F.Oli.

SALVE (Lecce) – Ridotta in Cassazione da 5 anni a 4 anni e 6 mesi la condanna inflitta in Appello ai danni di Sigilgrido Urso, 58enne di Salve, direttore dell’ufficio postale di Barbarano, accusato di aver intascato le somme dei libretti postali di due clienti. Lo sconto di pena è stato motivato dall’annullamento senza rinvio per un’accusa di falso perché non è più previsto dalla legge come reato. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i giudici della seconda sezione penale della Suprema Corte hanno confermato il risarcimento di 50mila e 30 mila euro per le due parti civili assistite rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Fersini e Marco Ruta.

Urso venne anche arrestato dagli agenti della polizia giudiziaria della polizia di stato con le accuse di peculato aggravato e continuato, truffa, falso, violazione di corrispondenza, e indebito utilizzo di carta postamat. L’ex direttore delle Poste venne poi scarcerato dal Tribunale del Riesame. Le indagini fanno riferimento al periodo che va da maggio 2009 a maggio 2010. Nel 2009, l’allora direttore delle Poste avrebbe effettuato cinque prelievi dal conto di una cliente. Dalla donna si sarebbe fatto firmare, ogni volta che andava a ritirare la pensione della madre ed a volte recandosi anche presso la sua abitazione, dei fogli in bianco giustificando che si trattava di documentazione necessaria per “sbrogliare” dei buoni postali fruttiferi. In realtà li avrebbe compilati utilizzandoli come ricevute di pagamento delle somme apparentemente prelevate con il postamat.

Otto prelievi, invece, nel 2010. Inoltre, utilizzando una carta postamat mai consegnata alla cliente e attivata quello stesso giorno si sarebbe appropriato della corrispondenza relativa al conto corrente postale della donna. E l’escamotage sarebbe stato anche singolare. Urso, infatti, avrebbe dato precise indicazioni al portalettere motivando tale ordine come un’esplicita richiesta dell’anziana con problemi famigliari. C’è poi la seconda vittima residente sempre a Barbarano. Il direttore si sarebbe impossessato di 20mila euro dal libretto di risparmio della donna prelevando somme maggiori rispetto a quanto richiesto. Nel frattempo il direttore, difeso dall’avvocato Stefano Prontera, è stato trasferito di sede.