Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2) è il filo conduttore del messaggio di Papa Francesco per la 54ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Il titolo del messaggio è tratto dal libro dell’Esodo, il racconto biblico “che vede Dio intervenire nella storia del suo popolo” per liberarlo dall’oppressione. “L’esperienza dell’Esodo ci insegna – continua il Santo Padre – che la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione come Egli continua a farsi presente. Il Dio della vita si comunica raccontando la vita”.

Anche i vangeli sono racconti che non solo ci danno informazioni su Gesù, ma ci ‘performano’, ci conformano a Lui. E la storia di Cristo non è una storia lontana che appartiene al passato, ma è “la nostra storia, sempre attuale” che ci dice che “non esistono storie umane insignificanti o piccole […]. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata”.

Da qui la necessità di raccontare storie che aiutino a ritrovare le proprie radici, le proprie origini, “una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita”.

Occorre un responsabile discernimento delle tante confuse e disordinate voci che ci sollecitano, che “ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare”.

Ne consegue la responsabilità dei registri comunicativi utilizzati , perché “spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi […], si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza”.

Raccontare di storie buone, che non strumentalizzano l’uomo, le sole capaci di ‘travalicare i confini dello spazio e del tempo’.

Ne consegue l’accorato appello di Papa Francesco “In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”.

In questo senso la “Sacra Scrittura è una Storia di storie”, è “la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità”, una storia che si rinnova, una storia che ci rinnova.