di Cinzia Ferilli

CASARANO (Lecce) – Dalla rivalità, alla solidarietà. Dai lanci di sassi, all’abbraccio collettivo ad una comunità addolorata espresso con poche semplici parole impresse su due striscioni. Dentro e fuori le mura di uno stadio può succedere tutto ed il contrario di tutto, a volte anche nell’arco di poche ore.

Da una parte c’è la passione e la rivalità calcistica, che se vissuta all’estremo sfocia in episodi di violenza, a cui siamo, tristemente, un po’ troppo abituati. Dall’altra ci sono sentimenti, valori, dolori, che vanno oltre tutto questo, capaci di tradursi in gesti di umanità e vicinanza, sinonimo di empatia e compassione. Cancellano tutto ciò che di brutto c’è stato in precedenza, dando l’impressione che si possa ripartire da zero, che si possa ancora davvero contare sulla bontà dell’animo umano. La perfetta materializzazione di questi concetti si è realizzata ieri pomeriggio, in un’assolata domenica di settembre.

Siamo a Casarano, stadio comunale “Capozza”. In programma il match tra la squadra casalinga, fresca di promozione in serie D, e quella del Taranto, reduce da una sconfitta con il Brindisi. Unica cosa che le accomuna, i colori, entrambe rossoblù. I giocatori non hanno ancora messo i tacchetti sul manto erboso, mentre fuori dallo stadio il clima diventa all’improvviso rovente. Le frange più estreme delle due tifoserie si scontrano a colpi di sassate. Tra loro una rivalità che, secondo i ben informati, risalirebbe ai tempi in cui le due compagini si scontravano in serie C. Radici nel passato, ostilità sempre attuale.

Fuori dal “Capozza” attimi di tensione e pericolo, ben presto esorcizzati dall’intervento delle forze dell’ordine, che riescono a riportare alla calma le tifoserie. Fortunatamente l’episodio riesce a non influenzare la disputa sul rettangolo di gioco. I supporter salgono sugli spalti, si posizionano ai loro posti per incitare i propri rossoblù di riferimento. Le squadre entrano in campo e, dopo il fischio d’inizio, giocano regolarmente la loro partita.

A spazzar via definitivamente l’amaro lasciato dagli episodi violenti pre-partita, ci pensano proprio i tifosi del Casarano. Nel bel mezzo del match prendono in mano due striscioni, li sollevano in modo che tutti possano leggere, soprattutto i tifosi avversari. Stavolta nessun insulto, nessuno sfottò, ma poche semplici parole: “ I bambini di Taranto vogliono vivere”. Una frase che arriva dritta al cuore, che commuove e scatena applausi.

I casaranesi hanno toccato la più grande ferita aperta nell’animo di una città, di una comunità intera, ma l’hanno fatto con tatto, con rispetto. Un piccolo gesto, che ha il sapore di una carezza, a testimonianza che, per quanta rivalità possa esserci dentro e fuori dal campo, si riesca anche ad andare oltre. La compassione e l’umanità, che permettono di scavalcare steccati mentali, ideologici, di qualsiasi natura, diventano i valori che fanno la differenza nella società moderna ma anche in un mondo, come quello del calcio, sempre più spesso demonizzato.

Di episodi che macchiano la genuinità e la bellezza di questo sport, purtroppo, ne sono piene le cronache, ma fortunatamente quelli positivi, come fiori nel deserto, sbocciano anche sugli spalti di uno stadio di provincia. E, come in questo caso, trasformano un pomeriggio partito con i peggiori auspici, in uno da ricordare.

Alla fine di questa domenica calcistica si potrà dire che, anche se sul manto erboso il Casarano ha incassato una bruciante sconfitta, sugli spalti si è guadagnato una vittoria assoluta. In “premio” un messaggio che vale oro, proveniente proprio dal lato opposto dello stadio, dall’altra parte della “barricata”: “Grazie ragazzi”.

Ph. Gigi Garofalo