F.Oli.

COPERTINO-LEQUILE (Lecce) – Minacce ripetute all’amante per riallacciare il rapporto e non spifferare ad amici e conoscenti la tresca sotto lenzuola. T.R., 48enne di Copertino, ha patteggiato 9 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) con l’accusa di stalking davanti al gup Carlo Cazzella. Le indagini sono state condotte dal pubblico ministero Carmen Ruggiero. Per la donna, residente nel vicino comune di San Pietro in Lama, gli ultimi mesi di vita (fino allo scorso mese di novembre) si sarebbero trasformati in un autentico inferno tanto da rinunciare a uscire da casa se non in caso di assoluta necessità e senza più frequentare luoghi pubblici.

T.R. avrebbe utilizzato il classico repertorio dello stalker molesto per convincere l’amante a riallacciare la relazione ottenendo, però, l’effetto contrario: denunce su denunce sul suo conto sfociate in una serie di provvedimenti. Avrebbe minacciato la donna di incendiarle l’auto; si sarebbe recato sul posto di lavoro della ex amante chiedendo alle colleghe informazioni sul suo conto. E poi appostamenti sotto casa transitando in auto suonando con insistenza il clacson sia di giorno che di notte; messaggi ripetuti con cui intimava la donna ad uscire da casa e a incontrarlo. In alcuni casi le molestie sarebbero sfociate in episodi di violenza.

In un’occasione, T.R. avrebbe lanciato pietre contro la persiana della finestra appostandosi sotto casa e inviando alla donna messaggi del tipo: “Sei ancora qua, ti controllo”; “Non hai capito che io e te fino alla morte”. Particolarmente emblematico quanto accaduto in un episodio collocato temporalmente alle prime luci del giorno. T.R. sarebbe transitato nuovamente sotto casa della ex amante colpendo la persiana della finestra e in una successiva telefonata le faceva sentire in sottofondo il rumore di una motosega.

Le varie denunce sporte dalla donna hanno poi convinto a disporre un divieto di avvicinamento alla persona offesa per fungere da deterrente ad una situazione ormai diventata insostenibile, misura aggravata successivamente con gli arresti domiciliari. L’imputato era assistito dall’avvocato Daniele Scala. La persona offesa, invece, si è costituita parte civile con l’avvocato Angelo Vetrugno e verrà risarcita in separata sede.