E’ stato fermo quasi due mesi per un edema alla caviglia e aveva ricominciato a essere a disposizione del mister. Durante il suo lungo stop il Lecce aveva accusato il colpo non solo perché ha dovuto fare a meno delle qualità del giocatore, ma anche perché si era rivelato decisivo, non tanto per la sua prima reste, quella in trasferta contro la Spal, ma soprattutto per aver segnato il prezioso pareggio contro il Milan a San Siro a tempo in pieno recupero e, sempre in zona Cesarini, contro il Cagliari al via del Mare

Il terzino giallorosso oggi, come tutti è a casa con la famiglia e si allena per conto suo rispettando il programma del preparatore atletico. Con moglie e figlio, gestisce le sue giornate tra allenamento e famiglia

Noi stiamo bene – dice – per la situazione invece sono abbastanza preoccupato perché ogni giorno il bollettino ci dà dati allarmanti. Non si sa quando finirà e questo preoccupa”

Al bambino lui e la moglie hanno preferito dire la verità

“Nostro figlio ha 5 anni e gli abbiamo detto la verità. Cioè che fuori c’è un virus cattivo che ci costringe a stare in casa. Ma gli diciamo anche che fuori ci sono degli eroi che lo combatto per far tornare tutto alla normalità”

Sente e vede i suoi genitori via Skype e ogni mattina si allena.

“Svolgo il programma che mi ha dato lo staff tecnico e lavoro su quello. Non ho un appartamento grandissimo, mi alleno in una stanza. Ho degli attrezzi da palestra e ho fatto in tempo ad acquistare un tapis roulant per la corsa, in alcuni allenamenti mi aiuta mia moglie, per esempio per fare gli squat me la metto sulle spalle.

Nostalgia del campo

“Mi manca andare agli allenamenti e mi manca lavorare sul campo, tornare a casa a pezzi. Mi mancano i compagni di squadra, e mi manca la libertà. Stare in casa non è facile, bisogna cercare di tenere la mente occupata e l’umore alto, altrimenti le giornate fanno fatica a passare”

Nello zainetto della sopravvivenza, tre cose

“La prima è la famiglia, che è una medicina che mi dà sorriso e forza per andare avanti; poi la salute, perché guardando cosa sta accadendo oggi mi accorgo che avere la salute è un bene prezioso; e poi ci metterai la palla, perché il calcio è la mia passione e mi sto accorgendo che ora nel non poterlo praticare è come se mi mancasse qualcosa, qualcosa che mi accompagna da quando ero piccolo ad oggi e che ormai fa parte della amia vita”

I ricordi più belli sul campo

“In serie A io ci sono arrivato quest’anno con tanti sacrifici, sono riuscito a esaudire il mio desiderio. Purtroppo giocare stadi vuoti non è la stessa cosa. E’ stato giusto interrompere il campionato. Questo problema va risolto e la salute e la vita vengono prima del calcio. Ci sono cose più importanti ora. Non si sa quanto durerà, ma noi cerchiamo di essere pronti per ricominciare prima possibile. Per ora ho fatto solo tre gol, ricordo con emozione il primo in serie a che è stato quello contro la Spal, anche se un po’ fortuito perché arrivato su deviazione, ma quando ho visto che la palla entrava non ci ho capito più niente. Ma il più bello della mia carriera secondo me è stato quello contro il Milan. Io a San Siro non sono mai voluta andare a vedere una partita nonostante giocassi in una squadra vicino Milano, perché ho detto “Un giorno ci devo andare a giocare” e quindi non voglio vederlo. Ed è lì, forse sarà stato il destino, che secondo me è stato il gol più bello che ho fatto della mia carriera. Appena ho segnato, ho condiviso la mia gioia andando verso la panchina per abbracciare i miei compagni”

La nostalgia dei compagni di squadra

“Abbiamo una chat e parliamo di tutto, e sdrammatizziamo con alcuni video che ci inviamo. Quando tutto finirà andremo tutti a cena insieme con le nostre famiglie cercando di non guardare più al passato ma al presente e quello che ci aspetterà”

Il saluto ai tifosi

“Speriamo di tornare presto a gioire e a soffrire sul rettangolo verde tutti insieme. Perché adesso c’è la battaglia più importante da vincere, ma quando finirà ce ne saranno altrettante da superare insieme”.