Patologie gastroenterologiche come il reflusso gastroesofageo sono diffusissime: sottovalutarle o abituarsi a convivere con questo disturbo è un grave errore. La trascuratezza, come le cura sbagliata può aggravare la situazione fino all’ulcera e perfino al tumore, in alcuni casi. La prevenzione, un medico di base più collaborativo con lo specialista, la diagnosi precoce e l’avere a portata di mano un centro che offre un percorso diagnostico completo può rendere di gran lunga più efficiente il nostro sistema sanitario. Le malattie che riguardano la gastroenterologia sono in aumento, forse anche perché mangiamo male, viviamo in un territorio inquinato e utilizziamo con troppa leggerezza farmaci che ci autoprescriviamo.
Ogni anno in Italia sono stimati circa 52.000 nuove diagnosi di tumore al colon con una prevalenza di uomini (29.500 contro 22.900 donne). Ma bisogna fare i conti con un alta percentuale anche di tumori all’esofago. Sono necessari presidi territoriali in grado di fare una corretta diagnosi e offrire competenze e tecnologia insieme, senza far vagare il paziente da uno studio all’altro.
L’incontro tra esperti, che si è tenuto nella sala conferenze del Poliambulatorio dei dottori Maria Luisa e Ruggiero Calabrese, intitolato “La gastroenterologia nella pratica clinica comune” e diretto dal responsabile scientifico Giovanni Luca Rizzo, ha offerto importanti spunti sui temi più disparati, inclusi quelli delle necessarie tecnologie diagnostiche, che il centro cavallinese offre.
In un caldo sabato mattina è stata registrata una forte partecipazione di esperti del settore, che si sono confrontati su diagnosi e cura dei problemi gastroenterologici. Presente anche il vicepresidente della III Commissione Sanità, Paolo Pellegrino, che durante un breve saluto istituzionale ha parlato del rapporto integrato che il privato deve instaurare con il pubblico. “Non un rapporto alternativo: non sono due settori autonomi, ma devono lavorare per ridurre liste d’attesa e viaggi sanitari al nord. Il secondo aspetto riguarda medicina generale: una ridotta offerte ospedaliera impone una collaborazione col medico di base. La diagnosi comincia dallo studio del medico di famiglia e si integra con l’intervento dello specialista”. Il centro Calabrese oggi offre tecnologia all’avanguardia e personale di garantire un percorso diagnostico e terapeutico unico, efficace e agevole.

“Abbiamo ampliato l’offerta puntando su professionalità capaci, giovani e preparate che insieme alla tecnologia di ultima generazione da utilizzare nella fase diagnostica sono in grado di rendere il Centro di Gastroenterologia un punto di riferimento e un presidio per il territorio – afferma la responsabile del Poliambulatorio Calabrese di Cavallino, dottoressa Maria Luisa Calabrese – Offriamo tutti i servizi in un’unico centro evitando il disagio di migrare verso tutta una serie di ambulatori, ma anche contrastando, con un percorso completo, il fenomeno dei pazienti che si rivolgono ai centri del nord. Noi diamo tutti i servizi sul territorio, non facciamo venire medici (come fanno in altri centri) per poi fare endoscopia altro bei centri del nord.
Attuiamo la stessa impostazione anche per altre branche, ad esempio ginecologia e senologia: il paziente deve poter fare tutto il percorso in maniera semplice e senza attese in un’unico centro, capace di offrire qualità, professionalità e tecnologie al passo con i tempi”.

REFLUSSO GASTROESOFAGEO, DIAGNOSI E CURA NELLA RELAZIONE DEL PROF. INGROSSO

Reflusso gastroesofageo, spasmo esofageo diffuso e tanto altro si fanno sentire con il dolore toracico. Quella del reflusso è una sindrome complessa che rende difficile la classificazione. Spesso si associa all’ernia iatale, ma non sempre quando c’è una patologia si verifica l’altra. La barriera antireflusso naturale cede: da qui nasce il problema. L’acido peptico lede le giunzioni intercellulari, che a loro volta favoriscono l’ulteriore penetrazione dell’acido. Nel soggetto che soffre di reflusso si possono manifestare diversi sintomi: tosse stizzosa, mal di gola, infiammazioni varie e persino dolore toracico.
Ci sono diversi modi per intervenire nell’attivazione della barriera antireflusso, molti ancora in fase sperimentale: ora si sta provando un anello restringente. Per ora gli inibitori di pompa restano rimedi efficacissimi, quelli da cui si parte per la terapia unita a una dieta che elimini cibi capaci di favorire il reflusso gastroesofageo. Ma si registrano delle esagerazioni nel prescrivere questi farmaci. La spesa della gastroenterologia è alta, ma è necessario un corretto uso delle prescrizioni e un’efficace assistenza dei pazienti. Gli inibitori evitano problemi più gravi, ma in rari casi non funzionano e allora c’è la chirurgia che può arrivare a raggiungere l’obiettivo. “L’endoscopia è il primo esame che generalmente si effettua, ma a volte può non bastare – spiega il professor Marcello Ingrosso, già docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – In questi casi si parla di malattia da reflusso senza esofagite, cioè senza un’immagine che si possa diagnosticare per via endoscopica. L’endoscopia è negativa! In questi casi, per stabilire l’esistenza del reflusso si fa un altro esame: PH-Impedenziometria esofagea. Si introduce un sondino che ha dei sensori all’estremità, dal naso fino all’esofago, e lì saremo in grado di valutare tutti gli episodi di reflusso avvenuto nelle ultime 24 ore, il tipo di reflusso (solido o gassoso) e la composizione. Spesso si crede che sia un reflusso acido e che sale a causa del malfunzionamento della valvola che lo dovrebbe contenere (sfintere esofageo inferiore), ma in molti casi è basico o misto. Quindi, a secondo del tipo di materia che risale, possiamo capire il tipo di terapia da applicare al singolo paziente. È importante capire se dobbiamo combattere l’acido oppure no”. Secondo il dottore Ingrosso la gastroscopia è un esame diagnostico ancora imprescindibile, anche perché consente di fare delle biopsie a livello di esofago e stomaco necessarie a una diagnosi puntuale.
Davanti a patologie resistenti al farmaco la chirurgia può essere risolutiva. Durante la sua relazione, il professor Ingrosso ha parlato di un anello capace di bloccare il reflusso gastroesofageo. “Questo anello si sta già usando, ci sono già i primi lavori,e sembra che stia dando buoni risultati con un chirurgico poco invasiva. Ma non è questo l’unico intervento chirurgico su cui si sta puntando: sono stati effettuati su alcuni pazienti diversi interventi per via endoscopica. Questi interventi non fanno altro che cercare di chiudere la strada al reflusso. Purtroppo nemmeno gli interventi chirurgici, in alcuni casi, funzionano al cento per cento”.

