ROMA – Comprare l’auto senza pagare nulla, con una semplice pubblicità sulla fiancata del veicolo da pubblicare anche sul proprio profilo Facebook: un sogno interrotto da una pioggia di multe. A Lecce sono stati massacrati tanti inconsapevoli automobilisti con verbali pesantissimi. Siamo stati i primi a svelare (su questo giornale) quello che stava succedendo: la polizia municipale si è sbizzarrita. Poi, anche la società ha cominciato a non pagare più i rimborsi agli ultimi clienti. Quindi è arrivata la stangata del Garante del Mercato, che ha sanzionato le società che mettevano in atto questa pratica commerciale scorretta per convincere a siglare contratti di acquisto di auto. Ci risulta che l’avvocata Francesca Conte abbia raccolto da circa un mese oltre 70 adesioni in tutta Italia e che avesse già diffidato, un mese fa, “Pubblicamente Srl”, contestando tutte le criticità poi sintetizzate nella delibera del 29 ottobre del Garante del Mercato. La nota penalista ha evidenziato non solo gravi violazioni del codice del consumatore, abuso di posizione dominante, ma anche profili di truffa continuata e aggravata. Quest’estate, quando il Garante del Mercato ha chiesto di modificare i contratti illegali, le società interessate avrebbero contattato tantissimi utenti in tutta Italia per contestare presunte inadempienze dei clienti. Se non dovessero essere risarciti gli automobilisti che hanno sborsato cifre iperboliche, l’avvocata Conte attiverà una class action e potrebbe portare la questione anche in sede penale.

Auto ‘a Costo Zero’ – Consumatori ed automobilisti in rivolta – annuncia il presidente Adusbef, Antonio Tanza – 1 milione e 600 mila euro di sanzioni da parte dell’AGMC versoVantage Group s.r.l., Pubblicamente s.r.l., Golden Car s.r.l.s. ed Entity Holding Italia s.r.l.s. (denominate rispettivamente ‘My Car No Cost, Spot & Go”, “Golden Car” e ‘AutoNuovaGratis’) e 3 milioni di euro di sequestro di beni da parte della Guardia di finanza in danno di Massimiliano Casazza, amministratore della Vantage group s.r.l. e ideatore dell’offerta commerciale ‘My Car – No Cost’. Sono questi i numeri che al momento (in via del tutto approssimativa e suscettibili di modifiche) interessano migliaia di risparmiatori ed acquirenti di auto in tutta Italia.

“Si tratta – afferma il Presidente di Adusbef, Avv. Antonio Tanza – della vicenda relativa a quelle imprese sanzionate dall’AGCM che si occupano di promozione e commercializzazione delle offerte di acquisto auto ‘a costo zero’, in virtù della quale veniva proposto l’acquisto di un’auto di qualsiasi modello, a costo zero, in cambio di pubblicità sulla fiancata della vettura (il cosiddetto ‘wrapping’)”.

I problemi sono iniziati circa un anno fa, nel dicembre 2018, quando a Lecce sono state irrogate ingenti sanzioni pecuniarie per violazione del codice della strada alle vetture che presentavano gli adesivi pubblicitari sulle fiancate. Già da allora Adusbef, continua Tanza, manifestò le proprie perplessità sulla linearità del sistema congegnato dalle società interessate ( https://www.corrieresalentino.it/2018/12/la-stangata-delle-auto-no-cost-vigili-di-lecce-multano-le-pubblicita-abusive-tanza-ci-si-puo-rivalere-sul-venditore/ ). Ma questo era solo l’inizio dell’implosione di un fenomeno che oggi coinvolge inevitabilmente tutti gli operatori che hanno contribuito alla sua diffusione.

“Da quel che emerge dai primi riscontri sembrerebbe che in sede di acquisto della vettura, gli acquirenti venivano avvicinati da responsabili delle indicate società, agevolati dalla collocazione di postazioni mobili all’interno delle varie concessionarie, per proporre l’acquisto mediante il wrapping; contemporaneamente veniva predisposta la sottoscrizione di prestiti/fidejussioni da parte di soggetti, che pare fossero privi di autorizzazione all’erogazione di credito perché non iscritte negli appositi elenchi degli intermediari finanziari – continua Tanza in un comunicato – A fronte di un investimento iniziale di circa 6.000,00 euro – per il wrapping e per una fideiussione che tuttavia sarebbe intervenuta in soccorso dei consumatori solo a determinate condizioni – gli incaricati avrebbero ricevuto un rimborso tra i 350,00 e i 450,00 euro mensili a titolo di rimborso spese, in cambio di fotografie da pubblicare sui social per sponsorizzare varie aziende: un vero affare.

La vicenda, allo stato, sembra coinvolgere tutte le società che, a vario titolo, hanno concorso alla costruzione del sistema oggi di provvedimenti giudiziari ed amministrativi.

ADUSBEF sta raccogliendo le sottoscrizioni per una CLASS ACTION contro le aziende incriminate: consumatori, UNITEVI! Per ricevere informazioni più dettagliate è possibile contattare ADUSBEF all’indirizzo mail ‘adusbef.utenti@gmail.com’ con oggetto ‘AUTO A COSTO ZERO’”. 

LA VICENDA SPOT&GO

Per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (presidente Roberto Rustichelli), che ha sanzionato per 200 mila euro la società, “la condotta posta in essere da “Pubblicamente”, concernente la promozione sul proprio sito web dell’offerta commerciale ‘Spot & Go’, integra una pratica commerciale scorretta e ingannevole in violazione degli articoli 20, 21, comma 1, lettere b), c) e d), e 22 del Codice del Consumo, in quanto contraria alla diligenza professionale per via del mancato assolvimento dell’onere di chiarezza e completezza informativa, nonché idonea a indurre in errore i consumatori sotto il profilo dell’effettiva natura e convenienza dell’offerta reclamizzata, con particolare riguardo al vantaggio economico connesso alla proposta (che li espone tuttavia ad un immediato e ingente esborso economico quantificabile in euro 5.770), ai contenuti dell’attività svolta dagli aderenti e agli impegni del Professionista, condizionandoli nell’assunzione di decisioni di natura commerciale che altrimenti non avrebbero preso.

