Link Lecce e Adi – Associazione dottorandi italiani intervengono agguerriti sul tema della ricerca relativamente all’ultimo decreto punti organico e le università del meridione. «Dati sconcertanti quelli del Decreto Punti Organico 2019, che presenta le Università del Sud in basso alla classifica degli Atenei. Questo non sorprende: i punti organico sono annualmente assegnati tenendo conto delle cessazioni del personale docente, per questo rimangono pressoché invariati nel tempo: dal 2013 al 2019, secondo un’indagine di Roars, i punti organico complessivi a livello nazionale risultano quasi immutati (la variazione percentuale è inferiore al +0,1% annuo).

UniSalento tra le medie peggiori: 3,36 punti organico aggiuntivi, per un totale di 14,93. Si tratta di un turn over al 64%, sicché la quota di persone che potranno essere reclutate è inferiore al numero di insegnanti che ha lasciato il servizio. Il recente studio Svimez sui punti organico prevede una perdita di circa 120 docenti l’anno per le università del sud.

Il fatto che, a confronto, i dati di un Politecnico di Milano presentino 69,54 punti organico aggiuntivi per un totale di 85.94, fa comprendere come il sistema attuale prediliga naturalmente le università del nord, in un circolo vizioso per cui gli atenei che più degli altri necessitano di finanziamenti e risorse restano a maggior ragione penalizzati e ulteriormente definanziati.

 

«La riduzione dei finanziamenti pesa, naturalmente, su ogni risorsa dell’Ateneo – dichiara Giorgio Fuso, dell’Esecutivo di Link Lecce – a pagarne le spese sono anche gli studenti, che rischiano di subire un aumento della tassazione per coprire le spese e la mancanza di risorse. Tutte le parti dell’accademia sono penalizzate in un sistema strutturalmente vizioso, per questo dall’assemblea nazionale dello scorso sabato 12 ottobre, organizzata da Link – Coordinamento Universitario, FLC CGIL, ADI e Ricercatori Determinati è emerso un piano comune di mobilitazione e rivendicazione».

«Denunciamo da anni – dichiara Matteo Maglio, coordinatore di Adi Lecce – l’assenza di risorse adeguate e la presenza di continui definanziamenti, di risorse distribuite sulla base di criteri di premialità spesso discutibili, che hanno accentrato le risorse nei grandi atenei del nord. Attraverso campagne e mobilitazioni, in questo ultimo anno e mezzo abbiamo posto l’accento sulla necessità da parte dei Governi non solo di “invertire la tendenza”, ma di ripensare radicalmente le politiche e gli investimenti da che da più di 15 anni vedono il nostro Paese fanalino di coda europeo. Occorre che nella nuova Legge di Stabilità e nei prossimi mesi il Governo, che da poco ha iniziato la propria esperienza, introduca un investimento strutturale di 1,5 mld e mezzo di euro, per recuperare almeno il gap finanziario di questi anni, e proceda subito a mettere in atto dispositivi normativi con l’obiettivo di risolvere la disparità di accesso allo studio e al lavoro nelle università. Un diritto allo studio, al lavoro, alla conoscenza e alla ricerca che devono essere fondati sulla stabilità e la sostenibilità».

 

«Come mostrato nella VII indagine sul post-doc di ADI circa il 90% degli assegnisti saranno espulsi dal sistema nel medio – lungo periodo. Questi sono i disastrosi risultati del definanziamento e blocco del turnover attuato dalla Legge 240/2010, a cui segue la nostra richiesta al Governo nei mesi scorsi di investire 1,5 miliardi di Euro, corrispondenti allo 0,075% del PIL 2018. Questo è necessario per ovviare ai disastrosi risultati del definanziamento e blocco del turnover attuato dalla Legge 240/2010 e riportare l’Italia in linea con i sistemi accademici degli altri Paesi europei, sia per ordine di grandezza degli investimenti, sia per dimensione dell’organico in relazione alla popolazione e agli iscritti, indici che ci vedono da anni ormai come fanalino di coda dell’Europa e dell’OCSE.

In continuità con la sintesi dell’assemblea nazionale di Roma, continueremo insieme nel territorio a mobilitarci e presentare un piano di richieste all’Università del Salento e, a livello nazionale, al MIUR. Invitiamo tutte le parti della Comunità Accademica a restare coese e resistere alla tendenza a dividersi, per contendersi le briciole di risorse inesistenti».