MAGLIANO/CARMIANO (Lecce) – È nel nome degli “Angeli” del passato e del presente, di tutti gli uomini e le donne delle scorte che hanno rischiato e rischiano quotidianamente la vita per proteggere servitori dello Stato come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che quest’oggi abbiamo deciso di commemorare il XXVIII anniversario delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Claudio Traina. La nostra iniziativa andrà avanti per tutto l’arco della giornata e sarà una commemorazione “social”, fatta con i videomessaggi di uomini e donne che, meglio di noi, sapranno spiegarci ciò che ha significato e che significa, oggi più che mai, questa ricorrenza perché tutti, diversamente, impegnati in prima linea.

Interverranno infatti, rispettivamente:

  • La Prof.ssa Paola Alemanno, Dirigente scolastico – Istituto Comprensivo “G. Zimbalo” – di Carmiano;
  • Il dott. Vincenzo Maruccio giornalista del Quotidiano di Puglia;
  • Giancarlo Dei Lazzaretti, penalista sin dal 1988 –iscritto all’albo dei cassazionisti dal 2001 – presso il Foro di Lecce;
  • Giovanni Gallo, Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Lecce.

Ringraziandoli anticipatamente ci teniamo ad esprimere anche noi il nostro “incipit”. Il nostro pensiero, ovviamente, non si racchiude unicamente in questa giornata di celebrazione con un evento su Facebook, sarebbe troppo riduttivo e limitante, il nostro pensiero va oltre, siamo convinti che si debba insegnare ai ragazzi la via della legalità, imparare il rispetto delle regole, del senso civico, perché la battaglia alle Mafie parte da noi, dai nostri insegnamenti. Non si combatte unicamente contro un’organizzazione criminale particolarmente pervasiva, la battaglia deve partire da noi, per riaffermare i nostri diritti e le nostre libertà, a volte pensiamo che i diritti e le libertà possano essere limitati soltanto da un oppressore straniero o da un’occupazione armata, ma ci sono forme di dipendenza e di soggezione molto più subdole e molto più invasive, ma non per questo meno preoccupanti per la democrazia.

Anche noi, come Borsellino, crediamo che la lotta alle mafie debba essere innanzitutto “un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Crediamo ancora fermamente che il modo migliore per ricordare chi è morto nel nome di questi ideali e per questi valori sia quello di avere coscienza. Una coscienza che, partendo dalla morte di grandi Giudici e di grandi poliziotti, arrivi a scuotere il nostro io più profondo portandoci verso quella legalità che è parte di noi stessi senza timore di saper e dover cambiare con fare operoso, nel nostro piccolo, qualcosa, dopo tutto, come diceva Falcone, “che le cose vanno così non vuol dire che debbano andare così, solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.

E allora uniamoci ancora una volta in questa lotta che è anche e soprattutto lotta per la nostra dignità e la nostra libertà.