AFFRONTARE I PROBLEMI DELLA GASTROENTEROLOGIA CON UN NUOVO APPROCCIO

Il direttore di Gastroenterologia del Centro Calabrese di Cavallino, Giovanni Luca Rizzo, durante la sua relazione ha raccontato di un paziente che gli chiedeva la gastroscopia perché gliel’aveva consigliata la moglie, senza alcuna anamnesi fatta dal medico di base, ma solo con una prescrizione. È proprio da questo cortocircuito che bisogna ripartire: il medico di base e il primo anello di una catena virtuosa in cui il paziente viene preso in carico e curato in squadra. E il medico di base che deve raccogliere i primi dati e indirizzare il paziente dallo specialista: a e da qui che deve ripartire la medicina di territorio, servendosi dei centri specializzati (pubblici o privati, che lavorano in maniera complementari) che mettono a disposizione tutto il necessario per una cura completa nel Salento. “Il convegno di oggi nasce proprio dall’esigenza e di stringere una maggiore collaborazione con i medici di base, perché la patologia gastrointestinale è è molto diffusa nella popolazione. Un medico di famiglia firmato sull’argomento può far intraprendere il percorso giusto al paziente. Il medico di famiglia può fare l’anamnesi, cominciare la diagnosi e anche la terapia: noi diventiamo il suo supporto e la guida verso diagnosi e la guarigione definitiva. In questo modo è più facile un intervento tempestivo, prima che la patologia progredisca”. La patologia gastrointestinale si manifesta anche con dolore toracico, come ricordato oggi il direttore Rizzo: ecco perché è necessario conoscere questo problema in tutte le sue manifestazioni. “È molto più comune avere un dolore toracico che non abbia un’origine cardiaca, soprattutto fra i più giovani: spesso si tratta del sintomo del reflusso. Si tratta di problemi molto diffusi, che abbassano notevolmente la qualità di vita del paziente. La chirurgia è una delle strade possibili, si è sempre percorsa sin da prima che arrivassero le medicine. Ovviamente si cerca di non arrivare all’intervento chirurgico, ma in alcuni casi è inevitabile”. Il dottor Rizzo ricorda che un reflusso gastroesofageo non trattato ho trattato male può portare alla neoplasia dell’esofago, una delle più pericolose per il paziente. Le complicanze possono essere fatali: davanti a questo tipo di problemi bisogna alzare la guardia. Ignorare il problema del reflusso o conviverci senza affrontarlo e lo sbaglio più grosso che si possa fare. Mai sottovalutare i problemi gastrointestinali.

“Oggi siamo in grado di offrire non solo un servizio di diagnostica per immagini al passo con la tecnologia, che è preliminare a qualsiasi tipo di indagine endoscopica, ma anche un servizio di endoscopia digestiva, che è fondamentale dal punto di vista diagnostico e terapeutico, perché controllare lo stato dei viscero cavi permette di stabilire con certezza la patologia e la terapia migliore da attuare. Il servizio di gastroenterologia ed endoscopia svolge una funzione anche di prevenzione fondamentale dei tumori e di altre patologie gastroenterologiche” – afferma Michele Corrado, direttore di Gastroenterologia del Centro Calabrese.

PROBLEMA ANAMNESI

Medici di base e gastroenterologi si sono confrontati sul percorso iniziale per scovare le problematiche dell’apparato digerente in tempo utile. Il paziente spesso va direttamente allo specialista saltando il medico di base. “Spesso si presentano con la prescrizione dicendo che la moglie ha consigliato una gastroscopia. Chi gliela prescrive?” – riflette il gastroenterologo Rizzo. Spesso l’anamnesi è deficitaria. Uso smodato di fans per cefalea, mestruazioni e altro non viene segnalato. Poliposi del colon, cancro e altro potrebbero essere individuati prima. Dunque, è necessaria un nuovo approccio e una nuova “alleanza” tra medico di base e specialista.