LECCE – È andata in frantumi la vetrina dell’edicola votiva di via Rubichi, in pieno centro storico. I centri storici di tante città salentine sono ricchi di queste piccole strutture architettoniche che proteggono spesso dipinti antichi, alcuni dei quali sono delle vere e proprie opere d’arte. Queste piccole strutture vengono definite “tempietti” dal latino aedicula, diminutivo di aedes (“tempio”). La scuola, però, per qualche vandalo che cammina sguinzagliato, non ha raggiunto gli obiettivi di dirozzamento minimo, per evitare che il permanere dello stato di scimmia induca un soggetto a inveire, senza alcuna ragione, sulla cultura e sulla storia leccese. A darne notizia per primo, lo storico specializzato nel campo dell’arte leccese, Mario Cazzato, con delle foto postate sul gruppo Facebook “Vivere Lecce”.

Oltre a danneggiare l’edicola, gesto ignobile certamente, mette a rischio un’opera che dovrebbe essere maggiormente valutata, poiché è una copia di ottima fattura della famosa ‘Pietà’ di Annibale Carracci, del 1600, il cui originale si trova presso il Museo di Capodimonte di Napoli – spiega l’esperto – Quanta ignoranza continua a esserci a Lecce, disconoscendo importanti opere come tesori da preservare meglio. Come la copia della ‘Notte di Dresda’, presso la chiesa del Rosario, che non viene citata dalle guide. La differenza tra le due opere è nel cielo, notturno e oscuro nell’originale, sostituito da un cielo diurno che sovrasta una marina nella copia. Anche la cornice, che riporta la dicitura ‘Stabat Mater’ (alternativa latina per indicare la Pietà) è da preservare”. L’assenza di telecamere non aiuterà gli investigatori, ma lo storico leccese lancia l’appello: “Chi sa parli!”.