IL SOGNO DELLE AUTO A COSTO ZERO 

Finisce il sogno delle automobili “a costo zero” (o fortemente ridotto), “il cui meccanismo di adesione esponeva il consumatore a un significativo esborso economico – aggiuntivo rispetto al costo dell’autovettura – di importo pari 5.770 euro”.
La società di pubblicità si impegnava a corrispondere agli aderenti un rimborso mensile dell’ammontare fisso di euro 360 – a titolo di remunerazione per la prestazione di un servizio pubblicitario sulle autovetture (c.d. carvertising, ossia car advertising) attuato tramite l’applicazione di pellicole (c.d. wrapping) e di un magnete pubblicitario amovibile sulla portiera – tale da coprire integralmente (o quantomeno abbattere sensibilmente) il costo totale sostenuto e/o le rate del finanziamento stipulato per l’acquisto dell’autovettura e per la corresponsione dei predetti costi di adesione all’offerta”.
Sul proprio sito web (https://www.spotego.it), l’agenzia esaltava la convenienza della propria offerta inserendo claim suggestivi (“Con Spot&Go potrai avere un’auto nuova a costo zero”, “La rivoluzione dell’auto a costo zero da oggi ha un nome”. Adesso l’agenzia dovrà cessare l’attività ritenuta scorretta dal Garante e prepararsi alle richieste di rimborso, ma è più probabile che scelga la strada del ricorso al TAR contro il provvedimento che la sta affondando.

LA REPLICA DELLA SOCIETÀ 

La società interessata non ci sta né a fermarsi né a passare per un soggetto che ha raggirato i consumatori e annuncia querele e ricorso al Tar: «Riconosciuta la nostra diversità rispetto ad altri.
Contro la multa faremo ricorso al TAR»
La sanzione pecuniaria irrogata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è motivata da profili di ingannevolezza pubblicitaria, collegati con una valutazione del piano di sviluppo imprenditoriale non pertinente. È questa, in sintesi, la posizione con cui Pubblicamente srl, titolare del marchio Spot&Go, farà ricorso al TAR avverso al provvedimento con cui l’Authority ha disposto il pagamento di 200mila euro per condotta commerciale scorretta.

«Intanto occorre precisare – spiega la società che si occupa di pubblicità – che quanto disposto dall’Antitrust non impedisce al programma promozionale Spot&Go di continuare la propria operatività, né sotto il profilo amministrativo né sotto quello imprenditoriale. Con gli ultimi pronunciamenti, infatti, l’Authority ha chiuso definitivamente l’attività di tutti gli altri operatori del settore, ma non di Spot&Go, evidentemente non ritenendola assimilabile per modus operandi agli altri soggetti considerati. Dal punto di vista imprenditoriale, inoltre, Pubblicamente conferma l’investimento di risorse previsto per lo sviluppo del piano di crescita del programma promozionale che – lo ribadiamo – riguarda la costruzione di un sistema di sharing economy, basato su una community attiva sia sui social network sia nella condivisione di un gruppo di acquisto, esclusivo destinatario di sconti, promozioni e altri benefit messi a disposizione dagli inserzionisti.
L’AGCM ha deliberato la sanzione per aver considerato il nostro vecchio claim “auto a costo zero” ingannevole rispetto alla sostenibilità della promessa entro i cinque anni di contratto. Di fatto l’Authority ha espresso così una valutazione di previsione sui tassi di crescita dei nostri introiti pubblicitari, che invece ha a che fare con il libero esercizio dell’attività d’impresa. Tanto più che tali introiti risultano in progressiva crescita, anche negli anni di esercizio ricaduti all’attenzione dell’Antitrust, e che il raggiungimento del punto di pareggio di ogni contratto deve essere valutato entro il compimento dei cinque anni di durata e non prima».

Dopo essere entrata nel merito del provvedimento dell’AGCM, Pubblicamente fornisce ulteriori precisazioni circa l’attuale momento storico di Spot&Go: «La deliberazione dell’Authority non ha nulla a che vedere con la questione degli ambassador inadempienti, ai quali non corrispondiamo più il contributo di collaborazione. La loro posizione è materia di contraddittorio civile, poiché nasce dalla contestazione che Pubblicamente muove nei loro confronti a causa di una condotta contrattuale non conforme agli obblighi assunti. Di contro, infatti, tutti gli ambassador adempienti continueranno a ricevere il loro contributo mensile, come sempre.
Pubblicamente, infine, si dichiara sempre rispettosa del diritto di critica di ciascuno e resta aperta ad incontri chiarificatori con gli ambassador protestatari e con il loro legali, con molti dei quali è già in corso un confronto costruttivo. D’altro canto, sono invece da ritenersi materia di giustizia penale tutte le espressioni diffamatorie di cui alcuni inadempienti si stanno ripetutamente macchiando, rispetto alle quali Pubblicamente si riserva di rivalersi nelle sedi opportune.
Va precisato, infine, che né l’AGCM né altre autorità – diversamente da quanto accaduto per altri operatori del settore – hanno mai sanzionato Spot&Go per profili di vendita piramidale multilivello, per questioni fiscali, per truffa o raggiro o per presunta irregolarità sulla garanzia emessa da un’idonea Società di Mutuo Soccorso, a copertura delle spese accessorie sostenute dagli ambassador».