LECCE – I professori bocciati all’ultima prova (quella orale) per accedere al preziosissimo corso sul sostegno organizzato dall’Università del Salento ritengono di aver subito una enorme ingiustizia e la scorsa settimana hanno chiesto al nostro giornale di parlare di questa vicenda. Il percorso per diventare professori nella scuola italiana si è allungato oltre ogni ragionevole tempo (considerato l’esiguo stipendio) e richiede ultra specializzazioni per acquisire idoneità e punteggi che prima non erano necessari, ma è anche colmo di ostacoli (soprattutto burocratici) e fa invecchiare gli aspiranti prof in attesa di lunghi e costosi concorsi (dove è inevitabile il business di libri, enti di formazione, corsi di preparazione, alberghi e agenzie che li organizzano) e ricorsi. Oggi torniamo a parlare della storia di un corso universitario per abilitare al sostegno. Abbiamo interpellato anche l’Università del Salento: i vertici universitari, ritenendo la vicenda molto complessa e delicata, intendono aspettare il pronunciamento dei giudici e demandano gli eventuali interventi agli uffici legali. Tra aprile e maggio i 13 ricorrenti hanno preso parte alla difficile ed attesa selezione di docenti da specializzare in sostegno didattico. “Un’importantissima opportunità per la carriera professionale di molti, requisito fondamentale per concorrere all’imminente concorso ordinario sul sostegno e di inserirsi di diritto nelle graduatorie di Istituto che si aggiorneranno nel 2020, ma, soprattutto, una concreta risposta all’emergenza evidenziata dalla Scuola Italiana, che lamenta da tempo una endemica carenza di ‘professionalità’ tra gli organici scolastici di sostegno”.

Le Università italiane hanno gestito in autonomia le proprie selezioni, nel rispetto dei criteri previsti dal bando del Miur con DM 92 del 9/2/19. “Ed è nell’applicazione di criteri di selezione dubbi ed opinabili da parte dell’Università del Salento che trova luogo la disavventura di noi candidati finalisti – spiegano i prof – Il giorno 20 Luglio 2019 abbiamo quindi avviato la nostra class action con un ricorso presso il Tribunale Amministrativo per la Puglia (sede di Lecce) che, previa il riconoscimento di estrema gravità, ci ha ‘rimandati a settembre’, perché le lezioni erano già iniziate. “Strano perché il nostro legale (Avv. Antonio Salerno con sede legale a Salerno), proprio per questo aveva richiesto un provvedimento monocratico d’urgenza (ex art. 56 C.P.A). Trattamento diverso, invece, quello riservato ad una collega nella nostra stessa situazione che segue dall’inizioQuindi, nellattesa che si celebri l’udienza dell’11 settembre, abbiamo deciso di rendere pubblico il nostro urlo di Giustizia!”

Risultano non idonei tutti i 13 che avevano superato brillantemente le prime due prove scritte. Il numero di idonei coincide esattamente con il numero di posti messi a bando. La Commissione della secondaria di primo grado ha valutato tutti con lo stesso indecoroso ed insufficiente voto: 15/30 (13 persone), quelli a cui nulla era stato chiesto a proposito delle prove scritte, come previsto da bando, ma avevano risposto comunque brillantemente, quelli ai quali era stata chiesta solo l’esperienza lavorativa e non un accenno alla parte didattica. “Perché non creare quindi una graduatoria da scorrere con vincitori ed idonei non vincitori? Perché farci fuori se, considerando che ben 16 candidati avevano concorso per più classi, ci sarebbe stato posto per tutti?” – si chiedono gli aspiranti professori di sostegno. “Da qui la decisone di vederci chiaro, quindi, da un accesso agli atti amministrativi abbiamo appreso che le prove orali erano durate 4-5 min a testa. Ma come può una commissione stabilire che sei non idoneo in così poco tempo? 

I 13 ricorrenti spiegano che non ci sono verbali d’esame ad personam  di griglie di valutazione, né appunti di alcun genere. È assai improbabile che al termine di una sessione di esame la commissione sia stata in grado, in modo mnemonico, di ricostruire la performance di ogni candidato ed assegnare un reale ed analitico punteggio alla prova del singolo. “A maggior ragione se poi il risultato degli esami è stato reso noto ai candidati solo 10 giorni dopo la prima sessione. In ultimo, ma non di minore importanza, abbiamo appurato che al contrario di quanto avviene per ogni procedura concorsuale, i criteri di valutazione predeterminati per la prova orale (‘correttezza, congruenza ed esaustività delle risposte’), sono privi dei singoli pesi valutativi, sono ‘preconfezionati’ ed estremamente generici e, soprattutto, non sembrano concretamente essere stati applicati all’orale visto che dagli atti non si evince alcuna griglia di valutazione con l’evidenza dei criteri ed i relativi punteggi. E come si possono applicare criteri simili alla prova di quei candidati ascoltati solo al riguardo della propria esperienza lavorativa?” 

Per molti dei bocciati, tra l’altro, la media ponderata data dalle sole 2 prove, già supera la media di candidati risultati vincitori, “a testimonianza che la discrezionalità della commissione ha ribaltato una graduatoria che vedeva alti tutti noi non idonei”. Inoltre nessuna università italiana ha “inflitto” così tante bocciature come la nostra università leccese! “Lecce i destini per noi candidati sono stati solo due: o idoneo vincitore o direttamente non idoneo! Nel resto di Italia sono stati prodotti idonei non vincitori ovunque. Sospettiamo quindi di essere stati forzatamente dichiarati non idonei da una commissione che aveva prefissato il numero di aspiranti massimo (se non proprio i nomi) che per il primo grado è stato addirittura inferiore ai posti messi a bando (45 su 50 posti a bando) a grave danno non solo del singolo, ma anche della scuola pubblica”. 

