CARMIANO (Lecce) – Lo spessore del capoclan lo si intuiva dalle sue stesse dichiarazioni. Subito dopo il suo arresto in carcere Fernando Nocera esaltava il proprio carisma criminale per differenziarsi dagli altri detenuti tranistati poi nella pattuglia dei collaboratori di giustizia. Tutti avrebbero dovuto prendere esempio da lui. Tanto che Nocera sentenziava in una conversazione intercettata dai carabinieri del Ros: “Devono imparare da me, devono farsi la galera … non gli piace la caramella? …però mai mai mai e poi mai, anzi suicido, faccio prima … “. Mai pentirsi. Al più il suicidio. Regole della vecchia criminalità che Nocera avrebbe rispettato alla lettera tanto che il 62enne avrebbe beneficiato del rispetto per la sua caratura criminale. Ma che avrebbe dovuto subire l’onta di un furto nella sua abitazione.

Alcune conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros consentono di comprendere la caratura di Nocera negli ambienti malavitosi. I colloqui tra il 18 e il 24 dicembre del 2017 valgono a conferma del rispetto e della deferenza diffusamente tributatigli nel contesto di appartenenza; evidenziano le regalie di cui beneficiava nel periodo natalizio e non solo; l’elevato tenore di vita condotto da una donna a lui vicina come Giuliana Cuna; il trattamento di assoluto riguardo a lui riservato dovunque si recasse (venendo
trattato con “i guanti bianchi”, quale personaggio cui tutti “stendevano il tappeto rosso”).

A conferma del ruolo verticistico rivestito da Nocera risultano estremamente lampanti numerosi dialoghi da cui emergevano le cospicue e svariate regalie che venivano recapitate al presunto capoclan nel periodo natalizio in segno di rispetto e deferenza: panettoni artigianali pregiati, agnelli e capretti, altri tipi di carne e “pensierini” non meglio indicati
Il lussuoso tenore di vita che conduceva Giuliana Cuna grazie all’uomo viene esaltato da alcune intercettazioni: “Sabato mi ha portato in un posto bello proprio, in un ristorante bello proprio, e mi ha portata là, conosce il padrone e ci hanno trattato proprio con i guanti bianchi … tutti conosce questo, dove andiamo andiamo…tutto gli regalano. Gli hanno regalato tre-quattro panettoni … poi quelli buoni, quelli artigianali, uno ce lo siamo già mangiato. Ci stanno i ragazzi, poi la mattina ci portano la colazione, caffè … le crostatine gli portano. Come chiama nà, subito, subito lo sentono …dove andiamo andiamo il tappeto rosso ci mettono … ora mi sta facendo le carte per Equitalia, la rottamazione per levarmi i debiti.

Sempre Giuliana Cuna avrebbe cominciato a lavorare in una ditta, senza assunzione formale, anche grazie alla fama criminale di Nocera che gli aveva trovato una occupazione. In un’intercettazione la donna riferisce: “Sei una di noi mi ha detto…mi tratteranno proprio bene …mi hanno detto di stare in ufficio però io non ne capisco di computer e di quelle cose, quindi mi metteranno all’allestimento fiori … sono proprio contenta oggi.. non devo [ancora] cominciare, ora devo andare lunedì perché oggi non c’era, però me l’ha proposto lui, mi ha detto: ti va bene là? Ho detto io: si, come no”. “Sto contenta del lavoro, sono contenta … quattro ore faccio… ora vediamo quanto è di stipendio, che poi stavo parlando con quella ragazza e mi ha detto che è difficile entrare lì. Ha detto che nessuno entra lì, mi ha detto dovevi avere …per entrare … meno male nà, mi ha fatto una cosa buona l’amore mio …”

Eppure Nocera, quello che preferiva il suicidio al pentimento, ha dovuto subire “umiliazioni” che un capoclan del suo pedigree difficilmente accetta di incassare. Dopo il suo arresto qualcuno aveva osato violare la sua abitazione mettendo a segno un furto. La mattina del 12 marzo, in occasione di un colloquio in carcere, Livia Comelli informa il
marito del furto, assicurando che i “ragazzi” si erano dati subito da fare ed
avevano scoperto che a commetterlo erano stati alcuni rumeni. Nocera non la prende bene. Adirato – anche in virtù della gravità del gesto rispetto alla sua caratura criminale – chiedeva più volte alla moglie- ottenendo conferma- se i “ragazzi” avessero girato per scoprire gli autori. La Comelli diceva che erano stati sottratti solo dei bracciali d’argento e che i ladri per fortuna non avevano trovato gli ori, il Rolex ed i soldi in contanti.

Moglie: per la casa ne parliamo dopo, prima devo darti una notizia brutta, però non ti agitare, è una notizia
brutta che però è finita bene; ok?
Nocera: (fa un cenno affermativo con la testa);
Moglie: hanno rubato a casa
Nocera: nostra?
Moglie: si … non hanno trovato niente per fortuna … perfortuna … mercoledì sera … roba di extracomunitari,
roba di gentaglia, non è roba …
Nocera: in c …
Moglie: eh?
Nocera: (ruota il dito indice in maniera circolare) si sono informati?
Moglie: si si non è … roba di gentaglia … extracomunitari e gente stupida … non hanno trovato …
Nocera: (si avvicina in maniera repentina all’orecchio sinistro della moglie e le dice un qualcosa)
Moglie: è già andato!
Nocera: gli spacca tutto (mima con le mani in maniera visibilmente nervosa) madonna mia!
Moglie: non fare questi versi … non fare questi versi se no …
Nocera: siamo sicuri che sono loro? Siamo sicuri clte sono questi qua?
Moglie: mi ha detto di dirti che è sicuro …
Nocera: extracomunitari di merda!

Ad ogni modo l’episodio era arrivato alle orecchie del clan Tornese e la cosa non era piaciuta sintomatica di qualche difficoltà a controllare la propria zona di compatenza da un capoclan che riceveva regalie ma che aheva subìto un furto in casa.