di Francesco Oliva

LECCE – Temeva di ricoprire un incarico estremamente delicato in un ufficio dove non era facile cambiare abitudini radicate da tempo quando si è insediato. E, ora, a esperienza politica ultimata e con la bufera giudiziaria che lo ha travolto, esterna la propria avversione per il mondo della politica; un mondo che non sente più suo. E’ questo, in pillole, il sunto del primo interrogatorio rilasciato dall’ex assessore e consigliere comunale Attilio Monosi davanti ai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci nell’inchiesta sugli alloggi popolari. Risale al 28 settembre. Insieme ai propri avvocati, i legali Riccardo Giannuzzi e Luigi Covella, Monosi ha deciso di incontrare i magistrati inquirenti in un lungo faccia a faccia. Un interrogatorio il cui contenuto è ora allegato agli atti del processo che scatterà giovedì prossimo con l’udienza preliminare.

Nel verbale, di 93 pagine, contesta alcuni passaggi dell’ordinanza, modula le risposte, scaccia le accuse da sé e riporta come veniva gestito l’ufficio. “Sapevo di essere seduto su una bomba ad orologeria” viene riportato nel verbale. “Quando sono arrivato nell’ufficio Case volevo mettere ordine ma mi sono ritrovato tre proiettili. Per quanto riguarda la questione delle case parcheggio presi atto che le case venivano assegnate sulla base di una scelta abbastanza povera di elementi oggettivi; c’era una relazione degli assistenti sociali e poi una delibera di giunta, quindi la definirei, anche oggi abbastanza discrezionale”. “Appena insediatomi emerse la volontà di ridimensionare e di razionalizzare il tutto e il buon giorno fu i primi di gennaio del 2013 tre proiettili in casa”. Voleva mettere ordine in un ufficio in cui si andava avanti per “discrezionalità” l’appena eletto assessore. Anche se, relativamente a due assegnazioni, il taglio con il passato non si sarebbe notato. Perché ci sarebbe stato l’avallo di Monosi su un paio di concessioni ritenute sospette. Riferisce il pm: “No in questi due casi non c’era differenza e quindi li ha fatti nonostante volesse mettere ordine”. Al che Monosi risponde: “Certo certo”.

Oltre a parziali ammissioni l’ex assessore, nel corso dell’interrogatorio, ha allargato lo spettro delle responsabilità su presunte gestioni opache: “Vi era un orientamento comune, non era un orientamento di Attilio Monosi. Se non c’è una regolamentazione precisa, rigida a fare delle scelte che io non volevo fare, scelte che io non volevo assumermi la responsabilità per cui al di fuori di questi due casi, io queste persone non le ho mai viste in faccia; non le ho mai ricevute; io ho firmato due delibere e stop e basta; io ero convinto che al di fuori ero convinto che attraverso una regolamentazione io stessi facendo bene, poi magari ho sbagliato tutto…”. Emblematico il caso sulle assegnazioni di quattro punti che avrebbero liberato gli alloggi parcheggio con una delibera illegittima necessaria per poter consegnare ad altri soggetti le abitazioni. Per ottenere il punteggio aggiuntivo la condizione imposta dalla legge regionale era vivere in un “locale improprio adibito ad alloggio”, come stalle, grotte, baracche e dormitori pubblici”.

Sul punto Monosi batte su un punto molto chiaro: “Era una prassi dell’amministrazione. Questi quattro punti sono stati assegnati anche nella vecchia graduatoria del ’99 e nel 2017; giusta o sbagliata che sia non entro nel merito, cioè i quattro punti non sono proprio entrato nel merito di come siano stati dati”. Il riferimento è a Monica Durante che viveva in una casa parcheggio ed era ritenuta portavoce del gruppo di abusivi vicini a Luca Pasqualini.

Monosi sviscera poi rapporti con gli altri indagati eccellenti. “Con Antonio Torricelli ci sono stati sempre rapporti di grande cordialità ma l’unico incrocio sulla vicenda si chiama Vanessa Tornese (una delle presunte beneficiare degli alloggi ndr”). E poi i contatti con Luca Pasqualini che si incrociano con l’assegnazione degli alloggi di via Potenza in un clima di minacce, intimidazioni e ritorsioni. “Io con Pasqualini non ho mai avuto rapporti neppure di cordialità se non per gli alloggi di via Potenza per i quali ricevetti forti pressioni da Pasqualini. Dovevano essere assegnate prima dell’individuazione evidentemente qualcuno li aveva…Si presentò una certa Durante sponsorizzata da Pasqualini. Nell’indivuiduazione dei venti assegnatari dalla graduatoria (individuata fra la superficie dell’immobile e componenti del nucleo familiare) ho preso la determina e quindi può essere saltato qualcuno per dimensionamento salvo che…”.

Una giustificazione contestata dai magistrati nel corso dell’interrogatorio. In particolare gli inquirenti ipotizzano il sospetto che il salto si sarebbe consumato perché i nominativi non facevano parte di quel gruppo selezionato per motivi di preferenze elettorali. Tanto che Monosi rimane vago nella sua risposta: “Non lo so. Se fosse stato così sarebbe stata compiuta un’illegittimità macroscopica”. Risposta che suscita l’immediata replica dei due magistrati: “E’ questa che è stata commessa; è stata commessa una illegittimità macroscopica”. Tanto che gli inquirenti contestano apertamente i criteri di valutazione giudicati per nulla oggettivi.

Alla luce degli effetti collaterali della sua esperienza a Palazzo Carafa, infine, Monosi ha le idee chiare sul suo futuro. Riferisce agli inquirenti di voler tagliare i propri contatti con il mondo politico perché sente di non appartenergli più. “Mi hanno asfaltato, io la politica non la voglio vedere più, cioè nell’ordinanza viene detto “ritorna”, mi hanno costretto a rimanere candidato…Io ho pregato perché noi perdessimo al Consiglio di Stato; ho pregato per la questione dell’anatra zoppa…Ho partecipato al Comune da quando mi sono insediato come consigliere comunale a quando mi sono dimesso solo pochissime volte; avevo l’idiosincrasia ad avvicinarmi al Palazzo di Città, proprio veramente la repulsione, cioè io non voglio vedere Palazzo Carafa, ma non voglio vedere l’apparato politico, magari manterrò qualche contatto di natura personale, ma io la politica non la voglio proprio vedere è chiaro”.