di Julia Pastore

S. CATERINA (LECCE) – Amici che si scambiano gli auguri di Natale, bar affollatissimi con la musica a tutto volume, chi sorseggia un “cocktail”, chi chiacchiera, chi è appena arrivato nel cuore della movida di Santa Caterina. Poi, d’un tratto, la marina di Nardó sembra

Arrivo della luce di Betlemme a cura degli Scout Nardò 2

arrestarsi ed osservare un religioso silenzio. Già, religioso: circa 130 ragazzi del gruppo Scout Nardó 2 scendono da una barca giunta al porticciolo, per recarsi in pellegrinaggio verso la pineta parrocchiale in Via Pietro Micca, dove é stato allestito il presepe vivente, e per consegnare la luce di Betlemme. Al loro passaggio in piazza, tutti si sono fermati un momento ad osservare e pregare e si sono imposti di interrompere i loro momenti di convivialità natalizia.

La luce di Betlemme è la luce della pace che da Betlemme giunge a tutti i popoli, attraverso una staffetta che arriva anche in Italia ed è la luce che originariamente è stata accesa dalla lampada sempre ardente sulla grotta di Betlemme.

Stella in pellegrinaggio verso il presepe vivente

L’”iter” presepiale si apre con uno spazio preposto al censimento, dove siedono alcuni soldati romani e, dirimpetto, una matrona; si susseguono poi varie installazioni che riproducono le attuali occupazioni artigianali nostrane: dalle tessitrici all’arte della cartapesta, e poi ancora filatrici, lavandaie, pescatori e calzolai. Vi sono inoltre Erode ed Erodiade nonché la postazione dei sacerdoti: la si riconosce dalla stella ebraica e dal candelabro a sette braccia, sette come i giorni della settimana: “e fu sera e fu mattina”, recita la Genesi. Difatti la luce scandisce il passaggio dalla notte al giorno, ogni giorno, per sette giorni.
Curiose sono le zone di ristoro, dove i ragazzi del Catechismo e degli Scout giocano a carte, alimentano il fuoco e vendono “pettole”, pucce, panini e pezzetti di carne di cavallo ai visitatori. Ma ancor più curioso é vedere come le signore anziane si mettano all’opera nell’insegnare a realizzare la pasta fatta in casa (orecchiette e i tipici “minchiareddhi”) alle mamme dei ragazzi impegnati nel progetto del presepe vivente.
Si approda infine alla grotta della Natività, dove il bastone di San Giuseppe è un bastone fiorito, ricoperto sulla cima da gigli bianchi. La motivazione risale ad alcuni Vangeli apocrifi (popolari e non canonici, dunque), che narrano che il bastone del padre putativo di Gesù, originariamente secco, fiorì perché San Giuseppe, rivolgendosi all’angelo che gli apparve per annunciare la nascita del Messia, gli disse: “Se é vero quanto mi stai dicendo, che questo bastone secco fiorisca!”, ed ecco che fiorí (secondo tale versione apocrifa).

<<Questo è un presepe che si distingue per la capacità di valorizzare la dimensione pastorale della comunità parrocchiale: lo abbiamo realizzato ponendoci nella continuità di una tradizione già avviata molti anni fa, nel segno della massima gratuitá e dello spirito di comunione fraterna, che mi auguro possa crescere sempre più>>, ha affermato il parroco di Santa Caterina, Don Francesco Martignano.
Il presepe vivente sarà rappresentato come ultima data il giorno dell’Epifania (dalle 17 alle 20) e vedrà protagonista l’arrivo dei tre Re Magi, che giungeranno dal Porticciolo verso la grotta.