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Le polemiche per le tute non a norma dei dipendenti del 118. Conca attacca Scardia. “DPI approvati dall’ISS”

BARI – Continuano i veleni sui dispositivi di protezione individuale inadeguati per i dipendenti del 118. Il consigliere regionale Mario Conca, che si occupa di sanità, ha attaccato frontalmente il responsabile del 118 leccese paragonandolo a Schettino e facendo pubblicare il suo comunicato sul sito della Regione Puglia. Scardia ha chiarito in un documento che pubblichiamo tutto il suo operato.

Non ho potuto che pensare all’abbandono della nave da parte del tristemente famoso comandante della Concordia, Schettino, nel leggere la nota che il direttore della Centrale Operativa Seus 118 dell’Asl Lecce, dottore Maurizio Scardia, ha inviato quest’oggi a tutto il personale del suo Dipartimento – spiega Conca –  Una nota con cui egli si lava le mani da eventuali e future responsabilità penali, che qualche bravo avvocato gli avrà consigliato di scrivere, scaricando la responsabilità sulla silente direzione strategica e le sottoposte e preposte strutture.
Il 12 marzo scorso avevo denunciato un fatto gravissimo che tuttora permane. Le tute fornite agli operatori del 118 nelle attività di soccorso a pazienti sospetti/probabili/confermati Covid-19 non erano, e non sono, atte a prevenire il contagio biologico. Tute con grado di protezione 5 e 6 (schizzi e polveri) anziché quelle idonee con grado di protezione 4, 5 e 6 (rischio BIOLOGICO, schizzi e polveri).
Ovviamente avevo interessato gli organi di stampa, la direzione strategica, il Capo Dipartimento di Salute Montanaro e l’Assessore alla Sanità Emiliano senza ricevere risposta alcuna. A distanza di una settimana il direttore del Dipartimento dell’Emergenza salentina conferma che le tute non sono a norma e, indirettamente, afferma che i medici, gli infermieri, gli autisti, i soccorritori e i volontari, sono esposti al rischio infettivo e a conseguenze penali e civili. Chi deve tutelare gli equipaggi?
Tutto ciò è assurdo, ancor di più se penso che in questo frangente, con pochissimi tamponi, insufficienti DPI e tantissimi asintomatici non diagnosticati, ciascun intervento in emergenza dovrebbe essere considerato come sospetto Covid-19. La gravidanza a rischio, l’infarto, il trauma, l’ictus, possono essere positivi? Sicuramente sì.
Ancora una volta, la pilatesca burocrazia si mette a parte civile scaricando la patata bollente sull’anello più debole della catena di comando, mettendo a rischio la loro incolumità e quella degli ignari assistiti.
Alla luce di tanto, la domanda sorge spontanea, cosa avviene nelle altre quattro centrali operative del 118 di Puglia? L’Assessore regionale al ramo può verificare e darci notizia? Tanto devo perché il silenzio rende complici”

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La nota che ha mandato il dottor Maurizio Scardia è secondo l’autore un documento che prova la sua più assoluta trasparenza. Il responsabile dell’Asl leccese ha mandato un messaggio al Direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro, per denunciare la situazione e gli insulti subiti. I dispositivi corretti sono quelli che ha richiesto Scardia, ovvero EN14126, perché si tratta di tutte sicure al massimo contro gli schizzi e qualsiasi materiale biologico con cui entrano quotidianamente in contatto gli operatori del 118. Comunque, quelli che ha fornito l’Asl, pur non essendo il modello richiesto, sono stati forniti quelli omologati alle direttive dell’Istituto Superiore di Sanità. “Quelle distribuite dalla Asl mi sono rifiutato di darle agli operatori perché non a norma – spiega Scardia al telefono- È al corrente della situazione anche il prefetto di Lecce”. Per il resto, il responsabile Asl non vuole alimentare polemiche e non risponde, ma non è escluso che prossimamente la vicenda finisca in un’aula di tribunale.

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