LECCE – Da pochi giorni, è sorto su Facebook un gruppo che rappresenta le istanze dei gestori e proprietari di palestre e centri sportivi: chiedono una maggiore considerazione da parte del governo. Anche qui gli interessi in gioco sono tanti e si rischia una crisi economica devastante. Il Corrieresalentino in questi giorni, dopo aver parlato in maniera approfondita della pandemia che sta sconvolgendo l’Italia, sta cercando di prestare attenzione alla “pandemia economica” che rischia di esplodere, se non dovesse esserci un intervento efficace da parte dei governanti. Abbiamo intervistato Giampiero Guglielmi, formatore, Life coach e dirigente del CONI, che ha chiesto di dare fiducia a chi gestisce le strutture sportive, per un’apertura immediata e sicura. Il 4 maggio è previsto il flash mob di chi gestisce palestre per sensibilizzare il governo.

“Apriamo le palestre” è più un grido di battaglia o un urlo disperato di imprenditori che si sentono abbandonati a se stessi dal governo?

“Apriamo le palestre è un gruppo Facebook creato 5 giorni fa con all’attivo quasi 11.000 iscritti: il nostro è un grido di battaglia rivolto ad un Governo che non tiene assolutamente in considerazione il mondo dello sport amatoriale, le palestre, i centri fitness e i centri sportivi. Siamo un settore che raccoglie in Italia più di 100.000 strutture nelle quali lavorano più di 1.200.000 tecnici tra istruttori, allenatori, maestri, personal trainer; con 20.000.000 di frequentatori e un indotto che muove circa 16 miliardi di euro all’anno. Il Governo non tiene conto né di questo né dei benefici in termini di prevenzione che lo sport crea in ognuno dei praticanti”.

Sembra che vogliano farvi aspettare fino a settembre, come per le scuole (sulla base di alcune ipotesi fatte nella relazione del Comitato di esperti)…Che cosa significa per voi tenere le saracinesche abbassate per tanto tempo, considerando il fatto che palestra è anche salute psicofisica?

“Restare chiusi significa che queste ‘fabbriche di salute’ non riusciranno ad aprire perché i costi fissi sono rimasti immutati (affitti, utenze, contratti con i collaboratori, rapporti con le banche, rapporti con i fornitori, ecc), i famosi 600 euro dati anche agli sportivi contrattualizzati arrivano col contagocce, ma sicuramente non possono servire a compensare tutte le spese che di fatto non si sono bloccate. Lo Stato dovrebbe stanziare una somma a fondo perduto per venire incontro a queste necessità (50 mila euro da riversare direttamente sul conto corrente della palestra), tramite l’Istituto del Credito Sportivo concedere prestiti per un massimo 25.000 euro a tasso zero a tutte le ASD e SSD che da sempre sono penalizzate nei rapporti con le Banche in virtù dell’appartenenza al Terzo Settore”.

In quale modo si può garantire la sicurezza in palestra al tempo del covid-19?

“La sicurezza nelle palestre è garantita con ingressi a prenotazione, lezioni svolte a distanza di sicurezza, attrezzi posizionati a distanza di sicurezza, predisposizione di igienizzanti, guanti e mascherine monouso, per i primi tempi chiusura delle zone docce. Soluzioni già attuate da tutti e che sarebbero di gran lunga più efficaci di quelle attuate nei supermercati o sui mezzi pubblici! Stranamente, a nessuno della Commissione Tecnica Scientifica è venuto in mente…presumo per scarsa conoscenza del settore palestre”.

Si può aprire subito, siete già pronti?

“Le palestre sono già pronte per attuare questo, procrastinare i tempi significherà portare il settore nel baratro. Promuovere il movimento a casa (come propongono in tv) è la cosa più aberrante che si possa fare: lo sport è salute, condivisione, socializzazione…vorrebbero lobotomizzarci per gestirci al meglio? I veri problemi li avremo alla ripartenza nel gestire i rapporti con i titolari degli immobili, con gli istruttori e principalmente con i soci frequentatori che hanno pagato gli abbonamenti e che non vorranno certamente perdere i soldi versati. I titolari allora come faranno a rimettersi in carreggiata”.

I proprietari di palestra si stanno organizzando per fare arrivare la loro voce al governo. Cosa chiedete dal punto di vista degli aiuti economici?

“Serve il fondo perduto a copertura delle necessità, come i pagamenti di affitti e bollette per il periodo della chiusura”.