LECCE – Il percorso della presenza francescana, tra i luoghi sacri della città di Lecce, ci porta a trenta passi fuori le mura “dirimpetto al bastione di S. Francesco di Paola”, dove si trova la chiesa con annesso convento di S. Maria di Ognibene nota anche come S. Antonio fuori le mura.

Antica dimora dei Padri Agostiniani Scalzi, fu abitata per un certo periodo, precisamente dal 1643, dai Frati Minori Osservanti.

I cronisti leccesi nelle loro descrizioni hanno esaltato la bellezza sia del convento sia della chiesa, che ancora oggi, custodisce l’antica superbia della struttura. In seguito alle leggi napoleoniche del 1810, che portarono alla soppressione degli ordini, il convento fu adibito prima a caserma di gendarmeria ausiliare e, successivamente, passò al Patronato Ecclesiastico Regolare.

I Frati Minori Osservanti, espropriati dal loro antico convento di S. Antonio della Piazza, incontrarono la benevolenza di don Giovanni della Ratta, un benefattore entrato, nel frattempo, in possesso del giardino e del convento. Con atto notarile redatto dal notaio leccese Nicola Pignatelli, datato 6 giugno 1829, donò la proprietà ai Frati Minori Osservanti. «Francesco I di Borbone il 18 marzo 1830 approvò ‘la ripristinazione del Convento dei Francescani Osservanti di Lecce nel locale dei soppressi Agostiniani Scalzi esistente in questa città’», che fu da loro intitolato a S. Antonio fuori le mura.

Nel 1838 la famiglia religiosa era composta da circa 40 frati, compresi gli studenti di filosofia e teologia. Trasferita da Ugento in questa sede la Curia Provinciale, spesso in questo convento si svolsero i Capitoli Provinciali. Col Capitolo del 1860 si chiuse la storia francescana del convento leccese di S. Antonio fuori le mura.

La legge del 7 luglio 1866 portò alla chiusura definitiva del convento, che fu adibito a caserma, gendarmeria, magazzini e laboratorio militare.

Attigua al convento è la chiesa barocca, nota anche come ‘Santa Maria di Ognibene’, cosiddetta perché intorno ad essa c’era un grande giardino, ricco di ogni albero da frutto. A due ordini conserva ancora quattro statue nelle loro nicchie. La facciata è caratterizzata da un timpano spezzato che accoglie la statua della Madonna col Bambino. L’interno è costituito da un’unica navata a croce latina, con tre cappelle per lato  intercomunicanti. L’altare è stato abbattuto, mentre ai lati si possono ancora osservare, a sinistra, quattro altari di età barocca e, a destra, quattro altari di periodo ottocentesco. La chiesa veniva detta  dei Coronatelli,  in quanto i Padri Agostiniani Scalzi veneravano la Vergine Incoronata.

L’intero complesso architettonico sopravvive e risplende grazie al restauro del 2017, che ne ha reso possibile l’apertura al pubblico. Significativo è anche il completamento degli spazi esterni e del Giardino di Ogni Bene, caratterizzate da specie arboree tipiche del paesaggio salentino, querce, cipressi, alberi da frutto e piante aromatiche e da fiore.

Un luogo della nostra storia che riprende vita: da monastero, importante centro di attività culturale e religiosa, a traccia storica della nostra terra che va riscoperta e rivalorizzata. Una bellezza architettonica che colpisce anche l’occhio del passante distratto,‘pietre’ che profumano di storia e  che rivendicano di ridivenire spazio significativo, religioso e culturale, della nostra città.

                                                                                  di Manuela Marzo

 

*Fonte e approfondimenti: Il francescanesimo a Lecce, in Fulgenzio, un secolo di presenza francescana. Lecce, 2001, Edizioni Del Grifo.