MONTERONI (Lecce) – Venerdì 31 gennaio, alle ore 17.30, presso la Sala Attività Culturali della Biblioteca Comunale nel Palazzo Baronale a Monteroni di Lecce, nuovo appuntamento con “Il filo di Eva”, percorso di informazione e sensibilizzazione su tematiche di genere, giunto alla terza edizione.

Il progetto, elaborato in collaborazione con il Centro Studi “Osservatorio Donna” dell’Università del Salento, con il patrocinio anche dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Lecce, nasce dall’esigenza di mettere a tema le tante sfaccettature del composito universo femminile.

Si parte da tematiche afferenti alla sfera della salute e della prevenzione delle malattie, per toccare via via la dimensione culturale, artistica, etico-sociale, filosofica, affettiva, in un percorso di maggiore conoscenza e consapevolezza da parte delle donne stesse che con grande forza rivendicano autonomia e protagonismo.

L’appuntamento di venerdì, inserito anche nella rassegna “Incontri d’Autore” curata dalla Biblioteca Comunale, ospita la dottoressa Marta Fana, ricercatrice in economia presso l’istituto di studi politici di Sciences Po a Parigi (mercato del lavoro e disuguaglianze socio economiche), coautrice con Simone Fana del libro “Basta salari da fame!” – edizioni Tempi Nuovi.

L’incontro si configura come evento formativo nell’ambito del percorso “Io dentro io fuori” promosso da CGIL FP LECCE. Dialoga con l’Autrice Graziella Lupo Pendinelli – consulente filosofica.

Il libro – Il titolo esprime immediatamente la posizione e la determinazione politica analizzate nel libro con  riferimenti storici e processi economici che, secondo Marta Fana, oggi costringono generazioni di lavoratori e lavoratrici ad un grave impoverimento, in uno stato di inesistenza e a pericolose condizioni di isolamento e logoramento dei legami sociali.

In Italia si guadagna meno di trent’anni fa, a parità di professione, di livello, di istruzione, di carriera. Vale per tutti tranne che per la minoranza che sta in alto. Aver introdotto la flessibilità del lavoro come valore irrinunciabile e aver abbassato i salari per aumentare la competitività delle aziende ha prodotto generazioni di uomini e di donne più povere e ricattabili.

La proposta sostenuta e argomentata nel libro di proporre un salario minimo costituisce la possibilità di recuperare, e reinventare, nuovi processi di discussione democratica in cui anche la libertà può passare dal diritto di dire no a salari da fame.