Oggi è il giorno di Sofia. Al Bettinardi 2020, il concorso nazionale per giovani talenti del Jazz, il Salento fa il tifo per lei. Il fatto che salirà su un palco così prestigioso è una vittoria.
Ma cos’è il Concorso Chicco Bettinardi?
È un concorso abbinato alla manifestazione Piacenza Jazz Fest e che mira a mantenere alta la bandiera del jazz italiano mettendo a disposizione risorse per scovare i giovani musicisti più talentuosi. I finalisti sono accuratamente selezionati da una prestigiosa giuria di musicisti ed esperti sulla base del materiale inviato dai partecipanti. Si tratta di giovanissimi (under 30) molto talentuosi di cui il primo si aggiudicherà, oltre a un premio in denaro, l’ingaggio nel cartellone principale del Piacenza Jazz Fest del 2020, insieme ad artisti di caratura internazionale.
I finalisti vivono la forte esperienza e l’emozione di essere accompagnati dalle punte di diamante della giuria, big della scena jazz internazionale.
Il concorso Bettinardi scommette sui giovani, offre loro occasioni di visibilità scommettendo sulla musica di altissima qualità, al di là delle mode del momento e di alcune opzioni che “suonerebbero” più facili, ma del tutto scontate.
La giuria
Una giuria di esperti valuta i concorrenti, le loro doti e la loro sensibilità nell’affrontare brani più o meno conosciuti, da loro riletti, rielaborati e personalizzati. I finalisti si confronteranno stasera, sabato 15 febbraio, alle ore 21.30, al Milestone di Piacenza, tra loro la salentina Sofia Romano.
Ecco la lista delle finaliste della Sezione C del Concorso Bettinardi, quella riservata alle cantanti jazz:
  • Simona Daniele di Monza
  • Ada Flocco di Atessa (CH)
  • Ilaria Giannecchini di Lucca
  • Sofia Romano di Salve (LE)
  • Francesca Simonis di Salerno
 
Chi è Sofia Romano
Sofia Romano non è una ragazza come tante, si dice che chi riesce ad essere così vicina all’arte ha un animo diverso, speciale, vicino, molto vicino, all’energia benevola dell’Universo, Sofia da sempre si distingue in questo. Salentina doc, ma figlia di tutte le sfumature del mondo, consegue la maturità scientifica a Tricase e poi spicca il volo: due lauree, una conseguita presso l’Università del Salento in Filosofia, l’altra presso l’Università di Padova in Relazioni internazionali e Diritti; poi un Seminario presso Parlamento europeo è ancora un master in Filosofia moderna e tanto altro, tutti traguardi conseguiti con massimo dei voti. Intanto, dal punto di vista artistico, lei è un vulcano sempre in eruzione: pubblica poesie, scrive testi musicali in lingua inglese, come attrice prende parte al video musicale “UNA -Sotto il Cielo dell’ILVA”, diretto da BROGA DOITE (Francesco Lorusso) è molto altro ancora. Sofia fa incetta di premi in qualsiasi campi artistico decida di dimostrare il suo talento e questo non poteva passare inosservato al “Bettinardi Nuovi Talenti del Jazz Italiano”
La “piccola” Sofia è figlia che tutti vorrebbero avere: responsabile e colta, rispettosa e appassionata; dolce e determinata. E forse questo suo modo di vivere le cose, sempre con assoluta completezza, l’ha portata fin qui, fino alla vetrina più prestigiosa del Jazz per giovani talenti.
La famiglia di Sofia
Yole e Giovanni i suoi genitori, Samuele il fratello minore. Loro, pur mantenendo un basso profilo, per riservatezza e compostezza, non nascondono la loro soddisfazione. Il papà, in particolare, “rivendica” alcuni meriti, perché è vero: la passione è dentro di noi, ma spesso qualcuno per farcene trovare la strada, deve segnarci i passi:
Credo, con un pizzico di vanagloria – dice Giovanni – che la profonda passione di Sofia per la musica derivi dalla involontaria “terapia” che le ho imposto in anni di infanzia e adolescenza. Anni e anni in cui casa Romano vigeva un regime musicale particolarmente articolato e tendenzialmente colto; dalla sinfonica, al blues, al soul al jazz, al cantautorato italiano”
Da Antonin Dvorak a James Brown, da Gershwin a Ray Charles, da Otis Redding a Donny Hathaway e poi Sinatra, Marvin GayeDire Straits, Springsteen, Dylan, Sting, Branduardi, Caputo, De Andrè; Sofia ha inconsapevolmente avuto maestri d’eccezione durante la sua infanzia, proprio nel periodo in cui era una spugna, quando ogni singola parola, concetto e nota non solo arrivavano alla sua testa e al suo cuore, ma segnavano profondamente e indelebilmente la sua anima, ingentilendola e rendendola raffinata.
Mai però  ammette Giovanni – avrei immaginato che riuscisse a far maturare la sua voce nel modo in cui è riuscita a farlo. Evidentemente avevo sottovalutato la sua umiltà nell’affrontare nuovi percorsi, la sua dedizione nel lavoro, la sua determinazione nel raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Questo promuovere in Sofia l’amore per la musica di qualità non è solo un tentativo andato a buon fine, è piuttosto il riflesso di una passione. Il padre, infatti, da tempo mastica musica. Già voce di un gruppo messo su dai tempi del liceo, i “Temerario blues band”, ha sempre continuato a coltivare il suo amore per lo stile musicale più ricercato, anche da adulto e in altri gruppi e con noti musicisti salentini e non:
Quando mi chiese di poter cantare nella mia banda di R&B e soul – dice – la accolsi non senza riserve. Fece in fretta a conoscere il linguaggio, riuscendo poi a trovare la dimensione naturale della sua vocalità nel jazz, anche grazie all’incontro con il suo compagno Marco Papadia, ottimo chitarrista jazz manouche e compositore raffinato. Insieme hanno messo in piedi diversi progetti musicali con diverse formazioni: dai Sidewalk cat (con cui ha pubblicato l’album di inediti “Unfit”) agli Alfonsina swing, progetto declinato in duo, trio, quartetto e quintetto e che ha poi avuto una ulteriore evoluzione ne “Les Contes d’Alfonsina”, figlia dell’esperienza musicale maturata a Parigi”
Sofia resta a Parigi per diverso tempo e lì affina le sue qualità musicali
“Gli anni di Parigi, dove studiava filosofia alla Sorbona, laureandosi nel 2018 – racconta Giovanni – le hanno permesso di conoscere profondamente il cantautorato francese, che l’ha certamente influenzata e le ha donato ulteriore sensibilità vocale. Ora vive a Bruxelles e tra alcuni mesi dovrebbe essere pubblicato un nuovo lavoro discografico, sul quale nulla si può dire, se non che si tratta di un progetto nel quale Sofia ha messo tanto di suo e nel quale crede con grande decisione”.
Insomma, Sofia Romano regalerà emozioni in note e porterà lustro al Salento partecipando a uno dei festival più apprezzati del panorama jazzistico nazionale e internazionale. Un trampolino di lancio, semmai ne avesse bisogno, la cui partecipazione, considerata la rigidissima selezione, è già un successo.
 
 
Quelli come Sofia sono i doni di questa terra impoverita su più fronti, ma caparbia nel rialzarsi perché ricca di talenti; sono il frutto del lavoro e della passione di genitori attenti, ma non ingombranti; e forse sono i miracoli di chi c’è stato e, anche con la sua assenza, ci resta accanto; al di là del luogo, del tempo e dello spazio.