LA CONTROREPLICA ALL’UNIVERSITÀ DEL SALENTO 

“Il comunicato diffuso dall’Università del Salento ci rammenta, giustamente, che le questioni vadano sempre valutate in rapporto al loro contesto.
Per questo occorre fare alcune osservazioni aggiuntive – spiegano i 13 professori ricorrenti –
L’esame di accesso al corso di TFA (Tirocinio Formativo Attivo) è basato su tre prove, due scritte ed una orale.
I ricorrenti che qui scrivono hanno tutti superato brillantemente entrambe le prove scritte, con una media superiore a quella dei candidati che alla fine hanno avuto accesso al corso.
Nessuno di noi ricorrenti discute le votazioni alle prove scritte, in quanto si tratta quantomeno di risultati verificabili, diversamente delle prove orali.

Per eliminare l’eccesso di discrezionalità dal giudizio delle prove orali, le Scienze Didattiche hanno creato procedure di garanzia, che consistono nel definire a priori i contenuti della prova orale ed i criteri di valutazione, nell’ascoltare il candidato per un tempo congruo e nel redigere dopo ogni esame un verbale per singolo candidato, che riporti domande e valutazione delle risposte date.

Nel nostro caso, i criteri sono del tutto generici, il tempo d’esame del tutto inadeguato (5 minuti per candidato) ed i verbali ad personam del tutto assenti.
Il Diritto ci insegna come occorra applicare, in questo contesto come in altri, le disposizioni ministeriali, che in questo caso fissavano i contenuti della prova orale, che doveva “vertere sui contenuti della prova scritta e su questioni motivazionali”.
La Logica ci impone di osservare come sia impossibile che tredici candidati titolati e laureati, selezionati tra migliaia, avendo superato le prove scritte precedenti, in un esame orale della durata di circa cinque minuti non riescano a raggiungere più che la sufficienza, dialogando sui contenuti delle proprie prove scritte e sulle proprie motivazioni.
La Statistica ci impone di osservare come, in tutti gli esami correttamente condotti, i voti dei candidati seguano necessariamente una curva gaussiana, che per capirci è come il profilo di una tartaruga: una testa fatta di pochi voti molto alti, con il numero di risultati che progressivamente aumenta verso un picco di voti centrale (la corazza della tartaruga, ossia la ‘moda’, in termini statistici), per poi assottigliarsi andando verso una coda di voti bassi.

Le prime due prove scritte hanno seguito perfettamente tale andamento, mentre nella prova orale la tartaruga pare avere avuto un incidente che l’ha troncata in due, nel primo grado addirittura mancano del tutto candidati con voti compresi tra 21 e 16, mentre ci sono tredici candidati con l’identico voto di 15 (!). La Sociologia ci induce a considerare il fatto che l’Università del Salento sia l’unica, tra tutte le Università italiane, a non avere avuto, negli esami di accesso al TFA, “candidati idonei in posizione non utile”, quindi nel contesto delle centinaia di migliaia di candidati e di tutte le decine e decine di esami tenutisi nelle diverse Università l’anomalia risalta in modo ancor più lampante; inoltre, come è normale aspettarsi (per logica), tra tutte le centinaia e centinaia di candidati che hanno superato le prove scritte nelle altre Università, sono rarissime eccezioni quelli che negli orali non abbiano raggiunto il voto minimo di 21, la maggior parte delle volte negli elenchi non se ne trova nemmeno uno.

L’Osservazione Scientifica impone a questo punto di proporre delle ipotesi, che possono essere solo tre:
1. le suddette discipline, che si studiano in tutte Università compresa quella del Salento, non hanno valore alcuno;
oppure
2. tutte le altre Università Italiane hanno condotto in modo anomalo i loro esami;
oppure
3. l’esame dell’Università del Salento presenta vistose ed inspiegabili anomalie. 
La Filosofia ci impone tuttavia di utilizzare, nel valutare le tre ipotesi, il ‘rasoio di Occam’ che re-cita: ‘A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire’, ai lettori la soluzione del dilemma.
Un’ulteriore precisazione, riguardo sempre al commento da parte dell’Università del Salento, inviato in merito all’articolo apparso l’8 agosto 2019 sul Corriere Salentino, dal titolo ‘La rabbia degli aspiranti prof: ricorso per la bocciatura, superate brillantemente le prove scritte in Università’, nella parte in cui l’Università comunica ‘anche se la questione andrebbe valutata alla luce delle migliaia di partecipanti alla selezione che ne hanno accettato il giudizio’, al contrario ci risultano ricorsi fin dalla preselettiva, il nostro stesso legale, Avv. Antonio Salerno (con sede legale a Salerno) ha dimostrato per ben 22 persone, partecipanti allo stesso concorso, come in generale le prove cui sono stati sottoposti i candidati fossero fallaci.

Per concludere, è importante sottolineare che, come generosamente ci concede l’Università del Salento, sarà la Magistratura a decidere sulla questione, ma questa non è la battaglia di 13 candidati delusi: questa è una battaglia della Società Civile per la Società Civile, perché a tutti in futuro sia riconosciuto il diritto di avere esami orali congrui, verbalizzati e valutati con criteri espliciti, è con battaglie come questa che si fanno quei passi in avanti che potranno portare l’Italia a superare la madre di tutte le crisi: la mancanza di meritocrazia.