Dal 2013 Tessiture del Salento è beneficiaria di un contratto di programma, siglato con la Regione Puglia, da 6,2 milioni di euro. Quell’accordo, finanziato con soldi pubblici, prevedeva il potenziamento delle performance di sostenibilità ambientale delle produzioni tessili a Melpignano e la contestuale assunzione di nuove unità lavorative. Nel 2013, in Tessiture del Salento, si parlava di 20 nuove assunzioni. “Sei anni dopo, nel 2019, ci troviamo di fronte alla possibilità concreta di 40-45 esuberi attacca in un comunicato il consigliere regionale Pd, Sergio Blasi – Il che è inaccettabile: ancora una volta si tenta di scaricare sui lavoratori le responsabilità di gestioni imprenditoriali colpevolmente fallimentari. Altrimenti non ci troveremmo di fronte a un Piano industriale che nel 2021, al termine del prossimo anno di ammortizzatori sociali (da rinegoziare il 3 dicembre prossimo al Ministero del Lavoro), prevede 45 licenziamenti a fronte di un mercato tessile di alta gamma in piena salute.

Ebbene, se queste sono le intenzioni, non solo Tessiture del Salento dovrebbe restituire tutti i soldi pubblici ricevuti in questi anni attraverso quel contratto di programma (parliamo di qualche milione), ma dovrebbe prendersi in carico anche i danni causati alla Regione Puglia e quindi ai pugliesi. Invito dunque il presidente della Task Force regionale ad ambire a qualcosa di più di una “riduzione” degli esuberi da parte dell’azienda e di valutare piuttosto la possibilità di trascinare in tribunale Tessiture del Salento qualora dovesse venire meno ai suoi impegni. Bene fanno i sindacati a non sottoscrivere quel Piano industriale, che per altro suona come un piccolo ricatto in relazione al rinnovo degli ammortizzatori sociali del 3 dicembre prossimo.

Ai sindacati e ai lavoratori offro tutto il mio supporto politico e istituzionale, perché la Puglia non è terra di conquista per avventurieri che mirano al bottino e poi scappano. Il lavoro e i lavoratori meritano più rispetto”.