di pazienti malati di Alzheimer: lavoriamo con équipe di esperti multidisciplinari, ma siamo sempre aparti al confronto, alle nuove tecniche e tecnologie capaci di migliorare le condizioni dei nostri assistiti. Stiamo lavorando con la stimolazione cerebrale: i risultati sono confortanti” – ha concluso.

Attualmente non esiste una cura per questa grave demenza progressiva: tutto comincia con la perdita della memoria a breve termine (questo è il primo segnale) e poi si manifesta un decadimento cognitivo che va dal disturbo della parola alle funzioni motorie, fino ai disturbi psichiatrici e alle allucinazioni. L’Alzheimer esordisce intorno ai 60 anni, anche se ci sono dei casi rari di insorgenza “giovanile”, tra i 40 e i 50 anni. Con l’aumentare dell’età c’è più probabilità di essere colpiti, soprattutto tra i 70 e gli 80 anni. La stimolazione cerebrale e le tecniche di rilassamento permettono di frenare il brusco decadimento generato dalla malattia.  Le terapie sono prevalentemente di tipo sintomatico (si curano i sintomi). I farmaci sedano i pazienti che sono troppo inquieti.

La neuropsicologa Maria Cotelli, responsabile unità di Neuropsicologia dell IRCS “Fate Bene Fratelli” di Brescia, ha spiegato che modulare l’eccitabilità corticale già presente, attraverso degli elettrodi posizionati in alcune zone della testa, permette di ottenere dei progressi importanti: “La stimolazione magnetica transcranica ha degli effetti notevoli a lungo termine: aumenta l’attività celebrale contrastando la perdita della memoria, ma è necessario che la malattia venga diagnosticata per tempo. L’intervento tardivo non dà grandi risultati”. È proprio per questo che la neuroradiologia è indispensabile: l’intervento per frenare l’Alzheimer non può che essere multidisciplinare. “La radiologia consente di ottenere, mediante delle immagini di risonanza magnetica ad alto campo, sia la quantificazione dell’atrofia cerebrale, che è una delle caratteristiche fondamentali delle demenze, ma consente anche di ottenere un quadro chiaro della regione ippocampale, fondamentale nella patologia di Alzheimer. Nel nostro studio oltre alla regione ippocampale, mediante dei software dedicati, riusciamo a valutare la morfovolumetria di tutte le regioni cerebrali ottenendo un indice che misura la perdita di volume. Questa indagine ci darà un quadro chiaro della progressione della malattia e ci permetterà di correlare il dato morfologico con il dato clinico” – ha spiegato il radiologo del Poliambulatorio Calabrese Michele Corrado.