F.Oli.

GALATINA (Lecce) – Lasciati a digiuno, senza potersi lavare e vittime di punizioni estremamente severe ogni qualvolta veniva violato il rigido regolamento. Irrompono le testimonianze di tre ex ospiti della comunità rieducativa “L’Aquilone” di Galatina nel processo sui presunti maltrattamenti compiuti dal responsabile Bruno Dollorenzo all’interno della struttura. Due ragazze e un ragazzo (all’epoca dei fatti minorenni) sono stati sentiti davanti al giudice monocratico monocratico Sergio Tosi e il lungo ascolto è servito per blindare, ancora di più, il clima da “lager” instaurato all’interno della struttura dal responsabile con le accuse di abuso dei mezzi di correzione, maltrattamenti verso fanciulli e violenza privata, reati tutti aggravati. In alcuni casi, infatti, gli abusi sarebbero stati riservati anche a ragazzini affetti da problemi psichici. Tornando a quanto avvenuto in aula, prevedibilmente scossi e turbati nel dover ricordare fatti che stanno cercando di lasciarsi alle spalle, i tre testi non si sono sottratti alle domande del pubblico ministero Stefania Mininni.

I ragazzi hanno riferito di aver assistito a punizioni estremamente severe nei confronti di altri ospiti per opera di Dollorenzo; hanno parlato di ragazzi lasciati a digiuno a cena se non rispettavano il rigido e ferreo regolamento posto a base del comune vivere; è stato confermato lo scarso igiene cui erano costretti per una turnazione delle docce estremamente severa che non consentiva di potersi lavare ogni giorno. E poi i tre testi hanno anche rispolverato la scarsa qualità del cibo a colazione come a pranzo e a cena. Una ricostruzione precisa, dettagliata, puntuale, non condizionata dal tempo trascorso che ha scosso e neppure poco chi era presente in aula. Il processo è stato aggiornato al 28 novembre quando dovrebbe essere completato l’ascolto degli altri testi.

L’indagine culminò nell’aprile del 2013 con l’arresto del 49enne di Sogliano Cavour. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria distaccata in Procura svelarono uno spaccato inquietante andato avanti tra il 2009 e il 2012. Ragazzini rimasti in ginocchio per ore a lavare i piatti o a mangiare in disparte. Abbandonati in condizioni di vita disagiate: abbigliamento usato, con una doccia a settimana e senza provvedere al ricambio della biancheria intima. Il processo dovrà accertare anche altre accuse: ragazzi lasciati andare a scuola senza libri, quaderni, occhiali da vista e merenda nonostante Dollorenzo riscuotesse una retta giornaliera di 75 euro per minore (per questo filone d’indagine il 49enne di Sogliano Cavour è stato, di recente, condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione).

I dettagli su quanto accadeva nella struttura sono stati svelati da una decina di ex ospiti ascoltati anche con l’incidente probatorio. Emblematico fu il racconto di uno dei primi episodi che diede l’incipit all’inchiesta: nel febbraio del 2012 un ragazzo della provincia di Brindisi si presentò in caserma per raccontare di essere scappato dalla comunità: insieme ad altri compagni era stato preso a cinghiate e a colpi di stracci bagnati.

Solo in tre si sono costituiti parte civile con l’avvocato Paola Scialpi. Sono entrati nel processo anche l’associazione Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) con l’avvocato Enrica Galasso e il Comune di Galatina con l’avvocato Bruno Ciccarese. Dollorenzo è difeso dagli avvocati Francesca Conte e Mario Coppola.