LECCE – Si può sconfiggere la Xylella con la cura del freddo brevettata da Sanitrix, una start up con sede a Milano? Meglio un atteggiamento prudentemente agnostico per il momento. Alcuni giornali hanno enfatizzato questa notizia, ma bisogna andarci con i piedi di piombo. Del resto, in Canada, in Ontario e in Saskatchewan, zone dove la temperatura scende molto sotto lo zero, la xylella è attestata. Se si riuscisse a fare una cosa del genere, i protagonisti sarebbero candidati in automatico al Nobel. Bisogna andare al CNR e nel Dipartimento di Agraria di Bari a dimostrare che la “cura del freddo” funziona. Il metodo è quello delle evidenze scientifiche: ci vogliono prove, controprove e organi terzi che verifichino. Nel 2017 la startup in questione ha iniziato a sperimentare il sistema attraverso il quale sottoporre gli alberi d’ulivo ad un vero e proprio “stress termico“ per capire in che modo il batterio fosse riuscito a resistere. Dall’azienda annunciano risultati sorprendenti: gli ulivi, che prima del trattamento erano positivi al batterio della xylella fastidiosa, sottoposti al trattamento, sarebbero risultati negativi e dopo poche settimane sarebbero ritornati agli antichi splendori. Il responsabile di questo studio durato due anni è Emanuele Guerra, fisico ambientale che ha lavorato nelle campagne di Vernole su 25 alberi della masseria La Filare.

Il sistema si chiama “Sanisystem”: ingloba l’albero in una maxi campana  e consente di far scendere la temperatura circostante e la temperatura interna all’albero a -5 gradi. Si lavora con due sostanze: anidride carbonica allo stato liquido e un antiparassitario biologico, ottenendo una microparcellizzazione a freddo. In altre parole si ricava del ghiaccio che agisce direttamente: l’albero viene ricoperto da una specie di neve. L’antiparassitario biologico, invece, avrebbe il compito di completare l’opera. Questo composto naturale sarebbe letale per i batteri gram negativi, ma non per tutta la vegetazione o per l’uomo. Crioterapia e azione antifungina sarebbero l’antidoto alla Xylella. Sperando che sia vero, non ci resta che attendere il parere della scienza e delle istituzioni scientifiche ufficiali prima di dare per certo quello che certo non è.