di F.Oli.

SQUINZANO (Lecce) – Non avrebbero nè denunciato e neppure informato il dirigente scolastico nonostante fossero a conoscenza delle presunte violenze di un collaboratore scolastico su una studentessa. Tradotto in termini giuridici si sarebbero macchiati di un reato che nel codice penale rientra nell’omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale. E ora il vice preside e un’insegnante sono finiti sotto inchiesta. I loro nomi sono stati messi nero su bianco in un avviso di chiusa inchiesta, a firma del pubblico ministero Stefania Mininni, in un filone parallelo all’inchiesta sulle presunte molestie su una 17enne avvenute in un istituto scolastico di Squinzano.

Entrambi sapevano ma non hanno parlato confidando, magari, che quell’episodio non sarebbe mai finito all’attenzione di investigatori e inquirenti. Tant’è. Le presunte molestie sono invece confluite in un fascicolo così come i loro nomi in un procedimento parallelo. Questo perché, ipotizza la Procura, avrebbero omesso di denunciare all’Autorità Giudiziaria il reato di violenza sessuale. Così come avrebbero omesso di riferire – quantomeno al dirigente scolastico che avrebbe potuto adottare idonei provvedimenti – le confidenze dell’alunna per fatti di particolare gravità denunciati solo alcuni mesi dopo. Nei giorni scorsi un primo avviso era stato notificato al collaboratore scolastico accusato di violenza sessuale. Il prosieguo delle indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Squinzano, ha poi svelato che all’interno della scuola più qualcuno aveva raccolto le confidenze della studentessa vittima di presunte molestie ma avrebbe preferito soprassedere venendo meno ai propri doveri di pubblico ufficiale.

Il caso risale al 13 gennaio scorso. Secondo quanto accertato, la ragazza avrebbe incrociato il collaboratore mentre scendeva le scale per raggiungere il piano terra e prelevare così una merendina dalle apposite macchinette. Il presunto molestatore avrebbe accompagnato la studentessa in ascensore che non avrebbe mai immaginato cosa le sarebbe potuto accadere di lì a poco. Nell’elevatore, però, l’uomo avrebbe avanzato delle lusinghe e allungato le mani sulla giovane studentessa mentre scendevano al piano interrato (dove si trova un deposito di vecchi banche e lavagne rotte). Risaliti e raggiunto il primo piano, il collaboratore avrebbe toccato la minore nelle parti intime. Una versione ribadita anche nel corso dell’incidente probatorio quando, a novembre, la ragazza è stata ascoltata davanti al gip. L’intera vicenda, giorni dopo, ha offerto un seguito in strada dove il collaboratore è stato picchiato dal padre della ragazza e ricoverato in ospedale dove gli sono stati applicati ben 175 punti di sutura.