F.Oli.

BORGAGNE (Lecce) – Si era offerto di aiutare un ragazzino (all’epoca dei fatti di 16 anni) in un momento per il minore estremamente difficile. Reduce da un intervento chirurgico per una frattura ad un piede non poteva deambulare e non poteva neppure frequentare la scuola. E quell’amico di famiglia avrebbe rappresentato per lui più di un appoggio in un periodo molto complesso. Da maggio a giugno 2014 quell’uomo più grande di lui si sarebbe offerto di portarlo in giro in macchina; lo avrebbe accompagnato in pizzerie e paninoteche pagandogli le consumazioni; gli avrebbe offerto delle sigarette. Non gli avrebbe fatto mancare nulla. Ma dietro a quell’apparente generosità si nascondeva un’altra identità uscita fuori dopo una settimana: quella del molestatore. Senza alcuno scrupolo e senza un minimo di rispetto per la dignità del ragazzino completamente plagiato.

Forte del clima di fiducia instaurato si sarebbe appartato in zone di campagna dove avrebbe approfittato del minore per soddisfare le sue voglie sessuali. Per il ragazzino rompere il muro del silenzio e della vergogna non è stato facile. In silenzio con i suoi genitori è stato un sacerdote a offrigli il suo contributo disinteressato per consentirgli di uscire da un blocco psicologico che lo aveva colpito tanto da isolarsi dal gruppo di amici. Il sacerdote, infatti, era stato informato da alcuni ragazzi che frequentavano la sua parrocchia della condizione di disagio del ragazzo.

Da lì è scattata un’indagine coordinata dal pubblico ministero Maria Consolata Moschettini che si è arricchita di episodi di presunte violenze su un 14enne nell’ottobre del 2013 e su un altro minore di appena 13 anni sempre in quel periodo. Nelle scorse ore l’uomo, un 40enne di Borgagne (frazione di Melendugno) è finito sotto processo. Il gup Edoardo D’Ambrosio ha rigettato la richiesta di una perizia, avanzata dagli avvocati Mario Blandolino e Giacomo Di Candia, per accertare lo stato di capacità di intendere e di volere (sulla base di una consulenza di parte che aveva rilevato disturbi della personalità che portavano ad una incapacità). La difesa, a quel punto, ha optato per l’abbreviato secco che si discuterà il 19 luglio. Il ragazzo, all’epoca di 16 anni, si è costituito parte civile con l’avvocato Francesco Calabro e ha chiesto un risarcimento danni di 100mila euro.