TREPUZZI (Lecce) – Si è difeso negando a spadatratta di aver mai molestato il 2 lugllio scorso una bambina di 10 anni all’interno del suo negozio di alimentari. Dopo l’arresto, il clamore mediatico e quattro giorni trascorsi nel chiuso del proprio domicilio F.P., 71enne, di Trepuzzi, è comparso davanti al gip Giulia Proto per l’interrogatorio di garanzia al quinto piano del Palazzo di Giustizia. L’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Savoia, ha ribadito quanto già dichiarato nella caserma dei carabinieri subito dopo la pubblicazione della notizia sulle presunte molestie sulla bimba su questo sito. Mai e poi mai avrebbe allungato le mani sul corpo della ragazzina limitandosi a riferire alla minore che indossava una maglietta molto larga.

Ha confermato che i contatti con la ragazzina si sarebbero limitati all’acquisto delle salviettine e al regalo di un pacchetto di caramelle peraltro alla presenza di altri due clienti. Per il momento il suo avvocato non ha presentato istanza di scarcerazione ma, a breve, depositerà indagini difensive per dimostrare come F.P. non sia mai stato un molestatore; lui padre di famiglia che ha cresciuto i prorpir figli inculcando loro la cultura del lavoro e del sacrificio.

Eppure le indagini coordinate dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci e condotte dai carabinieri della locale stazione al comando del luogotenente Giovanni Papadia avrebbero raccolto una mole di elementi tale da chiedere e ottenere dal gip Proto una custodia cautelare ai domiciliari.

Negli atti sono confluite le dichiarazioni ritenute attendibili rilasciate dalla bambina nel corso dell’ascolto protetto; le contraddizioni nella ricostruzione fornita dall’indagato al cospetto dei militari e la reazione spaventata dello stesso quando, nel negozio, subito dopo le presunte molestie, si è presentato il padre della bambina per farsi giustizia da sé. F.P. cercò di difendersi quando vide davanti a sé quell’uomo con intenzioni per nulla amichevoli: “Aspetta…aspetta che mo ti spiego” avrebbe detto scatenando la reazione violenta dell’uomo che interpretò quelle parole come una confessione istintiva del presunto molestatore di sua figlia.